COVID COme Vivere Detenuto (La mia prigione). Il racconto di Andrea Natali

Martedì 20 ottobre inizio a sentire sintomi che potrebbero essere riconducibili al covid (ma anche a tante altre cose). Assenza di olfatto, mal di testa, raffreddore, bruciore agli occhi, stanchezza. Niente febbre, che è l’unico che si può misurare oggettivamente, ammesso che il termometro sia valido, ma il mio è cinese e quindi qualche dubbio viene (e poi se avesse le batterie scariche?)))). Mercoledì 21 mi sveglio con ancora i sintomi.
Agitazione ma mi organizzo: guarda l’agenda: tutto rimandabile (sono anni che per fortuna non ho impegni improrogabili (perderò qualche euro se devo stare in quarantena! (ma tanto so di non essere positivo!))
Vado a fare il Sierologico alle 8 e 30: un semplice prelievo del sangue, ma io ho paura degli aghi e ho paura di avere un abbassamento di pressione, come del resto mi succede quando dono il sangue per l’AVIS. Mi chiedo sempre perché lo faccio poi il senso di colpa di non farlo prende il sopravvento e sono ormai anni che dono e collasso (ho avuto anche un riconoscimento di cui mi vanto!)))))
Il tutto si svolge molto velocemente fra cordialità del personale e panico (mal mascherato) dei pazienti. Con 35 euro me la cavo e non devo neanche tornare a ritirare il referto che posso scaricare da casa, quando mi avvertono con un messaggio (comunque mi hanno detto entro le 12 (come sono efficienti).
Nell’attesa del risultato vado a fare la Spesa (calcolo una spesa per 14 giorni (non si sa mai)).
Faccio una spesa “porca” (nel senso che compro molte schifezze: dolci, patatine, formaggi (vini no! Tanto non senso gli odori e i sapori)
Poi vado in edicola (erano anni che non ci entravo). Rovisto fra le riviste (che bella allitterazione) e scelgo quelle di arredamento (non sono pesanti ma ricche di immagini stimolanti. Sono deluso dai nomi: “cose di casa”, “casa facile” e altre robe sempre di casa (niente di originale). C’è un pacchetto da tre riviste di qualche mese fa al prezzo di due (non credo che l’arredamento sia cambiato molto in questi ultimi mesi (o si! Rimango con il dubbio). Compro! Compro anche una mascherina di tendenza (ormai se non hai una mascherina trend non sei nessuno (con quelle chirurgiche sembri già malato))).
Passo al bar (convinco il barista (mio amico) a fare il test perché lui è sicuro di essere positivo (scoprirà, forse con qualche delusione, di non esserlo) e con le dovute precauzioni e distanze, faccio due chiacchiere: argomenti calcio, donne e covid (ci soffermiamo però sul covid (non ci sono più gli uomini di una volta). Esce fuori il caso di Paolo Brosio che non guarisce (non lo sapevo, certe volte la mente ti porta ad esplorare mondi indefinibili (mai avrei creduto di occuparmi di un argomento tirato fuori da Paolo Brosio (quello che era quotidianamente stolkerato da Emilio Fede davanti al tribunale di Milano durante tangentopoli e ora fa il baciapile ufficiale su mediaset)) e sul gruppo sanguigno (perché un articolo su Vanityfair (nientemeno) sostiene che il gruppo 0 negativo sia immune dal covid. A una rapida esplorazione su google non trovo conferme, però la notizia mi piace perché il mio gruppo sanguigno è 0 negativo e quindi la memorizzo, è un po’ il linguaggio della comunicazione pubblicitaria e politica (purtroppo))))).
Vado a casa, sistemo la spesa, la mia dispensa e soprattutto il mio frigorifero non sono abituati a tali portate; mi rendo conto di aver comprato cibo non salutare, ma sticazzi, potrebbe essere l’ultimo pasto del condannato a morte. E poi quei due kili di mele, il cavolo (di un colore rubino) e i due caschi di banane riequilibrano il mio senso di colpa.

