Il Natale de ‘na volta. I ricordi di Irene Selbmann

Oggi è Irene Selbmann a raccontarci il suo Natale de ‘na volta. Viterbese, insegnante di inglese in un istituto scolastico superiore di Roma. Amante dei cani (e questo è decisamente un punto in più a suo favore). Irene ci racconta della festa e soprattutto dei regali. Ci racconta dei suoi giocattoli magici. Che magari fossero stati magici davvero. 

Devo inserire nel mio ricordo del Natale de ‘na volta una bella canzone. Allora voglio iniziare proprio da qui:

Nessuno sa cosa c’è dietro alla farsa.

L’ullisione è l’arma definitiva.

Si tratta della traduzione di due strofe di un capolavoro degli anni 80: la sigla di M.A.S.K.

Il mio ricordo è legato a questa canzone, perchè desideravo ardentemente la macchina di M.A.S.K. Quella rossa, favolosa, con gli sportelli che si aprivano come quelli della Lamborghini Diablo. L’oggetto indispensabile che mi avrebbe garantito una vita di avventure e lotte contro il crimine sul filo del rasoio e col fiato corto, come le vittorie vere.

Non so bene come mai ma non l’ho mai avuta quella macchina. Ho avuto tanti altri regali, certo! A pensarci bene, però, nessuno mi ha davvero dato ciò che mi aveva promesso, e neanche quella macchina lo avrebbe fatto. Eppure, scartando i pacchi, ho sempre, ogni santa volta, creduto il contrario. Non è successo anche a voi? Non avete anche voi provato quell’emozione, quel senso di anticipazione per le innumerevoli future peripezie e l’ebrezza di infinite possibilità  nascoste sotto la carta colorata?

E invece?

Eh, e invece scommetto che adesso vi rendete conto che le moto radiocomandate non facevano le figate che garantivano in tv. Scommetto che i bambolotti erano esanimi, inespressivi e, diciamolo, non avevano alcun bisogno di noi. E poi le cucine superaccessoriate non preparavano davvero golosi pasti per i numerosi clienti di un ristorante tutto nostro. E il serpente antropofago della prigione di Greyskull dovevi muoverlo tu, altrimenti era solo un innocuo guanto di gomma senza volume. E quella chitarra, che ci aveva stregato con la visione di un futuro da rockstar, non aveva corde da pizzicare con sicura maestria davanti a folle adoranti, ma tasti che suonavano da soli.

Ecco cosa c’è dietro alla farsa! Ci hanno preso in giro con quelle illusioni! Dovremmo aver imparato la lezione, eppure sappiamo bene che non serve essere piccoli per crederci, basta essere umani. Forse non ce lo diciamo ma ancora adesso, da adulti, vorremmo trovare sotto l’albero oggetti magici, cose fatate, in grado di farci destreggiare tra mille ostacoli, come motociclisti acrobatici, di farci sentire necessari e capaci come genitori multitasking, precisi come chef, forti come eroi, fighi come rockstar.

“Peccato che non sono così”, pensiamo. “Quei giocattoli non erano davvero magici! Non mi hanno dato quello che mi avevano promesso”.

Ci pensiamo mentre tra mille impegni riusciamo a destreggiarci e scegliere regali e scrivere biglietti, mentre ci prendiamo cura di creature a due e a quattro zampe, mentre cuciniamo per oggi e qualcosa da scaldare anche per domani, che sicuro non avremo tempo neanche di respirare, mentre proteggiamo la famiglia dai pericoli del mondo, mentre torniamo dal lavoro e, aprendo la porta di casa, una piccola folla adorante ci fa sentire, per un attimo, come rockstar.

“Eh già, magari fossero stati davvero magici, quei giocattoli…”

Irene Selbmann

 

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