Un ignorante racconto di Natale

Era la Vigilia di Natale. Il direttor Evanezer Scrooge aveva come al solito i coglioni girati. I ragazzi non stavano lavorando abbastanza nonostante a metà ottobre fossero state pagate le mensilità di maggio giugno e luglio… dell’anno precedente.

Si presentavano con quei musi lunghi. Speravano in un pagamento sotto le feste e si erano appena resi conto che non sarebbe arrivato.

“Questo stupido Natale” pensava Evanezer. “Sembra che tutti non aspettino altro che festeggiare. Che ci sarà mai da festeggiare? E’ solo un giorno non pagato in meno. E quando una giornata di lavoro non è pagata, il guadagno è doppio. Quindi due giorni… maledetti. Non li pagherò prima dell’estate, e vedremo se avranno ancora voglia di festeggiare”.

Zio Bob era attivo come sempre. Non aveva nipoti, ma tutti lo chiamavano zio. Costretto a lavorare con uno stipendio da fame (quando arrivava) e con turni che neanche le fabbriche di babbi natale arrampicanti in Cina. Aveva una Fiat Panda da mantenere ma non la usava da anni a causa del costo dell’assicurazione. Per Natale aveva ricevuto metà panettone trovato in uno dei pacchi ricevuti in fabbrica e divisi con gli altri poveri collaboratori. Avrebbe desiderato tre giorni da passare a casa per cazzi suoi ma il crudele e avaro direttore gli aveva concesso solo il giorno di Natale.

Proprio nell’istante in cui Evanezer incrociò lo sguardo cristallino di Bob, talmente cristallino da poter sentire i suoi immaginari vaffanculo a ripetizione, entrò in fabbrica suo nipote. Il giovane e affettuoso Batt Fred. “Auguri di buon Natale zio Evanezer!” “Che cazzo vuoi? Non vedi che devo lavorare?” “Ma zio, è Natale. Dai vieni a cena da noi. Paga il partito”. “Ma vaffanculo tu e il partito”. Batt Fred se ne andò con la coda tra le gambe.

A notte fonda il direttore uscì dalla fabbrica. Tornando a casa vide il proprio riflesso sulla vetrina del negozio cinese di Via Vicenza. Si fermò a guardare meglio. Non era lui, era il suo vecchio amico e collega Marley. Arrestato esattamente sette anni prima per bancarotta fraudolenta.

Quell’immagine lo turbò e camminò pensieroso fino a casa. Si mise a letto senza neanche cenare.

Un sonno inquieto svelò il terribile incubo. Aprì gli occhi e si trovò su una spiaggia incontaminata. Baciato dal caldo con i piedi immersi in un mare limpido. Si voltò e vide Marley. “Ehi, Marley. Che cazzo ci fai qui? Non ti avevano arrestato?” “Amico mio – rispose sorseggiando un Banana daiquiri – Mi hanno preso il giorno della Vigilia. A Natale abbiamo patteggiato e a Santo Stefano avevo già i piedi a mollo in questo meraviglioso mare” “Quando uno ci sa fare, ci sa fare. E’ bellissimo. Devi essere felice”. “Evanezer, ascoltami. Qui è tutto molto bello. Fa caldo, il mare è uno spettacolo e ho abbastanza soldi da comprare anche il barista. Ma, dopo un po’, ti rompi il cazzo. Te lo giuro, mi sto fracassando i coglioni da anni. Non fare il mio errore. E’ molto redditizio non pagare il lavoro ai dipendenti. Ma poi devi scappare perché se ti beccano ti ammazzano di botte. Tu stai facendo esattamente quello che facevo io, ma sei ancora in tempo. Paga tutti e goditi la vita. Goditi le persone, gli amici, gli sconosciuti, la città e spendi ‘sti quattro soldi. Se non lo farai sarai costretto a romperti il cazzo per l’eternità in un posto di merda come questo. Che bello è bello, ma dopo sette anni ti viene di buttarti a mare per sempre”.

Evanezer si svegliò, andò a pisciare e si riaddormentò.