Arriva l’SMS:
Gentile cliente – però pensavo paziente (la riflessione sulla sanità in mano ai privati nasce spontanea) – il suo referto è disponibile sul sito internet.
Usi le credenziali consegnate in accettazione (per coerenza mi aspettavo reception)
Leggo il referto: ti aspetti che ci sia scritto Positivo o Negativo (invece c’è un risultato numerico da confrontare con dei simboli matematici). Non ci capisco molto (i ricordi di scuola sono lontani).
Anticorpi SARS-CoV-2: Risultato: 1,090 valori di riferimento: <1 negativo >= 1 positivo.
Faccio un controllo su google e scopro (in verità riscopro) che
“Il segno maggiore (>) così come il segno minore (<) comparvero per la prima volta in un trattato
del matematico Thomas Harriot. Fino a quel momento, quando si volevano confrontare due numeri, si riportava un punto accanto al numero minore e due punti accanto al numero maggiore (questo non lo sapevo, il metodo di Harriot è più intuitivo).
Quindi sono positivo!
Non me lo aspettavo. Allora il gruppo sanguigno non conta!? Mi viene in mente di andare a tossire in faccia a chi me lo ha
detto!
Poi continuo a leggere:
Eclia Roche (chi è? Quella che ha fatto il test. Che nome strano: è straniera?)
Anticorpi IgG: 1,7. > di 1,7 positivo (molto positivo)

Elisa Diesse (chi è quest’altra? Il nome italiano però mi rassicura. DS acronimo di cosa? L’unica cosa che mi viene in mente è la Domenica Sportiva)
Anticorpi IgM: 0,3. < di 1 negativo (molto negativo)
Chiamo il laboratorio (sono le 13,23: sarà chiuso?). Sale la tensione. Dopo interminabili 5 secondi mi rispondono (credo dalla Accettazione/Reception).
Spiego la situazione.
Mi passano la dottoressa.
Rispiego la situazione.
Dopo una supercazzola per me incomprensibile su Anticorpi IgG e Anticorpi IgM; Eclia Roche e Elisa Diesse scopro in che un test anticorpale positivo indica se la persona è entrata in contatto con SARS-CoV-2 (quindi io l’ho preso)
Se IgM positivi: infezione recente; se IgM negativi e IgG positivi: infezione passata (quindi è passata), ma non indica necessariamente se una persona è protetta e per quanto tempo e se la persona è guarita.
Chiedo se devo andare a fare il tampone? (quello al naso? (che si facesse anche alla bocca lo scopro in seguito)).
La risposta è NI (nel senso che la dottoressa non è sicura che me lo facciano e che poi risulti positivo).
La dottoressa mi chiede di informarmi dal mio medico (ma io non so chi sia il mio medico (l’ultima volta che sono andato dal medico era il 1994 e quel medico lì non c’è più (poi neanche stavo male: mi serviva un certificato per rinviare di qualche giorno la partenza per il militare (che anno buttato))). Ringrazio e saluto.
Do uno sguardo a Google cercando siti di fonti attendibili. Scopro che:

“Le esperienze raccolte finora su questo virus infatti dicono che gli anticorpi compaiono da 5 a 7 giorni dopo l’inizio dei sintomi e si mantengono per un periodo che non sappiamo ancora quanto lungo. Poiché però il virus viene rilasciato per molto tempo, anche 30-40 giorni, c’è un momento in cui nell’organismo sono presenti sia gli anticorpi, sia il virus che continua ad essere rilasciato. In sostanza, la presenza di anticorpi non è segno del fatto che il paziente sia guarito e che quindi non sia più contagioso.
Gli anticorpi IgG sono prodotti più tardivamente e si ritrovano nel sangue a partire, in media, da un paio di settimane dopo la comparsa dei sintomi (ma possono comparire anche prima) e permangono poi per molto tempo.
Cosa vuol dire essere positivi al test sierologico?
Un test anticorpale positivo indica se la persona è entrata in contatto con SARS-CoV-2 (se IgM positivi: infezione recente; se IgM negativi e IgG positivi: infezione passata), ma non indica necessariamente se una persona è protetta e per quanto tempo e se la persona è guarita.

(fonte https://www.dors.it/page.php?idarticolo=343 4.)

