• Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice

    Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice. Deve essersi sentita così, la ragazza, semplicemente e perfettamente felice, quel giorno d’estate in cui lui tornò da lei dopo un viaggio per mare durante il quale non si erano neanche potuti scambiare qualche saltuario messaggio.

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  • Carpe diem, France’: pensace tu alla Viterbese

    France’, a noi pensace tu. Da core (de mamma) a core (de Roma), da donna che ama il calcio a uomo che è il calcio: te guardo nell’occhi attraverso lo schermo tv mentre – col dolore che te se legge chiaro ‘n faccia – annunci le dimissioni dalla tua As Roma per incompatibilità con una proprietà che non te porta il rispetto dovuto agli dei, e me viene un pensiero stupendo. Adesso che non c’hai niente da fa, France’, a noi pensace tu.

  • Il Trono di Spade, ovvero come diventare dipendente da una serie tv

    Sono finita nel tunnel delle serie tv. Lo confesso. O forse ci sono rientrata, visto che in passato mi era già capitato di seguirne spasmodicamente alcune che mi avevano creato dipendenza, seppur non come adesso: Romanzo Criminale (Io stavo col Libanese, ovvio), Criminal Minds (ho saltato solo l’ultima stagione), Suburra (la seconda serie l’ho vista in una notte), le prime stagioni di Grey’s Anatomy (poi in seguito abbandonato), Daredevil (l’ho amato da impazzire, ma la terza serie è stata una mezza delusione: senza Black Sky mancava quell’emozione che mi aveva portato ad adorare il Diavolo di Hell’s Kitchen anche nel ben fatto spin off The Defenders).

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  • Quei #FridaysforFuture di fine maggio che un giorno anche i ragazzi di oggi rimpiangeranno

    Non c’è nulla al mondo che io rimpianga di più della giovinezza quando arriva fine maggio. Della spensieratezza di quando affronti la vita senza affanni, col solo pensiero di finire il prima possibile le interrogazioni a scuola, di prendere un voto decente per non farti bocciare – ai miei tempi anche rimandare a settembre, ma era un’altra epoca – e di pensare finalmente all’estate incombente, alle vacanze, a quel ragazzo che forse ti piace e che magari vedrai più spesso, alla libertà.

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  • Quei soli 8 minuti dedicati da un medico a mia figlia Elena, rispedita a casa da Belcolle nonostante una grave infezione

    Mia figlia adesso sta bene. Ci ha messo un po’ a guarire ma sta bene. La paura che ci ha fatto prendere è stata enorme, ma ora che dopo diverse settimane tutto è passato finalmente riesco a ragionare a mente fredda. E se lo spavento se ne è andato, la rabbia invece no. La esorcizzo scrivendo. Voglio, perciò, raccontare oggi – e ho ritenuto opportuno raccontarlo anche alle autorità competenti chiamate a occuparsi di casi di possibile negligenza, presentando un esposto – quello che è accaduto prima che mia figlia Elena ricevesse in una struttura sanitaria non viterbese le cure adeguate per sconfiggere la seria infezione in cui purtroppo è incappata.

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  • Alzala sotto il cielo del Rocchi: forza Viterbese, regalaci la Coppa

    Dentro o fuori. Tutto o niente. O la va o la spacca. La finale di Coppa Italia di questa sera al “Rocchi” di Viterbo tra la Viterbese di Camilli e il Monza di Berlusconi vale una stagione per entrambe le contendenti. Una specie di Davide contro Golia tra una compagine che questo trofeo lo ha già vinto in diverse occasioni e una che sogna invece la sua prima volta.

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  • “Un desiderio di Irene” è diventato realtà

    Irene era un’anima bella. Una di quelle che se ti capita di incontrarle nella vita è un privilegio. Se ne è andata che era fine gennaio, quando ancora avevamo in mente tutti il suo bel sorriso luminoso indossato su quell’abito bianco che aveva voluto portare ad ogni costo per andare all’altare con Raimondo, l’amore di una vita, pochi giorni prima. Già, proprio  Raimondo, che ieri con la voce rotta dalla commozione ha ricordato il loro legame inscindibile. 

  • CR7, l’uomo del #mainagioia per i gufi di cartone

    Pensavo che in fondo ha ragione il nostro Cavallo di Troia quando dice che oggi come oggi è difficile essere tifosi dell’Inter (o Inda, che dir sì voglia). Cioè soggetti abituati a ripetute umiliazioni sportive, altamente esposti a travasi di bile e spesso obbligati a trapianti di fegato, vista la loro attitudine a rosicare (schiattare) per le vittorie altrui.

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  • Quando l’8 marzo diventerà la festa di liberazione della donna dall’8 marzo?

    A me già me se accappona la pelle solo alla dicitura “sciopero generale femminista”. Sarebbe, cioè, la pratica in voga da qualche anno a questa parte, di non andare al lavoro l’8 marzo per creare il massimo disservizio alla gente al fine di porre l’attenzione sulla bistrattata condizione femminile. Con tanto di battaglie combattute a colpi di gif giallo mimosa su wazzapp e anacronistiche sfilate in piazza, più o meno partecipate, con slogan gridati inutili più degli stessi cortei.

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  • Il ritorno del mio stalker anziano, ovvero ecco gli effetti reali della chiusura dei manicomi

    È tornato. Il mio stalker anziano è tornato. Chi mi conosce e mi segue sui social sa – perché l’ho già raccontata una volta la storia – che da anni esiste un signore di Viterbo (avrà a occhio e croce quasi 70 anni) che conosco solo di vista in quanto frequentatore dello stadio e che, senza che io lo abbia mai cagato di striscio, si interessa della mia vita, delle mie cose, millanta di essere mio amico (ma proprio anche no) e si stupisce del perché io lo abbia bloccato sui social dopo una serie di dichiarazioni opportune come un brufolo sul naso il giorno del tuo matrimonio.

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