All’una qualcuno aprì la porta. “Svegliati stronzo!” Il poveraccio saltò come un picchio sbattendo la nuca sulla testata del letto. “Ma che cazz…” Lo spirito del Natale passato rideva divertito. “Guarda che straccio d’uomo che sei. Vieni ti porto a fare un giro”. Lo prese per un braccio e lo accompagnò alla finestra. “Un giro? Stiamo al quarto piano, fallo da solo un giro…” “Un po’ di surrealismo. Sono un fantasma”. Saltarono fuori e cominciarono a volare sul Poggino. Videro Viterbo dall’alto, andarono alla volta del monte Cimino. “Ma dove siamo?” Domandò Evanezer “Non lo vedi? Sul Cimino, decoaro” “E dove sono i noccioleti?” “Siamo nel passato, non ci sono. Guarda, ancora fanno il bagno nel lago di Vico”. Il direttore riconobbe quei luoghi. Era il paese della sua infanzia. Il fantasma lo accompagnò tra gli avvenimenti della sua vita. A scuola. “Guarda, quello sei tu”. Piegato sul banco per la paura dei calci in culo del severo maestro. Poco dopo cambiò scena. Al suo primo lavoro. Faceva l’apprendista da poco e il capo aveva trasformato la fabbrica in una sala per le feste. Aveva invitato tutti i dipendenti con le famiglie, offriva da bere, giocava e scherzava con tutti. Si vide buttare giù il quarto rum e pera. “Ahahah. Me lo ricordo – disse divertito Evanezer osservando il se stesso da giovane – Non puoi capire come ho lasciato il bagno qualche minuto dopo”. “Che cazzo avrai da ride’ – lo ammonì il fantasma – Vieni, andiamo più avanti”. La scena cambiò di nuovo. Evanezer aveva appena aperto la sua fabbrica e andava in giro con la ragazza. Camminavano per Corso Italia. “Guarda Evanezer. Non è bellissima quella borsa? Non costa neanche tanto e c’è il cinquanta per cento di sconto”. “Vedi di non rompere. Lo sai quanto ho pagato di tasse?” Da quel momento in poi la vita del direttore divenne il ritratto di un uomo avaro, spilorcio e solo. “Ammazza quanto sei tirchio – disse il fantasma – E dove la trovi una che ti chiede ‘na Carpisa con lo sconto. Se te la chiedeva di Prada che facevi? La frustavi?”

“Ma che vuoi? Fatti i cazzi tuoi” Rispose Evanezer che da un lato faceva lo scontroso e dall’altro maturava la percezione di se, ovvero della persona di merda che fosse. Per ripicca il fantasma lo portò dalla sua ex ragazza che stava facendo una birra da Lucio. Accanto a lei un bel ragazzo non staccava gli occhi dal décolleté. “La smetti di fissarmi le tette!” “Ti da fastidio?” “No, scherzo. Mi fa piacere… pensa che stavo con uno che, quando venivamo qui, si metteva solo a contare i centesimi per vedere arrivava a una birra piccola”. “Una birra piccola? Che cazzo di taccagno!” I due scoppiarono in una grassa risata e ordinarono di nuovo.

Evanezer tornò alla realtà. Poco dopo fu destato da un altro fantasma. “Ci mancava Babbo Natale!” Il fantasma del Natale presente era vestito con uno di quegli orrendi costumi in tessuto non tessuto rosso. “Stai a prende’ una pizza dietro l’altra e ancora fai lo spiritoso. Vieni, vieni che ti faccio vedere una cosa”. Arivia. Lo portò a casa del povero Bob. Ubriaco fradicio abbracciava una bottiglia di Montenegro seduto sul sedile del passeggero della sua vecchia Panda parcheggiata in garage. “Cara vecchia quattro per quattro, un giorno mi potrò permettere l’assicurazione e torneremo grandi. In fondo il direttore è un brav’uomo e mi pagherà tutti gli arretrati”. “Ma questo sta fuori” Disse Evanezer “Si, in effetti – rispose lo spirito – Ma non è questo il punto. Lo vuoi pagare a questo poveraccio. Non si può permettere neanche l’assicurazione della Panda del ‘91. Comunque vedi come è felice e come, nonostante tutto, riesce a spendere belle parole per te?” “No, no. Sta proprio fuori”. “Vabbe’. Andiamo a fare un giretto – lo spirito lo portò sopra San Pellegrino – Guarda quanto sono felici tutte queste persone”. “Dove? Quali persone?” Rispose Scrooge. “Scusa, mi sono sbagliato, capita anche agli spiriti”. Cambiarono rotta velocemente. Arrivarono a Sutri. “Guarda che spettacolo” Vin brulé, gente allegra e cordiale. Arrivavano canti da ogni angolo. Sembravano veramente tutti felici del Natale. “E quello?” Disse Scrooge indicando un uomo che urlava come un pazzo offendendo tutti. “E quello lascialo perdere. Con tutta questa felicità ti vai a fossilizzare proprio su quello”. Tornarono a Viterbo e si fermarono sulla torre di piazza del Plebiscito. “S’è fatto tardi. Te devo saluta’” disse lo spirito. “Mi lasci qui?” Il direttor Evanezer rimase solo. Scese e si trovò in mezzo alla piazza, in pigiama, con una matta che gli chiedeva se aveva bisogno di compagnia per la notte. “Questa è matta ma è pure gnocca” pensò allungando il passo.