Decido di andare al Drive in della ASL di Viterbo presso l’Università della Tuscia (luogo che ben conosco perché mi ci sono laureato e c’ho fatto un Master). Lì mi diranno se devo fare il tampone. Ci sono andato anche qualche giorno prima quando ho saputo che un mio amico, con cui sono stato in contatto, era positivo (ma la dottoressa mi aveva detto che non era necessario non avendo sintomi importanti e di ritornare in caso di sintomi).
Comunque da quando ho saputo la cosa mi sono parzialmente messo in quarantena e le poche volte che sono uscito ho rispettato alla lettera le prescrizioni (se lo facessero tutti!).
Seguo le indicazioni con scritto Drive In (visto il nome, ti aspetti che ti vengano a fare il tampone Carmen Russo, Lory Del Santo o Tinì Cansino protagoniste (almeno per me) del programma televisivo Drive In di Antonio Ricci, trasmesso dal 1983 al 1988 su Italia 1, un grande successo, entrato nel costume nazionale del tempo, divenuto uno dei programmi-simbolo della televisione italiana degli anni ottanta (il che è tutto un dire))).

Al cancello mi accolgono con gentilezza dei ragazzi ai quali spiego il motivo della richiesta di tampone (mi sembra di convincerli e mi fanno entrare). Mi danno un numero come nei supermercati: l’86 (questo mi rasserena, non ci sarà la solita gara a saltare la fila)
Mi accodo nella fila. Sono le 14.
Inizio a sfogliare le riviste di arredamento/ristrutturazione (la lettura mi appassiona (anche troppo) penso a ristrutturare casa). Mi distoglie dalla lettura solo il fatto che bisogna accendere la macchina ogni tanto per far scorrere la fila (e se non lo fai ti guardano storto).
La fila è doppia e non è lineare (a croce uncinata, direbbe Paolo Villaggio) quindi hai la possibilità di guardare in faccia la macchina che ti sta a fianco e anche quelli che provengono dal senso opposto (vedi l’ansia, la preoccupazione, ti chiedi quanti in fila son infetti (cerchi di ricordare le statistiche per stimare quanti possano essere effettivamente positivi)).
Ci danno un questionario da compilare (ben venga, tanto tempo ce n’è e per fortuna ho una penna così non la devo chiederla in prestito a qualcuno che sicuramente è contagioso). Racconti un po’ la tua vita (in particolare degli ultimi giorni) e firmi una dichiarazione in cui ti impegni (indipendentemente dall’esito del tampone) a stare in quarantena (mi viene in mente che sia un modo per scoraggiare chi vuole fare il tampone).
Firmo. Starò a casa!
Arriva il mio turno (pensavo peggio, ho letto solo una rivista e mezzo delle 3 che avevo, mi ero portato anche il libro di Veronesi (mi ero preparato al peggio) Caos calmo (un po’ il mio stato d’animo, penso).
Rispondo correttamente a tutte le domande che mi fa una dottoressa dagli occhi belli (si vedevano solo quelli) e vinco il tampone!!

A farmelo è un giovane dottore (credo). Mi ero preparato psicologicamente al tampone al naso (avevo sentito che era molto fastidioso, addirittura, doloroso!)
Lo affronto stoicamente restando immobile senza proferire lamenti (pensavo peggio (sono anche queste soddisfazioni)). Penso sia finita così.
Invece mi infila anche un tampone in gola (quasi vomito ma resisto anche qui stoicamente (soddisfazione maggiore perché fatto a tradimento)).
Torno a casa.
Dopo intensa riflessione se è il caso o no (e poi se lo vengono a sapere?), chiamo al telefono i miei cercando il modo di comunicare la cosa senza far agitare mia madre (ma tanto è inutile).
Nessuna risposta.
Passo da loro e, senza entrare in casa, con la mascherina, mantenendo una abbondante distanza di sicurezza, comunico la mia positività al sierologico (che però sembra dire che non sono più contagiato e contagioso) e il fatto di aver fatto il tampone. Specifico che ho tutto e che non mi serve nulla.
Vado a casa e mi metto in tuta (consapevole che non mi cambierò per giorni (comunque, nel caso. ho diverse tute di ricambio)). Ho freddo (cazzo! Sarà la febbre? Ma no, non ce l’ho), mi metto anche una felpa termica.
Ceno anche se sono le 18 (sto assimilando inconsapevolmente gli orari degli ospedali (o delle caserme, se ben ricordo)).
Apro la dispensa. Sono attratto dalle patatine (sembrano chiamarmi). Apro il frigo e cerco un formaggio da abbinarci: l’eletto è il gorgonzola (molto saporito e percepibile anche da uno che non sente più odori e sapori). Mi vergogno un po’ allora prendo anche dei cetriolini sottaceto (in fondo è verdura). Seleziono il vino: apro il più scadente che ho (tanto non lo apprezzerei e così faccio spazio nella cantinetta in attesa di tempi migliori).
Mangio anche una mela e una banana (mi sento meno in colpa) e una tavoletta di cioccolato al latte (mi sento molto in colpa).
Guardo la TV (niente di memorabile)
Penso a dove, come e soprattutto quando posso averlo preso. Mi addormento.

