Storie dal Micromondo e di Papaveri al sapore di pastasciutta

di Maila Bertoli 

Come un treno extralusso in una stazione deserta è arrivata la mia primavera anno venti.

Come giorni sospesi, sdraiati sotto un sole audace e inopportuno. 

Come notti spettinate, senza ossigeno, su cuscini insonni.

Come un’espirazione doppia su un’inspirazione assente.

Come domande da non farti, come risposte da non sentire.

Come in equilibrio su un cono gelato, il gusto non è il mio preferito. 

Come ricordi dimenticati che non ho creato.

Come vite scansate che non incontro.

Come emozioni zittite che non dispenso. 

Come entusiasmo cui ho legato le ali. 

Come una foto che vedo ma non riesco a scattare.

Come arte che ho impolverato in un angolo troppo stretto.

Come un marciapiede dall’altra parte su cui cerco nessuno.

Come sguardi che non incrocio.

Come lingua del silenzio che non so parlare.

Come lacrime rumorose e insapori che scivolano lente su una valle dove l’eco non mi può salvare.

Come sorrisi paralizzati per obsolescenza emotiva.

Come tempo di attesa, quanto manca a niente?

Come mani che non stringo.

Abbracci che non dispenso.

Parole che non pronuncio. 

In questa stazione non arrivano treni, non sono brava ad aspettare. 

Esco fuori, in questa mia città deserta dell’anima.

Un cartello stradale mi da il benvenuto nello stato del Mai, Provincia di cosa, numero Nulla. 

C’è un cancello lasciato aperto sulla via dei pensieri, l’oltrepasso.

Trovo stanze confuse e vuote, ribelli ad un ordine piatto, fedeli ai miei castelli volanti. Spalanco le finestre. 

C’era luce, lo sapevo. 

Tolgo ragnatele dai muri della mia anima

Sento la musica, di nuovo, dolby surround.

Accendo il forno, dipingo un prato di pane fiorito col verde speranza, bianco da riempire, rosso peperone. 

C’è un divano sdraiato sulla mia serie preferita, la mia vita, premo Invio. Chiamatemi Maila. Con la A.

Me la guardo tutta d’un fiato, fermo immagine – ecco dov’eri. 

La lancetta torna a girare, la notte non fa più paura, la mattina mi sveglia di buonora. 

Gli uccellini cantano, allora c’è il sole.

È un giorno nuovo a Micromondo e noi abbiamo dormito fin troppo.

Dammi la mano ti porto in quel campo e ti insegno un bel gioco, l’ho appena imparato.

È una caccia al tesoro, ogni tappa ha gusti e colori, suoni e profumi. Mescola i biglietti, il percorso lo scegli tu. 

Lo sai che i papaveri di questo campo sanno di sugo di pastasciutta fatta in casa? 

Non ci avevi mai pensato?

Non ci avevi mai fatto caso che quello che più ti è mancato del mondo là fuori in questo tempo di vuoto apparente non è che è uno specchio di ciò che hai sempre fuggito, evitato, dimenticato e hai ritrovato come un dono prezioso in un giorno qualunque in qualche angolo dentro di te? 

Vedi che bella la vita? basta andare più piano.

Storie dal Micromondo. Back to the future.

Maila Bertoli – fotografa, guida turistica (Padova)

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