Il Natale de ‘na volta. I ricordi di Eleonora Celestini

E adesso tocca a noi animatori di questo blog ricordare il Natale de ‘na volta. A noi de L’Arenone. Comincia la nostra Eleonora Celestini, che oggi torna bambina e ci racconta di un Bambinello appena nato. E allora chiudiamo gli occhi. E torniamo bambini anche noi.

“Buongiorno Gesù bambinio, buonanotte Gesù bambino”. Il rito del Natale per me cominciava così, con un inchino davanti al presepe la mattina del 25. E non solo per me: anche per la mia Cuginanza lato paterno (oltre me, in formazione, da sinistra Martina La Secca, Gabriella la Micetta, mio fratello Riccardo, a volte Luca che stava quasi sempre a Roma, spesso anche Paola from Valentano) che si ritrovava sotto le feste, compatta ieri come oggi, davanti al presepe sul mobile nella sala da pranzo (di solito off limits) dell’adorata casa delle zie a via Lucchi. Con quelle lucine che cambiavano colore scandendo l’alternarsi del giorno e della notte sullo sfondo dietro la capannina dove era appena nato il redentore. Zia Romilda di sopra a sbrigare faccende che non portava mai a termine e a cercare una scusa per prendersela con zia Bruna, sua sorella, impegnata con noi di sotto a vigilare sull’immancabile rito dell’inchino davanti al presepe che ogni anno si ripeteva a ritmo di “buongiorno Gesù bambino” (luce chiara) e “buonanotte Gesù bambino”. Finita la nostra personale cerimonia, zia Bruna apriva la porta che portava in soffitta e tirava fuori i regali, per lo più giocattoli e libri, che ci diceva Babbo Natale avesse lasciato per noi. E scattava il delirio, poi tutti a pranzo.

Il pranzo di Natale con la mia esuberante famiglia

Insomma, poi dice che uno è venuto su col disagio… Però a dire la verità ritrovarsi la mattina del 25 giù dalle zie era bello. Tutti noi bambini, insieme, legati dal sangue e dall’amore per quelle due eccentriche vecchiette, le signorine Brugiotti – un pezzo di storia di questa città, anzi due -, cugine zitelle della nonna Tilde, che l’avevano aiutata a tirar su mio padre e i suoi fratelli quando nonno se ne era andato, troppo giovane, in cielo. Le stanze di quella casa che ho amato come pochi altri posti al mondo, il pandoro Bauli, il panettone Motta, i ricciarelli Sapori – con zia Bruna non erano ammesse deroghe! -, i biscotti al burro della signora Carinci, l’offerta per don Gabriele e la chiesa di San Faustino, che poi alla fine tutti dal quel quartiere venivamo pure se i nostri genitori avevano scelto di vivere fuori le mura…

La Cuginanza in un’edizione del Santo Stefano del disagio

La sera prima avevamo festeggiato separati, io e la Cuginanza, ognuno con altri pezzi di famiglia, perché con anche zio Enzo, zia Zaira, nonna Tilde e le zie si stava a cena il 31 e il giorno di capodanno. Di solito il 24 si stava a casa mia a via Cattaneo, venivano zia Lina, sorella di mamma, e zio Enrico con Titty e Chicca e io aspettavo i miei regali, ma anche i loro, ansiosa di vedere cosa avessero ricevuto quelle cugine più grandi che adoravo e che tentavo di emulare. A volte lo faccio ancora, lo ammetto. Emularle, non sbirciare i regali. Ricordo una volta – alla metà degli anni ‘80 all’incirca – in cui una delle due, forse Titty, ricevette la musicassetta di un album di Luca Carboni e passò la serata, senza interruzione neanche per l’usuale tombola dopo l’abbuffata, in cameretta mia e di Riccardo ad ascoltarla nello stereo portatile che mi aveva comprato mamma (posso affermare con assoluta certezza che il mio amore per il cantante sia nato quella sera). Con disappunto della mia adorata nonna Ninni, per cui la tombola era sacra e, appena finita la pantagruelica cena preparata da lei e da mia madre, tirava fuori la scatola bordeaux della Dal Negro con cartelle e tabellone per giocare. Mi pare di vederla, con gli occhiali, impegnata a scegliere le cartelle colorate, senza numeri doppioni. Natale è il periodo dell’anno in cui mia nonna Ninni mi manca di più.

Sempre la Cuginanza in preda al disagio


Dopo la visita mattutina alle zie, il pranzo di Natale si faceva a casa di zia Lina, che il 25 dicembre è il suo compleanno e poi c’aveva il salone grande. La famiglia da parte di mia madre si riuniva al completo, venivano da Orte anche zio Umberto e zia Anna con Stefano e Marco, carichi di regali, di dolci e di quelle splendide bottiglie dipinte a mano di Perrier Jouet che nonna ha conservato per anni. Ricordo che un Natale zia Anna – se ne è andata purtroppo da tanto tempo ma resta nel mio cuore e nei ricordi più cari – mi regalò dei paraorecchie di Snoopy e una gonna trapuntata multicolor di Benetton, fantasia cachemire. Non so perché mi tornano in mente questi due tra tanti regali ricevuti, ma so che da qualche parte a casa di mamma ce li ho ancora.

Oggi tante delle persone citate in questo pezzo non ci sono più, ma ognuna di loro vive nel mio cuore e nei miei ricordi. Tante altre negli anni si sono per fortuna aggiunte, la mia grande famiglia è cresciuta e ognuno dei suoi membri contribuisce a rendere piena la mia vita. A Natale e tutto l’anno. Adesso sono io quella che l’8 dicembre fa l’albero e il presepe coi propri figli, anche se il mio abete è di plastica e non profuma come quello che comprava mamma quando eravamo piccoli e su cui mi piaceva spruzzare la neve spray. Adesso sono io che incarto i regali e che guardo la gioia negli occhi dei gemelli quando li scartano la mattina del 25. 

La cena della viglia ormai si fa da tanti anni a casa mia, di Fede, di Elena e Alessandro, con i miei genitori, i miei cognati e il mio bellissimo nipote Matteo. Per il 25, che è sempre il compleanno di zia Lina, non abbiamo cambiato abitudini, ma casa sì: adesso si sta tutti da Chicca, Ettore, Luca e Marta perché serve più spazio che ci siamo tutti riprodotti e moltiplicati. Ma siamo sempre noi. E giochiamo ancora a tombola.

Il 26 invece è dedicato alla Cuginanza, con l’istituzione del “Santo Stefano del disagio” a Sanfa, nel quartiere da dove tutti noi veniamo, nella vecchia casa della nonna Tilde dove ora vive La Secca. Con le istallazioni luminose dell’Arci sul terrazzo, proprio sotto le finestre di casa delle zie dove abbiamo vissuto tanti Natali de ‘na volta. Natali felici. Forse sarà per questo che ogni 25 dicembre quando mi sveglio la mattina la prima cosa che mi viene in mente è “buongiorno Gesù bambino, buonanotte Gesù bambino”. Bon Natale man tutte. 

La cattiva ragazza

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