Il giorno dopo decido di comunicare sui social la mia situazione per informare e mettere in guardia le persone che mi conoscono e in particolare quelli che sono entrati in contatto con me (avrei anche l’app Immuni, che ho scaricato da tempo ma si attiva solo se positivo al tampone).
Signore e Signori vi comunico che ieri mattina sono risultato positivo all’esame “Anticorpi anti SARS-CoV-2” (detto sierologico).
Appena saputo sono andato a fare il Tampone al
Coronavirus drive-in al Riello Viterbo.
I risultati ancora non mi sono pervenuti,
appena li avrò li comunicherò.
In generale sto bene. Fra i sintomi del Covid ho soltanto il raffreddore e non sento tanto gli odori e sapori (il giramento di palle non rientra
tra i sintomi caratterizzanti).
Si dispensa dalle visite.
Decido, inoltre, di segnalare il tutto con una storia social. Si può anche inserire della musica. Scelgo un brano adatto “Penso positivo” (nel tratto che dice PO-SI-TI-VOOO) di Jovanotti (si chiama ancora così?)
Inizio a ricevere una serie sorprendente di messaggi che si possono ricondurre a pacchetti contenutistici (in definitiva una sorta di teoria dei quanti ).
Quasi tutti iniziano con un messaggio augurale del tipo:
Tanti auguri per una rapida guarigione.
Alcuni con incoraggiamenti accesi: Sfonnalo sto virus maledetto!!! In bocca al lupo.
E io rispondo: Viva il lupo No, deve schiatta’!!!

Altri, una buona fetta, che definirei curiosi/preoccupati, mi sono grati per aver comunicato la mia positività.
Grazie per averci informato! BUONA Guarigione Complimenti Andrea per la tua onestà.
Onestà e intelligenza ti contraddistinguono!
Poi ci sono gli utilitaristi che insieme a battute umoristiche nascondono richieste:
Muoviti a riprenderti che dobbiamo andare a ripulire il fontanile, la strada e altri luoghi pubblici (come se fosse il mio lavoro… (evidentemente li ho abituati bene)
Ce so da raccoglie le olive….Non te inventa’ niente….
Con il conseguente dibattito
Se sei asintomatico le olive le puoi raccogliere lo stesso ! Da solo… ettari e ettari di olive da raccogliere… da solo…
Non mancano i complottisti:
Ho capito è il motivo che ti ha portato a farlo quindi una semplice curiosità perché in salute stai bene. Perché vedi ho paura che con questo momento dei tamponi non facciamo altro che incrementare la follia politica che sta portando a determinate decisioni. Parere mio per carità…. Il nostro corpo è perfetto pronto per difendersi se in tanti ci convinceremo di questa realtà dovranno smettere il ricatto della paura …
I teorici:
Curiosità che gruppo sanguigno sei?
Bravo. In questo frangente non bisogna nascondersi dietro questa falsa privaci…
che e’ solo una farsa.
Quanto costa il tampone?? Ci vuole la ricetta e poi devo
prendere appuntamento?