Corse verso il sacrario e incontrò lo spirito del Natale futuro. Era vestito da becchino. Scrooge lo tartassò di domande ma niente, non rispondeva. Camminarono tra alcune persone che parlavano di un funerale. Evanezer riuscì a origliare una conversazione. “Che palle. Ci devo anda’ per forza. Stasera avevo il Padel” “Dai, se ti sbrighi fai in tempo. Ci vogliono cinque minuti per arrivare all’Acquarossa”. Altri parlavano di uno che era morto ma che non mancherà a nessuno. Altri ancora parlavano di uno che si prendeva solo birre piccole. “Vabbe’. Ho capito. Stanno a parla’ di me. Sono morto”. “Ecco, hai rovinato tutto” disse il becchino che subito dopo si tappò la bocca. “E che vuoi rovinare? Prima il passato, poi il presente. Mo il futuro. Almeno, questo, è uguale per tutti”. Il fantasma lo guardò scocciato per non essere riuscito nell’effetto sorpresa. Aveva pronta una scena in cui indicava il cadavere del povero Scrooge ma ormai era bruciata. Inoltre si era ripromesso di non parlare e non ci era riuscito. Entrarono in un locale, un night club. “Da bere per tutti!” Gridò un uomo ubriaco e in mutande in piedi su un tavolo. “Ma quello è mio nipote Batt Fred – disse sconvolto Evanezer – Ancora non sono stato seppellito e ha già mandato a puttane tutta l’eredità!” I due presero la Teverina. Sotto di loro si aprì una voragine e si spaccò il cerchione destro anteriore. “Un inferno è diventata ‘sta strada, un inferno!”

Evanezer Scrooge capì la lezione e passò per il Poggino ma rimase bloccato nel traffico della Cassia. Cominciò a piovere e si allagò tutto. “Questo è troppo” disse Scrooge implorando pietà e la grazia del Signore. Era sinceramente provato. Era tutto sbagliato, voleva che tutto cambiasse.

Si svegliò nel suo letto. La mattina di Natale. Non riusciva a crederci. Scese e chiese al kebabaro sotto casa che giorno fosse. “Oggi Natale. Oggi compleanno Gesù” rispose. Non riusciva a crederci. Qualcosa dentro di lui era cambiato veramente. Corse a casa del nipote per pranzo. “Zio. Che bello vederti qui! E’ un grande piacere”. “Piacere un cazzo!” Si mise a tavola e si alzò alle sei del pomeriggio. Si era mangiato e bevuto di tutto, come se non ci fosse un domani. Subito dopo andò a casa di zio Bob. Lo trovò a terra con i postumi della sbornia. Dai alzati fatti una doccia e prendi la Panda. Bob non credeva ai suoi occhi nel vedere il suo capo così felice e pieno di energie. Gli pagò gli arretrati e l’assicurazione della Panda. “Ammazza. Tutti ‘sti soldi?!” “Sono tuoi, goditeli”. I due partirono con la quattro per quattro. “Dove andiamo capo?” “Prendi per il centro – rispose Scrooge – che voglio passare per piazza del Comune”.

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