Non siamo mica sardine – Episodio 3: Ricordando Andrea, che era nato sotto il segno dei pesci e che amava mangiarli

Eh no, proprio no, L’Arenone non è affatto attratto dalla moda del momento e non ha aderito al movimento (??????) delle sardine – che, per la cronaca, non sono una trovata pubblicitaria di qualche armatore di pescherecci intenzionato ad allargare il mercato, ma solo un modo per cantare “bella ciao” in piazza senza prendere la tessera del Pd zingarettiano -, proprio anche no. Perchè non è che se de sti tempi parli di pesce devi essere per forza una sardina, diciamocelo, che poi a noi de L’Arenone manco ci piacciono tanto le sardine e preferiamo gli spaghetti con le vongole o le ostriche con le bollicine. Di bocca buona, direte voi. E ci mancherebbe!

Insomma, noi dell’Arenone in questo fine novembre vogliamo parlare di pesce e abbiamo pensato di chiamare questa rubrica ad alto contenuto di zuccheri “Non siamo mica sardine”. Perché il nostro pesce è fatto di cioccolata ed è il pesce di Sant’Andrea, che contiene tante calorie quanto antica è la tradizione di questo goloso rito. A modo nostro, abbiamo pensato di onorare così un antichissimo culto viterbese, quello del pesce di Sant’Andrea, che si rinnova ogni anno il 30 novembre. Lo facciamo attraverso la voce, le parole e i ricordi di volti noti della vita cittadina che si chiamano Andrea, fino a domani. E se non vi piace questa trovata fate sempre in tempo ad andare a cantare bella ciao in piazza con le sardine. Ma giù le mani dal pesce di cioccolata, che quello ce lo pappiamo noi coi nostri amici. E ciao adesso.  

Oggi “Non siamo mica sardine” è dedicata al nostro Andrea. Andrea Arena, che non dobbiamo spiegare chi fosse. Chi è. Affidiamo alle tenere parole di mamma Giovanna l’emozione di ricordarlo in prossimità della ricorrenza del 30 novembre. 

Andrea, di cui questo blog porta il nome, era nato sotto il segno dei pesci. Non credo di aver visto mai nessuno amare e mangiare con gusto questo cibo quanto lui. Da buon viterbese, da piccolo ha potuto godere del rito del pesce di Sant’Andrea, a cui lo abbiamo sempre abituato, con enorme divertimento da parte di noi genitori e dei nonni nell’osservare la sua reazione felice. Quando potevamo, trascorrevamo tutti insieme la sera del 29 novembre a Capodimonte, dove i nonni avevano una casetta sul lago. Sant’Andrea pescatore sarebbe venuto con le reti piene e avrebbe lasciato il pesce di cioccolato sul piatto che ponevamo sul davanzale di una finestra affacciata appunto sul lago. Qualcuno fuori faceva un po’ di rumore, Andrea era molto pauroso: si leggeva nei suoi occhi un misto di sorpresa e sgomento. Andava alla finestra e poi con gioia immensa trovava il suo pesce. Da grande portava in redazione il pesce più grosso che poteva comperare e lo condivideva con i colleghi in allegria. Spesso poi riceveva da loro pesci di vari tipi e dimensioni.

La signora Giovanna

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