E gli esperti:
Ok stai in guardia se arriva la febbre o se hai malori o giramenti di testa, oltre a disturbi respiratori.
Se sei asintomatico è impossibile infatti capirlo, come tutti quelli che sono andati in Sardegna o in vacanza quest’estate e al ritorno tutti positivi… il tampone infatti lo conferma!
Anche un raffreddore da sintomi di non sentire sapori e odori, è stato sempre così.
Con le IgM negative cosa ti hanno detto che la patologia è ancora in corso?
La presenza di anticorpi indica che il contatto col virus è avvenuto tempo fa, per cui il meraviglioso sistema immunitario (di cui siamo dotati dalla nascita) ha fatto il suo lavoro…
Non capisco perché le persone augurano la guarigione, dato che ormai è passata la cosa e anche in maniera asintomatica….o lievemente sintomatica…. Forse potrebbe esserci qualche traccia nel tampone, ma immagino niente di così tremendamente infettivo e contagioso…. Non sono un medico…ma questo è comprensibile x chiunque
Non è assolutamente detto che hai il Covid probabilmente o lo hai avuto in precedenza semza mostrare alcun sintomo oppure sei venuto a contatto con qualcuno che ce lo poteva avere!!!
Andrea,mi permetto di dirti che da questo esame si evidenzia già la difesa anticorpale IGg positive .Quindi è una malattia superata con IGm più basse. Insomma per
ora sei protetto e neanche più contagioso. Facci sapere il risultato del tampone, che a logica (anche se con questo virus la logica non si può applicare), dovrebbe essere negativo.

Poi ci sono i fatalisti
Credo che prima o dopo ci toccherà a tutti….prepariamoci
Mi lasci la maglietta gialla del Tre Croci quella della Umbro?
Nei messaggi privati e nelle telefonate si va più sul dettaglio Come lo hai preso?
Dove lo hai preso? Chi ti ha contagiato? Che sintomi hai avuto? Io ho molta paura!
E poi la fatidica, di solito l’ultima: Ma quando ci siamo incontrati eri già positivo?
Moltissimi si offrono per farmi la spesa o portarmi qualcosa. Quasi tutti mi vorrebbero portare del vino (forse credono che sia alcolizzato) ma la mia cantinetta è sempre ben fornita (forse lo sono).
Comunque, rassicurato dagli esperti che hanno letto il referto sierologico, dicendomi che dovrei aver già avuto il Covid in precedenza (ma quando?), mi organizzo in attesa del risultato del tampone. Mi hanno dato un codice per il referto, posso controllarlo sul sito della Regione (il tuo referto con un click! (sembra facile)). Controllo ogni ora. Vado a letto.
E i simpatici:
Emilia Roche…Elisa Diesse…quante ne spenni di galline!!!

Il giorno successivo mi sveglio strano. Mi sento stanco ma mi faccio un programma. Sono già in tuta (che già so farà la quarantena con me).
Caffè e faccio delle flessioni
Lavoro al PC ma mi rendo che gli occhi mi lacrimano e quindi, ad intervalli regolari, esco nel giardino (penso che questo sarà il mio unico sbocco all’aperto per i prossimi due giorni (mi dicono che il referto del tampone arrivi al massimo dopo 48 ore).
Mi dedico al Giardinaggio (non c’è molto da fare (ho sempre evitato piante che esigono manutenzione: sono circondato da piante grasse e more senza spine)).
Faccio qualche fotografia (le foglie di vite americana che ho come pergola hanno colori meravigliosi).

Mi rendo conto che a casa, con la dispensa piena di zozzerie, un po’ ansioso potrei lievitare.
Metto un annuncio social:
Chi ha una ciclette da prestarmi?
Mi offrono nell’ordine: uno step laterale, una pedana vibrante, una ciclette e una ellittica (quell’aggeggio che abbina il movimento delle gambe con quello delle mani).
Opto per l’ellittica, mi incuriosisce. Consegnata a domicilio (in verità davanti al domicilio per motivi comprensibili)
Per tranquillizzare e aggiornare chi mi conosce e chiede (in attesa del risultato del tampone (che sarà sicuramente negativo (mi sento bene e poi me lo hanno detto gli esperti)) e per ringraziare pubblicamente chi mi ha prestato e portato l’ellittica, faccio un post:
I miei anticorpi stanno lavorando molto bene (o hanno lavorato molto bene, perché sono ancora in attesa del risultato del tampone). Li tratto bene con alimentazione sana: verdure, frutta, vitamine, ecc. (tanto non sento i sapori e quindi posso mangiare anche soia o tofu senza rimpianti. Presto tornerò ad abbinare il vino al porco o al cacio) e movimento.
Ringrazio Andrea
per avermi prestato questo
aggeggio infernale: non posso dirti che mi hai salvato la vita ma, sicuramente, mi hai salvato
il girovita!
Do uno sguardo al computer per vedere se è arrivato il referto. C’è! Lo apro con molta fiducia. Invece…
Sono positivo, non c’è dubbio, questa volta c’è scritto chiaramente.

