70 anni. Buon compleanno babbo! Buon compleanno nonno Nanni!

Se per te è nero, per me è bianco. Se tu dici A io dico B. Anzi Z. L’esatto estremo. Perché noi le mezze misure non le conosciamo. Le nostre idee sono state e saranno sempre come due rette parallele. Non si incontreranno mai. Hai da ridire su tutto. Quando esco di casa che sta per piovere, e non prendo l’ombrello. Quando d’estate sono vestita troppo pesante. Quando d’inverno sono vestita troppo leggera. Quando bacio il mio cane e non va bene perché è un cane. Però ti becco che ci parli e gli metti le goccioline alle orecchie. Quando parlo con mia madre e non va bene, perché parlo troppo piano, e allora ci stanno i segreti. E non mi sopporti quando, dopo averti visto fumare l’ennesima sigaretta, ti urlo che è ora di controllare le coronarie. Che ti porto dalla Di Castro che ti ha beccato a fumare il giorno dopo che ti aveva operato. Non mi sopporti quando non mangio quello che vorresti farmi mangiare tu, perché piace a te. E poi i tempi d’oro sono passati. Quando avevo trent’anni o giù di lì e non intendevi che in discoteca si andasse dopo mezzanotte e pretendevi che a mezzanotte rientrassi. Ormai era una battaglia persa. Per te. Perché non ti davo più ascolto. Ti lasciavo borbottare ogni volta che uscivo. Ormai avevi quella missione. Rompere sempre sullo stesso motivo, consapevole che le tue fossero ormai parole al vento. Ma il tuo ruolo di padre rompipalle ti imponeva quel rituale. Ricordo la notte che rientrai di giorno. Detta così fa ridere. Comunque, era l’alba. Era estate. Rientro dal Magic di Pescia Romana verso le quattro con fermata alle pozze del Bagnaccio quando ancora era il vecchio Bagnaccio. Inizia a fare giorno. Rientro a casa senza scarpe per non fare rumore. Passo davanti alla camera con passo felino e la porta puntualmente che scricchiola. Una voce baritonale arriva dalla camera, e con una specie di ruggito preistorico urli che era inutile che camminassi piano per non farmi sentire. Che lo vedevi bene che era giorno. Non ci fu replica da parte mia. Solo un mezzo sorriso e il pensiero che la mattina avresti rotto più del solito. Di episodi ne potrei raccontare tanti, ma so già che avrai difficoltà ad arrivare fin qui con lettura. E non perché tu ci veda male. Ma perché ti sarai già commosso alla seconda riga. E ti diventa difficoltoso proseguire. Quindi, arriviamo al dunque. Quando ero più piccola sei stato un padre burbero, severo. Con uno sguardo mi fulminavi se facevo qualcosa di sbagliato. Ma è anche grazie alle tue regole e al tuo modo di educarmi, insieme alla mamma, che sono diventata quella che sono oggi. Le nostre divergenze fanno parte del nostro rapporto e sinceramente non ci saprei più stare senza. Pensa che noia andare d’accordo e pensarla allo stesso modo.

Oggi compi 70 anni. Sei sempre un bell’uomo. Come quando eri giovane. Ti è rimasto lo stesso sguardo di quando più di quarant’anni fa sono diventata tua figlia. O di quando cinquant’anni fa anche mia sorella è diventata tua figlia. E la mamma tua moglie. Quello sguardo che ormai conosco bene. Tutti noi conosciamo bene. Dietro quello sguardo nascondi un cuore buono, pieno d’amore per tutti noi. Anche se ormai il tuo cuore, da un paio di anni, è stato rapito completamente da chi ti chiama nonno. E allora ti troviamo per terra, a quattro zampe. Che canti. Che balli. Che ti nascondi per farti trovare. Che giochi con la pallina. Che inventi giochi per lei, la tua nipotina. Chissà, magari un giorno riuscirà pure a farti smettere di fumare. E adesso che sei riuscito a leggere tutto, goditi la festa! Ah.. Aspetta! Un’ultima cosa. Anche se non te lo diciamo mai, ti vogliamo bene! Buon compleanno babbo!

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