Siria, otto anni di distruzione e indifferenza

La Siria brucia ancora. Otto anni di fuoco per un paese che ha visto i propri figli combattere e morire ancor prima di avere la possibilità di andare a scuola.

La forza e lo spirito dei Curdi hanno impressionato più di mille attacchi terroristici. In particolare le donne che, oltre all’oppressione, combattono contro la mentalità del dominio maschile e per le conquiste di una società evoluta. Quelle donne rappresentano oggi la resistenza e la speranza. Preferirebbero morire combattendo pur di non subire altre occupazioni e altre oppressioni. Non si può tornare indietro.

Il terrore di questa Europa non è quello di assistere a carneficine di innocenti ma è chiaramente sbandierato dai populisti. L’immigrazione. Sarebbe più onesto ammettere: “Meglio morti che a casa nostra”. Dietro l’indignazione dei leader c’è un mercato di armi che va avanti e finanziamenti alla Turchia per bloccare i flussi migratori. C’è tutta la falsità di un Occidente che non vuole vedere l’evoluzione del Medio Oriente.

L’avevano chiamata Primavera Araba. E’ stata una condanna a morte. Arrivata dopo terrorismo di Al Queda e prima dell’Isis, poi di nuovo il terrore e la necessità di militarizzazione. Una storia che, tra annunci di uccisioni e catture di capi terroristi, si ripete da decenni. Azioni militari che non lasciano niente di meglio rispetto alle situazioni iniziali. Che inaspriscono divisioni, che alimentano odio, che lasciano fame e povertà.

La Siria stava evolvendo un passo alla volta. Verso la democrazia, l’uguaglianza di genere e la conquista dei diritti. Ma questa è un’evoluzione che ha bisogno di pace e di istruzione. Quell’istruzione che non esiste più da otto anni.

Otto anni è il tempo minimo necessario a prendere due lauree magistrali. Otto anni, dalla prima elementare alla terza media. Un bambino nato otto anni fa oggi frequenta la terza elementare, legge e scrive da tre o quattro anni. Otto anni dal primo anno di scuola superiore alla fine della laurea triennale. Otto anni fa, un cittadino che oggi è maggiorenne e che ha diritto di voto, aveva dieci anni e frequentava la quinta elementare. Otto anni di non istruzione e non evoluzione per quella popolazione siriana che ha dovuto lasciare il libro e abbracciare un’arma.

Otto anni di distruzione, di non istruzione. Di decimazione della popolazione. Di paura, di odio.

E’ dura vedere che in questi anni il problema principale, per noi paesi evoluti occidentali, sia stato quello di veder arrivare profughi. Un problema su cui in questi anni sono state costruite fortune politiche ed economiche.

Quanto deve essere vicino un conflitto per capire quanto si assurda una guerra? Quanto deve soffrire una persona per far emergere un minimo di umanità nel prossimo?

Diciamo spesso di non aver imparato niente dalla storia. Dove, per imparare, bisogna studiare. Qui, invece, non impariamo neanche dalla realtà. Quella storia che ti passa accanto mentre scegli di voltarti dall’altra parte.

Nel 2016 scrivevo una rubrica settimanale su ViterboPost. “Corto circuito a Sali e tabacchi”. Una rassegna stampa strampalata e disorganizzata dove emergevano, ogni volta, i fatti e le sofferenze della Siria. Il tempo passa e quelle sofferenze rimangono e si inaspriscono.

Da “Corto circuito a Sali e tabacchi”

06/08/16

Continua il Risiko dello zar per dividere America e Europa. Carrarmatini rossi sulla Siria e blu sulla Libia. I blu si difenderebbero progettando interventi chirurgici in un’operazione a tempo determinato. Guerra al tempo della crisi con contratto in scadenza intorno al giorno di Santa Rosa.

20/08/16

Nella giornata mondiale della fotografia lo scatto che appare su tutte le prime pagine è stato fatto da un medico. Senza effetti, senza filtri. Ritratto di Omran, 5 anni. Bombardato. Recuperato dalle macerie. Sanguinante e impolverato. Impietrito dall’orrore.

Potrebbe addirittura far pensare che la guerra in Siria sia una cosa seria. Addirittura più seria del rigore di Zaza.

26/08/16

Usaid Barho, 14 anni, siriano. “Mi dicevano che gli Sciiti erano infedeli, che avremmo dovuto ucciderli tutti. Ripetevano che se non mi fossi unito a loro sarebbero venuti a casa mia e avrebbero violentato mia madre”.

24/09/16

Aleppo. I soccorritori non riescono più a recuperare tutti i corpi. Bombe a grappolo, barrel bomb, fosforo bianco. Non esiste un fronte. Solo cadaveri e macerie. Si spara su tutto, anche sui convogli di aiuti umanitari. Non esistono più i crimini di guerra.

01/10/16

Aleppo muore. Genocidio di bambini. Morti altri cento solo la scorsa settimana. Non ci sono medici, si dice siano rimasti una ventina. I bimbi gravemente feriti vengono lasciati morire per non esaurire del tutto le scorte di medicinali. Dal Cremlino nessun cessate il fuoco. Dall’Europa tante belle parole. Dall’Onu un bel congresso. Si aspettano le elezioni americane. Il nuovo presidente farà forse in tempo a vedere Assad giurare fedeltà all’Unione Sovietica.

08/10/16

Steffan de Mistura, inviato Onu in Siria: “Una fase della guerra agghiacciante, disumana, una catastrofe dove a essere colpiti intenzionalmente sono ospedali, scuole, perfino panetterie e mercati, per rendere impossibile la sopravvivenza dei civili”.

Devono morire tutti. Se non muoiono sotto le bombe, moriranno di fame.

22/10/16

Incidente su Marte, nessuna vittima. Fa più notizia di quattro ospedali rasi al suolo in Siria.

04/11/16

Morte e devastazione sotto tossiche colonne di fumo. La guerra dei bambini lasciati morire senza cure. Morti di fame e di sete. Senza via di fuga. Perennemente tra due, tre, quattro, cinque fuochi. Figli del mondo fatti saltare in aria tra un gioco e una preghiera.

19/11/16

Medio Oriente. L’attenzione si è spostata su Mosul, Iraq. Intanto ad Aleppo Est viene raso al suolo l’ultimo ospedale. Ban Ki-moon, segretario generale delle ormai impotenti Nazioni Unite: “Arti squartati, bambini in agonia. Peggio di un mattatoio. Anche un mattatoio è più umano”.

Sarebbe molto più scandaloso vederli venire a chiedere asilo in Europa. Quei 100mila bambini e quei 250mila civili, intrappolati in una guerra che dura da cinque anni, possono pure morire a casa propria.

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