Recensioni a “Pizza e Fiki”

…dalla libreria della signora Giovanna

“Una domenica” di Fabio Geda
Finalmente ho letto un libro di cui parlare. Sono appagata dalla sua lettura.
Mi è piaciuto sotto tutti i punti di vista: trama, idea centrale, stile.
Geda è uno scrittore dalla penna leggera. Tratta una serie di problematiche serie, interessanti e attuali. Riesce a farlo in maniera delicata ma attenta. Scrive senza fronzoli e sbavature di legami affettivi (padre/figli e figli/padre), ma anche di solitudine, di abbandoni.
Quello che ho amato di questo libro è il pudore con cui i personaggi, in particolare il padre, si muovono nella loro esistenza. La dignità con cui la affrontano .
La storia non è drammatica, diciamo che è seria e fa riflettere.

Giulia racconta. Scopriamo che è la figlia del protagonista, un ingegnere di sessantasette anni in pensione. Vive a Torino. E’ vedovo da otto mesi. Sua moglie appare nel ricordo di tutti i famigliari saggia e, soprattutto, in gamba. Ha cresciuto i figli in maniera eccellente, dovendo fare a meno del contributo del marito spesso assente, essendo uno che progetta ponti un tutto il mondo. Un lavoro che ama e che sa fare molto bene. Ma ora è in pensione. Di lui non viene mai fatto il nome. Lo chiamerò “ingegnere”, “nonno”, “padre”.
Ha tre figli: Giulia, Alessandro, Sonia.
L’ingegnere non vede molto i figli. Sonia vive a Biella, ed è quindi la più vicina, quella che è sposata e ha due bimbe e frequenta il padre più di tutti.
Alessandro vive in Finlandia, Giulia al momento vive a Roma, attrice di teatro ed ha famiglia (questo si legge solo alla fine del romanzo).
E’ la più ribelle, inizialmente, e anche quella che sembra avere più rancore verso il padre.
I figli hanno sentito la mancanza del padre quando avevano bisogno di lui e non si recupera quello che si è perso e questo è quello che è accaduto ai tre figli dell’ingegnere.
Comunque i rapporti sono civili, solo un po’ distanti.
Una domenica l’ingegnere aspetta Sonia e la sua famiglia a pranzo. Si impegna a cucinare un pasto completo che accontenti tutti i suoi cari e consulta il quaderno delle ricette della moglie.
E’ chiaramente un uomo che soffre per la recente perdita della moglie, ma non si è lasciato andare. Cerca di vivere. E’ sostanzialmente solo. Senza compatirsi troppo, ricordando gli anni trascorsi con la moglie e rimpiangendo di non essere stato di più in famiglia.
Mentre il pranzo è quasi pronto, una telefonata della figlia Sonia lo avverte che una delle bimbe è in ospedale. Cogliendo della frutta in giardino da portare al nonno è caduta dall’albero (tranquilli niente di grave). Il pranzo salta.
L’ingegnere decide di uscire e fare una passeggiata lungo il Po e fino ai giardini dove spesso va a sedersi su una panchina.
Lì avviene un incontro: una giovane mamma parla con suo figlio che sulla rampa di uno skate fa le sue acrobazie.
Il dialogo diventa a tre voci….
A questo punto l’impennata del racconto incuriosisce, cattura, ed infine conquista il lettore.
Dico solo che c’è tanto da imparare da qui in avanti, ma anche tanto da gustare.
Molto dispettosamente non vi dirò come prosegue la storia.

E’ un invito a leggere.
Buona lettura.

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