Il Natale de ‘na volta. I ricordi di Irene Temperini

È una piccola storia di presepi, dadi e terremoti quella proposta da Irene Temperini. Romana di origini, viterbese di adozione. Presidente dell’associazione Pro Loco Viterbo, con una mente a dir poco vulcanica, e un cuore che batte forte per la storia di quella che è diventata anche la “sua” Viterbo. E non a caso il suo ricordo si riallaccia al prezioso lavoro che sta portando avanti da circa quattro anni con e per la basilica santuario Santa Maria della Quercia. Buona lettura!

“Irene quando posso venire a portare il presepe che ho fatto per la mostra?”, domanda di routine in questi giorni. Da quattro anni infatti, grazie alla fiducia e alla pazienza di Don Massimiliano, curo la mostra dei 100 Presepi  nel Chiostro della Basilica più bella ed importante della nostra Provincia, e nei giorni prossimi all’apertura queste telefonate sono appunto una routine.

Un sorriso nasce dai miei ricordi di bambina, da quando sia io che mio fratello, affidati fin da piccolissimi alle cure delle suore di un istituto romano, letteralmente detestavamo il presepe e il merluzzo, con tutto l’aeroplanino con cui vola vola vola a tempi record arrivava alla nostra bocca… e tante altre cose perché obbligati a ingoiarle per forza, a farle a forza ed esattamente come ci veniva detto. Un giorno mio fratello, da sempre più ribelle di me, fece trovare il presepe completamente distrutto e alla domanda tanto legittima quanto inorridita “Daniele, ma cosa hai fatto?” la risposta tanto innocente quanto disarmante di un bambino di 5 anni: “io non ho fatto proprio niente, c’è stato un terremoto e sono tutti morti”. Pare che tutto quello che viviamo nell’infanzia ci segni profondamente l’esistenza, condizioni le nostre scelte, alimenti le nostre paure e fragilità, e insomma fino ad un po’ di anni fa… niente presepe. Poi ? Poi Irè che è successo? Per una sorta di contrappasso dantesco, lo stesso per cui il grande Seneca in una sua Satira immaginò che nell’aldilà l’imperatore Claudio, che in vita aveva fama d’essere un giocatore di dadi e per vincere elaborava qualsiasi trucco, fosse condannato a perdere per l’eternità?  No, è che semplicemente gli anni passano, e se c’è un pregio nell’età che avanza, è quello che a un certo punto, tu, per andare avanti, fai tabula rasa del passato e ricominci, rimettendo tutti i tasselli a posto… ma stavolta come vuoi tu, dove vuoi tu. E accade che quando sopraggiunge la maturità (o pseudo tale), sei disposto pure ad accettare che qualcosa, o molto di quello che prima detestavi per procura e partito preso, invece ti piace proprio, e pure tanto, e magari lo avresti pure scelto, da solo, se solo ti avessero dato la possibilità di farlo. Per questo oggi, quando mi chiamano ragazzi di vent’anni e mi dicono “Irene quest’anno ti stupirò, ho fatto un presepe trooooppo fico!” io dentro sono felice due volte, per me ma soprattutto per loro. Perché loro sono liberi, perché l’amore per le cose, le persone, le situazioni deve essere fondato sulla libertà, nasce dalla libertà. Il presepe è il simbolo non solo della cristianità, ma del senso di appartenenza ad una comunità, e questo concetto lo ha ben ribadito qualche giorno fa il Papa a Greccio, con la sua bellissima lettera, con cui ha definito i presepi dei piccoli capolavori di amore e manualità. Sarà un caso, se esistesse il caso, che proprio ieri, abbandonato in un magazzino, ho trovato un vecchio presepe che ho costruito tanti anni fa, quando si usava ancora la carta roccia e il cielo stellato.

Lo rivisiterò, con le mani la testa il cuore di oggi e lo porterò anch’io alla mostra. Ognuno nel presepe, in quei giorni, in quelle ore, mette tutto se stesso.  Il mio si chiamerà il tempo e i dadi. Il regalo alla bambina di ieri, dalla donna di oggi.  Buon Natale ❤

Irene Temperini

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