Ci sono rimasto male!!! Sono veramente positivo al Covid-19
(che poi si chiama SARS-CoV-2).
Ok, calma e gesso!
Decido di comunicarlo, prima ai familiari e poi sui social:
Mi è arrivato adesso il referto del tampone
rino-orofaringeo fatto mercoledì: sono
positivo al Covid-19.
Comunque sto bene e non ho più sintomi.
Sto anche riacquistando l’olfatto.
A presto.
Anche in questo caso molti messaggi di vicinanza e di augurio
uno solo si discosta:
Solo per curiosità: ma quelli che leggevano il tuo precedente esame sostenendo convintamente che ormai
era passato, non erano del mestiere… spero.
Ok, ci siamo. Faccio mente locale. Cibo ce l’ho, scadenze
poche.
Devo stare a casa per 10 giorni e poi ripetere il tampone
(credo).

Rinvio o annullo i pochi appuntamento che ho.
È sabato, provo a chiamare il dottore per capire cosa debba fare (in verità non so chi sia di sicuro il mio dottore (l’ultima volta che ci sono andato era il 1994 e quel dottore non c’è più (che poi non stavo neanche male, mi serviva un rinvio di
qualche giorno per la partenza al militare (che anno buttato))).
Non mi risponde.
Leggo sul sito della ASL (quello dove ogni giorno viene pubblicato il bollettino con contagiati, negativizzati, morti nella provincia, suddivisi per comune) che è stato attivato un centralino dedicato per le informazioni con 8 linee
(meraviglioso, penso).
Ma subito inizia l’odissea: squilla libero ma nessuno risponde e poi si interrompe. Riprovo a cadenza oraria negli orari indicati.
Capisco dai social che la situazione è comune a moltissimo utenti che hanno provato a chiamare (mal comune mezzo gaudio (col cazzo!).
Mi risponde, dopo 3 giorni (3 giorni), una voce femminile.
Non ero preparato… Qualche attimo per riprendermi dalla gioia e racconto la mia situazione: ho fatto il tampone il 21, mi è stato comunicato il 23 che sono positivo, non ho più sintomi, quando devo fare il tampone di confronto? Vorrei
attivare l’App Immuni, come devo fare?
Risposta: deve fare il tampone 10 giorni dopo che le è stato comunicato!
Ma come? – Dico. Se sono positivo al tampone fatto il 21 dovrei aspettare 10 giorni dal 21?
No, da quando le è arrivato il referto! Perché per noi e da quel giorno che è positivo!
E se mi fosse stato comunicato dopo dieci giorni? Avrei dovuto aspettare altri 10 giorni?
Senta è così! Se non le sta bene attacco il telefono e non le do più informazioni!
Vorrei dirgli: “ma brutta stronza che cazzata è!” Ma non lo faccio (dopo tutto il tempo che ci ho messo per farmi rispondere).
Respiro e le chiedo se può darmi il suo nome.
Non sono autorizzata a farlo! (pensavo che nel pubblico
invece fosse obbligatorio)
Respiro ancora e chiedo: Per attivare l’App Immuni come devo fare?
Ora chiedo!

Aspetto.
Verrà contattato da un operatore.
Grazie, buon lavoro! (ma vaffanculo!)
Riesco a contattare il dottore: con una metafora mi dice che la situazione non è chiara nemmeno a lui. Comunque gli comunico cosa mi ha detto la ASL.
I giorni passano. L’essermi organizzato la giornata fra lavoro (ho portato a termine cose in sospeso da mesi), giardino, attività fisica e TV mi ha aiutato. La sera ho l’appuntamento con il tramonto: un aperitivo a due (anche se bevo solo io (a
rischio di strozzarmi – come recitava un vecchio detto).

 Mi viene in mente la poesia Istanti di Jorge Luis Borges
Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita, farei più viaggi, guarderei più tramonti (visto che viaggi non ne posso fare, guardo più tramonti).

