Ciao Ostelvio

di Cristina Pallotta

Che poi, quel pomeriggio di fine marzo, in quell’aula, a un certo punto sembrava davvero Natale. L’atmosfera raccolta, l’attenzione di tutti concentrata sulle tue poesie. Sui tuoi racconti in versi. Situazioni di tanti anni fa.

Ricordi di una vigilia di Natale. Pensieri per la tua amata moglie, che quel pomeriggio era accanto a te e in mezzo a noi, aspiranti narratori di comunità. Pensieri per la tua Pianoscarano. Per la gente viterbese. Quella di un tempo. Una grande lezione quella che hai tenuto per noi. La più bella e affascinante alla quale ho assistito. Una lezione che aveva l’odore di un tempo passato. Il sapore di antichi piatti cucinati il 24 dicembre. Una lezione che aveva il suono di parole preziose. Pronunciate in dialetto. Il vero dialetto viterbese. Quello conosciuto dai nostri nonni. Quello dei veri poeti dialettali. Una lezione che aveva il colore del peperino. Quello di un antico quartiere della mia città. Quel quartiere a te tanto caro. Una lezione tenuta da un grande poeta dialettale. Da un grande maestro. Un vero maestro di arte e cultura. Di vita vissuta. Perché tu eri un grande narratore e oratore. Quelli di una volta. Di quelli che, se chiudi gli occhi, ti portano per mano a spasso in una Viterbo sconosciuta. Che però riconosci lo stesso. Ti conoscevo da anni e quando Antonello Ricci ci comunicò che saresti venuto da noi, per una tua lezione, sapevo già che sarebbe stato qualcosa di davvero emozionante. È così è stato. Per tutti noi. Oggi, poco dopo aver saputo che te ne eri andato, ho letto sui social alcuni messaggi da parte di altre persone presenti a quella lezione. Ed erano parole piene di ammirazione per te. Caro Ostelvio, te ne sei andato in questo momento così strano. Ma piano piano questa tua città si riprenderà. Stai tranquillo. In questi giorni sta andando un po’ meglio. Spero tu abbia avuto modo e il tempo di capirlo che la tua città sta guarendo.

Mi mancheranno i tuoi auguri il giorno del mio compleanno. Arrivavano sempre presto. Mi mancherà il tuo commento su Facebook, dedicato alla Macchina di Santa Rosa, la mattina del 4 settembre. Mi mancheranno le tue parole gentili, affettuose che usavi in molte circostanze che riguardavano me e i miei affetti. Non ti ho più visto dopo quella lezione di quel pomeriggio di fine marzo di due anni fa.  Solo messaggi virtuali. Mentre ti rivolgevi a noi, tra una poesia e un racconto, ci hai regalato più di un sorriso. Il tuo sorriso non si scorda Ostelvio caro. Nei tuoi occhi c’era l’entusiasmo di un ragazzino. Grazie di averci fatto dono di quell’entusiasmo. Di quella tua elegante saggezza. Di quel tuo raffinato sapere. Grazie di aver custodito pezzi di storia della nostra città e averla tramandata a chi è arrivato dopo di te. Ai tuoi figli, ai tuoi nipoti. 

Grazie Ostelvio. Grazie di aver scritto, fermato e raccontato un pezzo di storia. La storia di quella nostra Viterbo che, insieme a te, non morirà mai. 

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