Il Natale de ‘na volta. I ricordi di Don Emanuele Germani

Alla vigilia dell’Immacolata, ecco il primo appuntamento di questa nuova rubrica, dedicata al Natale degli anni passati. Iniziamo con i ricordi di chi il Natale lo vive davvero. Lo celebra in chiesa. Lo spiega ai fedeli. Lo racconta ai bambini. Lo tramanda alle nuove generazioni. I ricordi sono quelli di Don Emanuele Germani, parroco della chiesa di Villanova e direttore dell’Ufficio Stampa della Diocesi di Viterbo.  

C’era una volta… il mio Natale di una volta! A distanza ormai di tanti anni (circa 30 anni fa), ricordo sempre con tanta gioia e anche con un po’ di nostalgia il Natale di una volta, il Natale di quando ero bambino e di quando nei nostri piccoli paesi si respirava un sapore di antico, di tanta genuina devozione popolare e di tanta semplicità.

Nei nove giorni che precedevano il Natale, sin da piccolo mia nonna mi portava alla novena di Natale, che nella chiesa fredda di san Clemente a Latera (mio paese di origine), si cantavano gli antichi salmi e gli antichi inni in latino. La chiesa era sempre piena di gente che partecipava con grande fede. D’altra parte non c’erano tante altre attrattive, non c’erano i supermercati, né tantomeno i cellulari, quindi i giochi con i miei coetanei e le iniziative della Parrocchia erano le due principali attrattive che hanno cresciuto me e tante altre generazioni.

La scuola materna, retta dalle Maestre Pie Filippini, ci preparava con poesie e canti alla recita di Natale, che ogni anno, nei giorni precedenti alla festa, facevamo in chiesa alla presenza dei genitori, nonni e zii e di tutto il paese. Un momento in cui per la prima volta si saliva su un palcoscenico e si ricevevano naturali e preziosi applausi che mi hanno sempre reso felice.

Per non parlare poi della notte di Natale. Durante il cenone della vigilia, rigorosamente a casa dei nonni, con tutti gli zii e cugini, si respirava veramente l’atmosfera del santo Natale. In quella circostanza, prima di ricevere i regali e le mance, mi facevano salire su una sedia in mezzo a tutti e dovevo recitare il famoso sermone. È li che ho imparato a fare le mie prime prediche. Quella sedia mi faceva sempre trepidare, ma mi faceva anche sentire importante, anche se recitavo una parte già scritta. Fra le poesie più belle ricordo quella che diceva: “Gesù Bambino scendi su questa terra misera, rendi la vita rendi pietà Signor pietà, o Dio d’amor non più tardar la vita vieni a rallegrar. Scendi sulle famiglie, scendi dentro agli animi, vieni in mezzo agli uomini pietà Signor pietà… A volte la facevo addirittura in canto, tanto da far commuovere tutti i presenti e farmi chiedere addirittura il bis. Poi la cena a base di spaghetti al tonno, la minestra di ceci con le castagne, il baccalà sulla brace, gli gnocchi con le noci e le frittele di baccalà o cavolfiore. Queste erano le cose che rendevano unico il cenone di Natale insieme a tanta semplicità. E dopo la cena si andava tutti a messa a mezzanotte per aspettare la nascita di Gesù e farci gli auguri di Natale.

Crescendo poi in questo clima, già dalle scuole elementari e medie, ho scoperto la dote di fare presepi, dapprima con ambientazioni naturali, ma poi addirittura facendo dei presepi artistici sempre più complessi, tanto da essere divenuto coordinatore di altri piccoli amici del paese nel fare il presepe.

Ricordo ancora uno dei presepi più belli che feci nell’oratorio della Parrocchia insieme ad altri ragazzi del paese.

Ricostruimmo con polistirolo e polistirene in modo veramente preciso e miticoloso il piccolo paese di Latera con tanto di personaggi, botteghe, luci e antichi mestieri.

Oggi tutto questo lo ricordo veramente con tanta nostalgia, con la speranza che anche oggi questa stessa mia esperienza possa essere fatta da altri ragazzi.

A tutti i lettori dell’Arenone e alla carissima amica e collega Cristina Pallotta il mio grazie per avermi dato la possibilità di recuperare  questi speciali ricordi della mia infanzia che diversamente sarebbero andati nel dimenticatoio.

Auguro che anche in questo santo Natale Gesù Bambino ancora oggi riesca a donare la gioia di chi si lascia “incantare” da questa speciale atmosfera.

Don Emanuele Germani

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