Torneremo a vivere le realtà autentiche del nostro territorio e a riscoprirne i valori

di Emiliano Macchioni

Tempi duri per le anime viaggianti, per chi è cresciuto con i libri di Chatwin e Kerouac. Sono Emiliano Macchioni, bagnorese di Monte Romano, docente di Lettere, eterno studente, umile cercatore di verità, don Chisciotte della cultura accademica quando questa diventa monotona come i mulini a vento, fondatore del laboratorio di Scrittura Creativa Civita Writers e del gruppo di operatori culturali La Carovana Narrante. Covid 19 per uno come me, che sente la strada come uno stile di vita, è una sospensione in un tempo immobile, in uno spazio chiuso che mi toglie le energie. Mille progetti fermi che forse dovranno aspettare per molto tempo, perché noi della Carovana Narrante siamo abituati a vagabondare per la Tuscia a caccia di mondi perduti. Per noi raccontare il territorio significa entrare in contatto con testimoni della memoria nei borghi della provincia di Viterbo, entrare nelle loro case con passi rispettosi. Adesso che il mondo si è fermato e l’incontro si è fatto virtuale, sembra che sia impossibile svelare queste realtà autentiche in cui si custodisce l’identità di un popolo. Mi mancano i miei artigiani, segreti e silenziosi nelle loro botteghe polverose, i contadini che ci ospitavano nei loro casotti di campagna, i pescatori del lago urlanti sulle barche triangolari, tutta quella lentezza così sacra ma viva. Quel sistema di valori e di gesti rituali che ci portavano dentro altri mondi. Adesso scrivo per raccontare l’Aurelia Bis che scorre vuota sotto la mia finestra, le presenze che sfuggono via come fantasmi, gli animali che si sono ripresi le città. Una raccolta di epigrammi e di segni creativi che raccolgo anche in rete. Mi sento vivo nel cercare su Facebook le opere d’arte dei miei amici che cercano di immaginare il futuro. È triste vedere che sta finendo un’epoca e che sta nascendo una nuova umanità, forse peggiore o forse no, sicuramente più timorosa. Cerco speranza nella mia famiglia con cui mesi fa giravo per l’Italia e per il mondo, tutti e quattro assetati di nuovi incontri e di conoscenza. Adesso guardo la TV e mi svuoto dentro. Tra verità relative e contraddittorie ipotesi e voci urlanti che si sfidano sulle bare del Nord piene di morti. Informazione criminale che ci sta uccidendo, più letale di un virus che per fortuna non tocca i bambini. E questo mi fa stare meglio. Penso al futuro e vedo i miei figli più forti, anche se forse dimenticheranno tutto questo essendo ancora troppo piccoli. Mi sento su Skype con amici e colleghi, con gli Argonauti della Carovana Narrante, fotografi, guide turistiche, narratori, attori teatrali, videomakers, studenti, camminatori, gente appassionata e creativa, tutti capaci di resistere all’onda d’urto e desiderosi di ripartire. Alcuni di noi sono stati colpiti dal male invisibile ma resistono con coraggio. Adesso stanno bene. La notte sta per finire e noi sogniamo nuove strade. Sento che stiamo uscendo dal tunnel. La rete mi permette di continuare a progettare, a condividere idee con gli amici di Italian Village Works e con il prof viterbese di Los Angeles, Giulio della Rocca. Una volta finito tutto questo la gente vorrà tornare a vivere il proprio territorio e la nostra Tuscia sarà ancora più bella. Sarà come guardare da lontano la terra promessa, il punto d’approdo dopo il naufragio. Così tutta questa angoscia si spegnerà in un abbraccio. Non so quando torneremo alla normalità. Non so quando torneremo liberi però sento che siamo vicini. Mi aspettano i miei mondi sommersi da raccontare, la mia Frasca del Poeta a S. Angelo, i miei villaggi sperduti, le trattorie mitiche delle frazioni che forse non ci saranno più, i poeti vernacoli delle campagne, le storie segrete dei centri storici, i vagabondaggi lungo i sentieri sterrati, le interviste agli uomini che vivono nascostamente, i conoscitori delle necropoli che mi insegnano a cercare là dove nessuno arriva, i miei alunni che vedo solo da un computer, i miei parenti che mi aspettano, le merende letterarie nei giardini dei poeti, le fraschette nelle ultime osterie, la gente semplice della mia Tuscia che non riesco neanche più a sentire. In quei mondi non c’è neanche il telefono ma solo la legge dell’incontro che domina da sempre. Loro mi stanno aspettando, lo sento. In questi giorni è morto un amico della Carovana, il Poeta vernacolare di Blera, Gianni Tedeschi, detto Strefala. Ci eravamo visti e sentiti a febbraio affinchè io curassi la raccolta delle sue ultime poesie. Purtroppo non ce l’ha fatta, la leucemia è tornata e nel silenzio più lungo del mondo e se l’è portato via per sempre. Su un letto d’ospedale se ne è andato con i miei vocali su quel telefonino che non ha più acceso. Mi manca tutto questo e non avrei mai pensato che la vita fosse così cattiva. Meritava un funerale da poeta, con un corteo di sognatori e di amici, tutto il paese dietro a quel feretro a cantare il suo ultimo viaggio. Ma la vita è così e dobbiamo accettare il tempo. Questo sentimento del tempo che ci fa capire quanto siamo fragili. E così mi chiudo nel mio studio e leggo Ungaretti, ripenso a chi si è tolto la vita, a chi sta lottando per rialzarsi mentre alcuni cantano dal balcone, guardo i miei figli che dormono nel pomeriggio, stringo la mano di mia moglie e cerco nei suoi occhi un sorriso, accendo il PC, parlo con i miei alunni delle guerre che non ci hanno ucciso, del dolore, dei fiumi, dei fratelli che si ammazzano senza volerlo, di un Dio lontano, delle nostre esistenze che forse non saranno mai più le stesse. Un ragazzo mi chiede spiegazioni sulla bocca digrignata verso il plenilunio del compagno massacrato in trincea, osservo lo sguardo di Ungaretti sulla copertina del mio libro, aspetto qualche secondo e gli rispondo con lettere piene d’amore. Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.

#quandotuttosarafinito torneremo a vivere il nostro territorio. La nostra Tuscia sarà come una terra promessa

Emiliano Macchioni – Docente di Lettere. Narratore

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