Ritagli da “Pao Pao” di Pier Vittorio Tondelli

In fondo ovunque tu vada non sei mai solo, né sconosciuto. Appunto, nulla di definitivo.

Sto cercandomi accidenti, devo reagire, devo farmi un pensiero di testa buono, una prospettiva rassicurante, una via d’uscita da questo stato di vischiosa incoscienza, che ci faccio, un anno, dodici mesi, non ce la farò, un’estate, un inverno, quante settimane, che ci faccio, come sopravviverò, che vogliono questi, che devono obbligarmi a imparare, che cercano?

Pier Vittorio Tondelli (1955-1991)

E a Roma mi sento quindi come questa bacchetta di pianta appena recisa dal suo tronco, ancora gocciolante di umori e scintillante di quelle rugiade bevute nel ceppo, ma non so, non so se il mio destino sarà rifiorire e trapiantarmi come sempre su altre storie e altri incroci e di là di nuovo ripartire e splendere e mischiarmi e intrecciarmi, oppure seccarmi e morire e dio mio finire e non conoscere più quelle riproduzioni e quei riciclaggi di me che mi facevano star bene e dirmi son contento, in fondo basta che abbia qualcuno da amare, basta un territorio di diffusione d’affetto e sarò per sempre salvo.

Insomma anche Roma non è più qualcosa di duro che si oppone alla nostra esistenza quotidiana, ma sempre più un giaciglio morbido sul quale dare il via all’espandersi dei nostri nervi e dei nostri sentimenti di testa. Quindi va bene, per un po’ va bene.

Ma le occasioni della vita stupiscono mai abbastanza nella loro disperata frammentarietà che in un attimo si salda e poi, un attimo dopo, svanisce inghiottita dall’insensato ritmo delle ore e dei giorni.

A questo punto si capisce che siamo alla resa dei conti, c’è più niente da fare, un amore terminato è peggio di un impero devastato, tutto un tramonto verso i secoli bui.

…le occasioni della vita sono infinite e le loro armonie si schiudono ogni tanto a dar sollievo a questo nostro pauroso vagare per sentieri che non conosciamo.

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