Non siamo mica sardine – Episodio 2: i ricordi del pesce di Sant’Andrea di Virginio Casantini

Eh no, proprio no, L’Arenone non è affatto attratto dalla moda del momento e non ha aderito al movimento (??????) delle sardine – che, per la cronaca, non sono una trovata pubblicitaria di qualche armatore di pescherecci intenzionato ad allargare il mercato, ma solo un modo per cantare “bella ciao” in piazza senza prendere la tessera del Pd zingarettiano -, proprio anche no. Perchè non è che se de sti tempi parli di pesce devi essere per forza una sardina, diciamocelo, che poi a noi de L’Arenone manco ci piacciono tanto le sardine e preferiamo gli spaghetti con le vongole o le ostriche con le bollicine. Di bocca buona, direte voi. E ci mancherebbe!

Insomma, noi dell’Arenone in questo fine novembre vogliamo parlare di pesce e abbiamo pensato di chiamare questa rubrica ad alto contenuto di zuccheri “Non siamo mica sardine”. Perché il nostro pesce è fatto di cioccolata ed è il pesce di Sant’Andrea, che contiene tante calorie quanto antica è la tradizione di questo goloso rito. A modo nostro, abbiamo pensato di onorare così un antichissimo culto viterbese, quello del pesce di Sant’Andrea, che si rinnova ogni anno il 30 novembre. Lo facciamo attraverso la voce, le parole e i ricordi di volti noti della vita cittadina che si chiamano Andrea (ma oggi faremo una dolce eccezione), fino a sabato prossimo. E se non vi piace questa trovata fate sempre in tempo ad andare a cantare bella ciao in piazza con le sardine. Ma giù le mani dal pesce di cioccolata, che quello ce lo pappiamo noi coi nostri amici. E ciao adesso.  

Dopo Andrea Belli, il secondo amico viterbese che ci asseconda in questo memoriale ittico-cioccolatoso è Virginio Casantini. Non si chiama Andrea, è vero, ma è legittimato a stare in questa rubrica più di tutti perché lui di mestiere fa il pasticciere (insieme alla sorella Katia è titolare dell’omonima storica pasticceria viterbese) e i pesci di cioccolata (buoni da far commuovere) li produce con le sue mani. E poi ha una divertente storia sulle sardine da raccontare…

Da bambino non è che io fossi proprio tranquillo, anzi. Allora una volta per Sant’Andrea per farmi stare buono mio padre e mia madre mi regalarono un pesce di cioccolata. Avrò avuto due o al massimo tre anni, lo presi e mi nascosi sotto il tavolo. I miei genitori pensarono che non sarei mai e poi mai riuscito ad aprirlo, a scartare l’involucro, e che sotto il tavolo ci stessi semplicemente giocando. E invece con loro grande sorpresa scoprirono che a fine cena lo avevo praticamente finito. Si spaventarono, pensando che mi sarei sentito male, e invece… ero già mangione a quell’età! Qualche anno dopo, credo di aver avuto all’incirca sette anni, dato che il mio carattere vivace non accennava a calmarsi, verso fine novembre i miei genitori mi dissero che se non mi fossi comportato bene Sant’Andrea al posto del pesce di cioccolato mi avrebbe portato il pesce che puzza. Io, imperterrito e per nulla intimorito, continuai a far casino, e allora la notte di Sant’Andrea mi trovai fuori dalla finestra un bel piatto con quindici sardine!!!!!

Ricordi a parte, da viterbese un po’ cresciuto rispetto ad allora posso dire che per me oggi realizzare i pesci di cioccolata che sono tanto attesi dai bambini di ogni età non è solo un lavoro, ma soprattutto un piacere ed un onore. Perché significa tramandare e preservare le tradizioni della nostra terra. E infatti anche per le mie figlie la notte di Sant’Andrea non mancheranno i pesci di cioccolata, con sorprese personalizzate.

Virginio Casantini

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