Mangio una volta al giorno (una volta si diceva come i cani, ma i cani attuali mangiano più volte al giorno (e forse in maniera più sana di me)). Ho letto da qualche parte che il digiuno intermittente (così si chiama) fa bene e brucia i grassi (ho letto da qualche altra parte che invece non fa bene (ma
tanto noi crediamo solo a quello che ci fa comodo).
Dopo qualche giorno mi chiamano per l’App Immuni: una perplessa voce femminile mi dice che non è sicura di riuscire ad attivarla. Proviamo con la procedura indicata nell’App stessa ma non riusciamo. Va be’, tanto sono passati talmente tanti giorni dal tampone che non sarebbe servita a niente. Faccio un sondaggio fra i miei conoscenti e contatti e mi sembra di non aver infettato nessuno: questo mi solleva! (molto)
La prima risposta del centralino della ASL non mi è piaciuta. Decido di riprovare a chiamare. Dopo qualche giorno (i tempi di attesa sono questi) mi risponde un operatore al quale chiedo:
Buongiorno, ho fatto il tampone a cui sono risultato positivo il 21 ottobre, quando devo fare il tampone di confronto? (mentre attendo la risposta ricalcolo: devono passare 10 giorni (di cui almeno gli ultimi 3 senza sintomi) mi ripasso la filastrocca:
Trenta dì conta novembre con april, giugno e settembre, di ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno. Quindi ottobre ha 31 giorni.)
Suggerisco: il 1 novembre?

Risposta: “Sì”
Bene grazie! Il suo nome”
A.
Grazie ancora.
È il 30, fra due giorni farò il tampone (vaffanculo ancora a quella stronza della prima chiamata)
Mando una mail al dottore e mi faccio fare l’impegnativa (non si sa mai).
È il primo novembre, tutti i santi (quelli che ho tirato giù quando ho scoperto di essere positivo), mi sveglio all’alba, c’è ancora la luna. La fotografo (mi chiedo perché Borges nella poesia Istanti, se avesse potuto vivere un’altra volta la mia vita,
non guarderebbe più albe? (forse voleva dormire)).

Decido di andare presto al Riello (dove si fanno i tamponi) tanto non ho impegni. Prendo la macchina, sperando che
parta dopo tanti giorni di inattività. Parte subito! La ringrazio!
Faccio un viaggio a finestrini aperti per respirare aria nuova (mi sento come quei cani che prendono il vento affacciati ai finestrini con le guance che ballano). Non c’è nessuno in giro
(in fondo è un giorno di festa, oltre che domenica).
Arrivo al Riello alle 7 e 30. C’è già una bella fila davanti ai cancelli! Scendo dalla macchina vado ad informarmi quando aprono. Leggo alle 9. Vabbe’ tanto l’alternativa è stare a casa. Approfitto per passeggiare. Conto le macchine, la mia è la trentasettesima della fila. All’interno delle macchine (di diversa tipologia, marca e costo: il Covid è democratico) credo di riuscire a distinguere chi deve fare il primo tampone (quelli preoccupati, tristi, tesi, con la faccia stanca) da chi deve fare il secondo (rassegnati, pazienti, consapevoli, quasi felici) io sono uno di questi. Scambio poche parole con altri pazienti (ognuno racconta la propria esperienza e i propri sintomi (che è la parte più interessante). Mi chiedono anche qualche informazione (me la cavo dicendo che non sono della ASL e possono chiedere a breve a qualcuno competente (c’è già tanta
confusione sulle notizie che non voglio contribuire al caos).
Alle 9 aprono i cancelli e inizia a scorrere la fila delle macchine. Ci dispongono nuovamente a croce uncinata.
Compilo il questionario.
Gioco sulla frase del filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”: “L’attesa del tampone è essa stessa il tampone”.
Leggo la rivista e mezzo di arredamento che mi erano avanzate dal tampone precedente (e se ne devo fare un altro
che leggerò?) e arriva il mio turno.
Ormai sono esperto. So a cosa vado incontro!

