Il Natale che sarà. I pensieri di Cristina Pallotta

Nord. Almeno per un giorno. Come l’ago di una  bussola che punta verso il suo naturale riferimento. I nostri pensieri puntati sul Natale. Il nostro nord. Affinché sia Natale. Natale davvero.

Perché dentro di noi lo sappiamo da tempo che no, il Natale che sta per arrivare non sarà come gli altri passati. C’è qualcosa che disturba, che fa distogliere l’attenzione. Qualcosa che impedisce di vivere appieno l’atmosfera della festa. Qualcosa che spezza la magia. Perché pensavamo di esserne usciti. E invece di colpo siamo di nuovo precipitati in una situazione già vissuta. Che poi, in alcuni momenti vogliamo autoconvincerci che sarà comunque Natale, ci sta. Perché ci fa comodo pensarlo. Perché Natale è sempre Natale. Ma non è vero. E lo sappiamo. Mentiamo, sapendo di mentire. A noi stessi. I negozi chiusi. Di nuovo. Il silenzio di questa mattina, un cazzotto allo stomaco. Signori, di nuovo zona rossa. Anche solo per pochi giorni. Di nuovo zona rossa. I giorni della festa. E di colpo torna a travolgerti il silenzio. Quello che fa più rumore del più fragoroso chiasso. Quello che ha segnato la scorsa maledetta primavera. Quello che ricorderemo per anni. Quello che cercheremo di spiegare ai nostri figli. Quando tutto sarà finito. Quando tutto sarà finito davvero. Quando la tempesta sarà finalmente alle nostre spalle. E la guarderemo da lontano. Come un incubo che alla mattina ancora ti senti addosso, ma sei certo che prima o poi svanirà. Ma non è ancora giorno. E l’alba si intravede appena. Quel brutto sogno non è ancora finito. E per molti l’incubo non se ne andrà tanto presto. Per qualcuno quello che sta per arrivare sarà il Natale più triste e difficile della propria vita. Perché da pochi giorni ha perso un padre, un marito, un fratello. Un affetto caro. Per troppa gente ci sarà quest’anno una sedia vuota attorno al tavolo. Perché la gente, con il Covid, muore. Di Covid si muore. E si muore soli. Troppa gente se ne sta andando. È vero, si muore per tante altre motivazioni. Ma tante persone, senza Covid, sarebbero ancora vive. Sarebbero ancora sedute su quelle sedie, il giorno di Natale. Ci sono pensieri che a volte allontaniamo dalla mente perché fanno male. Ci sono pensieri che facciamo fatica a scrivere. Ma al tempo stesso sentiamo l’esigenza di fermare. Sapevo da tempo che avrei scritto un pezzo per Natale. E mi sono ridotta a farlo in queste ore. Non solo per la mancanza di tempo. Ma perché sapevo che sarebbe stato difficile. Una specie di confessione. Un concentrato di sensazioni altalenanti vissute ogni giorno, che nemmeno tu ci capisci, e che prevalgono a giorni alterni. Un mix esplosivo che ti martella in testa. E poi ti fermi. Chiudi gli occhi. Respiri. Raccogli i tuoi pensieri. Ascolti i battiti del tuo cuore. Già, il cuore. C’è il tuo mondo che abita lì dentro. Ricordi, emozioni. Affetti, amori. Illusioni e speranze. Le speranze. La speranza che domani possa essere davvero Natale. Nonostante tutto. Nonostante la zona rossa. Nonostante quell’alba tardi ancora ad arrivare. Nord. Puntiamo la bussola del nostro cuore sul nostro punto fermo. Pensiamo al nostro porto sicuro. Ritroviamo la nostra strada. Seguiamo la nostra stella cometa che ci conduce a quella grotta. Il Natale. La famiglia. Il Natale che è famiglia. La nostra. E allora potrà essere davvero Natale, il Natale che sarà.

 

“È come guardare una bussola

Sarà la mia voce che ti guiderà

Quando perdi la strada, dovunque tu vada

Tu ricorda quei giorni, ascolta

Solo il tuo cuore”

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