Il Natale de ‘na volta. I ricordi di Gianni Ambrosini

Oggi a raccontare il suo Natale de ‘na volta è Gianni Ambrosini. Nato a San Martino, adora il suo Principato. Da venti anni attore nella compagnia teatrale Sammartinese Danilo Morucci, per molti anni “voce” del centralino della Provincia di Viterbo, esperto di social e di grafica, ha un grande dono: fermare le emozioni nelle sue fotografie. E il ricordo che ci racconta non è altro che una bellissima fotografia di tanti anni fa. 

  

Ho sempre sostenuto che il Natale fosse la festa per eccellenza, forse perchè essendo nato anche io a dicembre come il “capo” lassù, sento questo mese particolarmente magico. Sono un settantottino.. no.. non sessantottino (non sono così rivoluzionario di indole), per cui i primi ricordi che affiorano dalla memoria sono quelli che risalgono ai primi e mitici anni 80. Sono nato e cresciuto in quell’angoletto fantastico di mondo che è San Martino al Cimino e ricordo che quando nevicava (e prima quando diceva di farla ne faceva tantissima), ai miei occhi il paese appariva come una di quelle palle di vetro che potevi capovolgere per vedere la magia della neve che scendeva da ogni dove.

Quanta emozione mi mettevano quelle salite ricoperte di bianco e quei tetti a schiera con i comignoli fumanti. L’odore della legna che bruciava all’interno dell’intimità famigliare e che percorreva le vie del “Principato” è uno dei primi ricordi vividi dell’atmosfera di Natale insieme al profumo della tramontana tagliente e pungente che ci faceva compagnia per tutto l’inverno.

Si aspettavano con trepidazione quei fiocchi bianchi scendere dal cielo consapevoli che sarebbero stati nostri complici perfetti per far saltare le lezioni a scuola.

Ricordo i pomeriggi quando, fatti i compiti, con gli amici ci radunavamo all’Olmo, dove dalla fontana più piccola, con le mani viola dal freddo, buttavamo fuori quantità enormi di acqua lungo la discesa affinche la notte si gelasse: l’indomani avremmo trovato una pista ideale per scivolare con le buste di plastica sotto il sedere! Quanti scoppi! E quanti improperi delle vecchiette arrabbiate nere perchè con quella lastra di ghiaccio avevano il terrore di scivolare con tutta la spesa! San Martino con le sue salite e discese per noi bambini si prestava a diventare la migliore delle piste da sci, soprattutto il vicolo di Lungo, ma anche nei castagneti dove il babbo e la mamma ci portavano a schiantarci sullo slittino rosso che ci avevano comprato!

Dicembre era anche il periodo delle recite che precedevano la chiusura delle scuole ed è proprio durante la quarta elementare che debuttai come attore, non che fossi cosi intrepido da catapultarmi sul palco, ma quella volta, ancora non capisco perchè data la mia grande timidezza, mi proposi per la parte del… udite udite… bue!

Eh si, io, complice anche la stazza, e l’asinello fummo i protagonisti di quella recita in palestra dal titolo “Beh..allora c’e n’è troppo di Natale!” che poi se non ricordo male era anche la mia battuta principale e conclusiva. Dopo 15 anni di distanza avrei continuato la mia passione per la recitazione nella compagnia teatrale sammartinese della quale faccio ancora parte, la mia seconda grande famiglia.

Famiglia, la parola che più si sposa con il Natale per me. La mia, semplicissima e modestissima, che era ed è il mio mondo: il babbo Franco, barbiere di Villa Immacolata, anima buona ed umile, la mamma Celia, canepinese di origine, forte e instancabile, mia sorella Antonella di tre anni più grande, dolce e protettiva, mai un litigio. Babbo Natale passava anche da noi, ma il nostro non doveva essere cosi forzuto pensavo da piccolo, perchè non è che lasciasse poi così tanti doni! Ricordo quella volta che mi affacciai in sala e scorsi una bella bici nuova di zecca, era per mia sorella. La mia bella BMX bianca e grigia che era nascosta dietro il tavolo non l’avevo notata… quanti pianti! E poi ancora i ricordi della nonna paterna, Serafina, che per Natale preparava i maccheroni con le noci e cioccolata e anche una pizza fatta con l’uvetta e farina di mais che cuoceva nel testo tondo nella stufa legna. La preparazione della cena della Vigilia, con la conta degli zii e cugini che venivano da Acilia, Roma, Viterbo e Canepina. Come facevamo ad entrarci tutti ancora me lo domando!

Vedi cara Cristina Pallotta? Nella nostra chat ti avevo espresso il timore di non sapere cosa scrivere e ricordare… ed invece credo di essere stato logorroico abbastanza, ma ti ringrazio enormemente per l’opportunità che mi hai dato di condividere questo pezzo di vita con i lettori de “L’Arenone”, scritto d’impeto non senza qualche luccicone agli occhi, soprattutto ricordando momenti e persone che non ci sono più. Tu sai.

Dal Principato è tutto, Buon Natale!

Gianni Ambrosini

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