Però il tampone al naso questa volta è più fastidioso (mi sembra che mi sia entrato in un occhio).
L’operatrice mi dice che i risultati non mi saranno forniti prima di 72 ore. Ok, controllerò con calma fra 3 giorni (tanto
sono sicuro di essere negativo).
Torno a casa. La mia prigione.
Al 3 giorno, quasi ad ogni ora vado sul sito a controllare ma non c’è ancora nulla (alle 18 mi rassegno, ormai non posso più
uscire. Guarderò domani).
Il giorno dopo (5 novembre) vado sul sito, rimetto le
credenziali e la password, e accedo.
C’è il referto! Lo apro con la lentezza, la speranza e l’ansia di un giocatore di poker che spilla le carte nell’aspettativa del
punto.
Ancora positivo! (e che cazzo!!!)
E adesso che devo fare? Il problema non me lo ero posto (ho sempre affrontato la vita occupandomi dei problemi quando ci
sono e non preoccupandone prima).
Vado nel sito del Ministero della Salute dove leggo:
Casi positivi a lungo termine
Le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per SARS-CoV-2, in caso di assenza di sintomatologia (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie d’intesa con esperti clinici e microbiologi/virologi, tenendo conto dello stato immunitario delle persone interessate (nei pazienti immunodepressi il periodo di contagiosità può
essere prolungato).
Rientro quindi nella categoria dei Casi positivi a lungo termine.
Faccio mente locale: sono risultato positivo al tampone di confronto effettuato il 1 novembre (il primo tampone l’ho fatto il 21 ottobre, dopo che il 20 ho avuto i sintomi sicuramente riconducibili al covid).
Non essendo (credo) un paziente immunodepresso (le analisi non me lo hanno mai rivelato e nel test sierologico che ho fatto il 21 ottobre mi sembrava che il mio sistema immunitario funzionasse bene (in verità me lo avevano detto gli “esperti”))
la mia quarantena terminerebbe il 10 novembre.
Chiedo conferma al Dottore e dopo vari tentativi al centralino Asl (operatore S.)
Entrambi confermano. Ringrazio (la risposta mi piace)
Comunico tramite social. Ancora Positivo!
Ci rivediamo il 10 novembre. Dopo la “ventunena”
Mi accordo che ho inventato un neologismo (o quanto meno non era presente su Google fino ad oggi) la “ventunena” : il periodo di isolamento per i positivi al Covid-19.
(Sono soddisfazioni o sintomi di cedimento mentale dovuti all’isolamento?).
Devo stare in isolamento per altri 5 giorni. Ho ancora scorte di cibo porco per giorni e giorni. Mi manca frutta e verdura (chiedo ai familiari di farmi la spesa e di buttarmi l’immondizia).

Il 7 novembre mi arriva questo messaggio:
Buongiorno, il presente messaggio proviene dal Centro Operativo Comunale del Comune di Vetralla, attivato in occasione dell’emergenza Covid 19:
Si informa che per aiutare e supportare le persone positive al covid 19, in quarantena,
anziane o a rischio, è attivo il servizio di consegna a domicilio della spesa o dei farmaci. La consegna è gratuita e potrà essere richiesta telefonicamente o per messaggio WhatsApp chiamando il presente numero indicato anche nel volantino. #coronavirusfermiamoloinsieme
Rispondo:
Grazie, ho quasi terminato il periodo di quarantena, mi sono organizzato da solo. (Sono passati 18 giorni dal primo tampone e 16 dalla comunicazione di positività al dottore e al Comune).
È martedì 10 novembre. Sono arrivato al termine della “Ventunena”. Posso uscire!
Qui finisce (mi auguro) la mia avventura (mi viene in mente il signor Bonaventura (protagonista di un fumetto in cui alla fine riceveva sempre un milione (io invece c’ho rimesso))) con il COVID (nel mio caso COme Vivere Detenuto ossia La mia prigione (non me ne vorrà Silvio Pellico) che ho affrontato con trasparenza, pazienza, rassegnazione, fatalismo e forza di volontà.
Per fortuna e grazie ai miei anticorpi non ho sofferto. Non sono nemmeno ingrassato!

Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino, sia concretamente che con messaggi o telefonate (ma anche chi non ha voluto disturbare), un abbraccio a quelli che stanno vivendo questo momento (ai quali esprimo comprensione e solidarietà) e un pensiero alle vittime e ai familiari.
Forza!

Andrea Natali

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Poesia “Istanti” di Jorge Luis Borges
Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita nella prossima cercherei di fare più errori non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
https://www.poesiedautore.it/jorge-luis-borges/istanti

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