Daniela Stampatori, neomamma ai tempi del Coronavirus: “Il respiro di Vittorio sul mio collo, un sussurro di speranza”

di Daniela Stampatori 

La mia quarantena era già prevista. Dopo che nasce un bambino, infatti, sono stabiliti quaranta giorni durante i quali per la neomamma il mondo deve necessariamente fermarsi affinché possa dedicarsi esclusivamente al neonato.

E Vittorio, neanche a farlo apposta, è venuto al mondo insieme al primo caso di Covid-19 in Italia. Di certo non un gran benvenuto, povero figlio mio… E quindi giusto il tempo di rientrare a casa dall’ospedale, la visita pediatrica di controllo, una breve incursione di una cara amica e la conoscenza della nonna materna che, dalle Marche, rischiava di rimanere bloccata a Viterbo fino a data da destinarsi e poi stop, la nostra vita si è chiusa in una bolla. Vittorio insieme a mamma e papà, in esclusiva. Abbiamo avuto il tempo di conoscerci con calma e lentezza, ci siamo assorbiti a vicenda senza interferenze. I nonni hanno imparato ad usare la tecnologia, gli zii attendono trepidanti l’emozione di poterselo coccolare di persona, gli amici chiedono curiosi foto e video.

Abbiamo affrontato le prime difficoltà senza aiuti, ma eravamo preparati anche a questo, dato che io e mio marito siamo figli fuorisede dell’Università della Tuscia, tra i pochi che hanno scelto Viterbo per coltivare il futuro coi semi di una formazione d’oro da far invidia alle università più grandi e famose. 

Quaranta giorni e più di fatica e impegno in cui la dolce gioia della nascita è stata intaccata dall’amarezza della cronaca quotidiana della morte. Il respiro di Vittorio sul mio collo è il sussurro di speranza che copre le tragiche notizie del tg, le cupe previsioni pessimistiche di colleghi e amici, le paure gridate sui social.  La mia quarantena è dunque normale, programmata, per certi versi anche comoda e confortante: un papà che non può andare a lavoro è una preoccupazione, ma allo stesso tempo è un papà che può affiancare la mamma tutto il tempo e che può godersi il figlio tra smorfie e sorrisi. Ma il mondo là fuori inizia a mancarci anche se non sappiamo se saremo in grado di affrontarlo di nuovo come prima, mentre per Vittorio probabilmente, quella che ora per noi è paura, sarà la vita normale, da vivere con la tranquillità dell’abitudine.

#quandotuttosaràfinito la prima cosa che farò sarà una lunghissima passeggiata con mio figlio per il centro storico di Viterbo. Sono una guida turistica, avere a che fare con la Bellezza è il mio pane quotidiano e adesso i miei luoghi, i miei splendidi angoli di Tuscia mi mancano quanto le persone più care. E se è vero che il turismo sarà l’ultimo ingranaggio della catena economica a ripartire, il mio sogno è invece di ricominciare subito a raccontare questo territorio a chi già ci vive e che avrà tanta voglia di tornare a goderselo. Ma, prima di tutti gli altri, sarà questo nuovo piccolo abitante della Tuscia a scoprire insieme a me i luoghi più belli della terra in cui è nato.

Daniela Stampatori – guida turistica 

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