Il Natale de ‘na volta. I ricordi di Realino Dominici

Prosegue la nostra rubrica dedicata ai ricordi natalizi dei viterbesi. Oggi è la volta di Realino Dominici, poeta dialettale lubrianese.Con le sue poesie riesce a ricreare le atmosfere del passato. Vincitore di diversi premi, è una testimonianza vivente del territorio. Realino riesce a mettere in versi le usanze della vita contadina di una volta, avvenimenti del passato e ricordi personali.

 

LA VIGILIA D’UN LONTANO NATALE

E’ na notte fredda, “sogno”

dalla mi’ mente sfojo

recorde d’un tempo,

de quanno ero fijo.

 

So’ immagene… in bianco e nero,

come pesci sguassono

nel ciuco stagno

de ‘rmi core stracco.

Realino Dominici

 

La sera… della vigilia,

sotto r’piatto ben n’guattata,

ar babbo… na letterina

je se daa.

 

Quelle poche parole

dettate dar mi’ core,

più brao e bono… de volè esse,

erono solo… promesse.

 

Con granne soddesfasione,

pe’ la cena come tradissione,

se magnaono le maccherone

co le noce.

 

Poe c’erono l’aringhe,

cor baccalà arrosto,

r’babbo, ce beea bene

un litro de r’vino rosso.

 

A cena finita,

sannaa tutte n’torno ar foco,

se battea cor paletto

tra scintille… r’vecchio ceppo.

 

E noe fije urlanno a gran voce,

batte… batte… batte forte!

che r’ceppo ce dona

le sordee!

 

Quanno me svejo… è Natale,

è nato Gesù Bambino,

luccica la nee sur monte,

quanno r’sole s’arsa all’orizzone.

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