Il Natale che sarà. I pensieri di Marco Morbidelli

E oggi è Marco a confidarci i suoi pensieri. Amante degli animali, in particolar modo della sua Perla, commerciante del centro storico, titolare di Time & Co. in via Saffi, attività che da ben 24 anni porta avanti con passione, impegno e sacrificio. Tra emozioni del passato, tra ricordi dell’adolescenza e pensieri legati agli anni più recenti, Marco prova a immaginare un Natale di speranza. La speranza di ritornare  presto a una vita normale. 

Quando la mia cara amica Cristina mi ha chiesto se mi facesse piacere scrivere un pensiero sul “Natale che sarà” mi sono sentito felice e lusingato.

Per me il Natale non è una festa, ma una stagione intera, uno stato d’animo, il periodo più caldo e intimo dell’anno.

So bene che alla soglia dei miei quasi 50 anni dovrei forse preoccuparmi se le sensazioni che questo periodo fa riemergere nella mia testa somigliano troppo a quelle di un bambino di tenera età.

Ma del resto potrebbe pur essere il segnale che,  sebbene le rughe della fronte stanno diventando più dei capelli rimasti, lo spirito e la voglia di provare emozioni rimane ancora fortemente viva nell’anima.

Certo è, che seppure non abbia propriamente la memoria di un elefante, di ogni Natale trascorso conservo vivi i ricordi, se chiudo gli occhi riesco perfino a ricordarne odori, colori e sensazioni come se fosse ieri. Ricordo perfettamente quelli da bambino, quando alla chiusura delle scuole ci trasferivamo a Roma dai nonni materni e dagli zii, in un piccolo appartamento al settimo piano di via Ostiense dal quale, affacciato alla finestra, rimanevo fino a notte a guardare una città che, abituato a Viterbo, sembrava non dormire mai.

Ricordo, da più grande, la gioia infinita e il suono della campanella di scuola che segnava l’inizio delle sospirate vacanze di Natale, delle prime uscite con gli amici, dei calci al pallone al campetto della Verità.

Ricordo gli anni in cui a Natale andavamo in campagna sulla riva del “mio” adorato lago e passavo le giornate a giocare con i miei cani oppure in compagnia di quelle persone che fanno parte della mia vita e che sono ad oggi come una seconda famiglia.

Poi inizia quella parte di vita in cui il Natale si miscela con il lavoro, con quella che ormai da quasi venticinque anni è la mia attività.

Certo, questo ha reso questo periodo un po’ più complicato, di certo più frenetico e stressante, ma sicuramente non meno magico.

Anzi, forse mi ha dato la possibilità di viverlo e condividerlo con tantissime persone, amici, clienti che ormai anche loro rappresentano la tradizione e sono entrati a far parte a pieno titolo della mia vita.

Lo so, sto svicolando tra i ricordi e sviando da quello che era il vero tema, “Il Natale che sarà”. 

Forse è perché quando ami tanto qualcosa la paura che possa essere diversa da come vorresti che fosse ti rende più difficile anche il parlarne al presente.

La situazione che stiamo vivendo di certo non facilita grandi aspettative, e per quelli che come me hanno ricordi piacevoli del passato il presente fa innegabilmente un po’ paura.

Ed è quella paura, quella incertezza che respiriamo nell’aria, quel senso di stordimento che trapela dagli occhi delle persone che si incontrano, seppure con i pacchetti infiocchettati pronti da mettere sotto l’albero che mi rattrista. Perché il Natale può essere tutto, può essere anche austerità, difficoltà ma deve essere unione, condivisione, e soprattutto speranza, rinascita, magia.

E allora forza, diamoci da fare! Perché il più grande regalo che mi aspetto da questo Natale e che vorrei che tutti potessero trovare sotto l’albero è il ritorno alla vita normale, a quella che davamo tutti per scontata, ma che sono certo apprezzeremo molto di più in futuro. Dio quanto mi manca la normalità!

Ed è per questo che sono grato a Cristina, perché più sto scrivendo queste righe più mi sto accorgendo che la paura svanisce e subentra la volontà di ribaltare e superare i momenti difficili. In fondo l’atmosfera è già dentro di noi, dobbiamo solo fare in modo di non soffocarla con timori e paure che tante volte rendiamo più grandi di quanto lo siano realmente.

Forse sarà un Natale diverso, questo non vuol dire che sarà meno bello e meno magico degli altri. E allora concludo con una frase di una filastrocca di Gianni Rodari, ricordo di tante letture scolastiche.

“S’io fossi il mago del Natale farei spuntare un albero di Natale in ogni casa, in ogni appartamento dalle piastrelle del pavimento…”

Buon Natale!

Marco Morbidelli

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