Buon compleanno Lady Oscar, che ci hai insegnato il valore (e il gusto) della disobbedienza

Innanzitutto dobbiamo dirlo chiaramente: lei era una gran fica. Anzi, una strafica. Naturale, senza bisturi e botox (quelli sarebbero arrivati dopo, con le Winx). Di quelle che da bambina speri di diventare anche tu un giorno, pure se non sei alta e magra, con degli occhioni azzurri che Chiara Ferragni scansate proprio, e una chioma bionda, lunga, boccolosa e fluente che manco c’avesse avuto Federico Fescion Stail a sua disposizione h24.

Insomma, lei era una fica ma tutte da bambine – almeno noi che siamo nate negli anni ’70 e ’80 – siamo state un po’ Oscar François de Jarjayes, sognando avventure fantastiche tra amori proibiti e colpi di fioretto, con la Rivoluzione Francese sullo sfondo.

Eh sì, perché anche se lei era Lady Oscar, la sentiamo una di noi. Ieri come oggi. Perché non è un modello femminista senza tempo come i più vogliono farla passare, ma un’eroina antieroina, che ha fegato, ha coraggio ma non vince. Un’icona tragica, forte ma pure un bel po’ sfigata, con un sacco di casini a casa e una serie infinita di tragedie personali. Come tante di noi. Una che però alla fine scopre la ribellione. Come tante di noi.

Senza stare a raccontare tutte e 40 le puntate del cartone animato, riassumendo, sta pora Lady Oscar: a) è francese, e questo mi pare già grave di per sé vista l’assenza del bidet; b) nasce nobile e femmina ma la crescono come un soldato maschio, e non perché in Francia non usino il suddetto bidet, ma perché il babbo generale è misogino; c) invece di occuparsi come tutte le adolescenti normali di ceretta, coma etilico e pillola anticoncezionale, impara a combattere non tanto per andare in Siria a difendere l’occidente dall’Isis, no, ma per fare la imperturbabile guardia del corpo a un’altra adolescente, questa sì con gli ormoni in fibrillazione, che poi diventa regina;  d) si innamora solo da adulta di un conte svedese bello bello in modo assurdo, ricco ed elegante, il quale però le molla il due de picche, le dice che la vede solo come un’amica e intanto va al letto senza tanti complimenti con un’altra, cioè la regina di cui sopra, che nel frattempo è diventata pure la migliore amica della povera Lady Oscar; e) si ammala di tisi in un’epoca in cui non c’erano gli antibiotici; f)dopo essere andata in giro una vita in totale castità con Andrè, lo scudiero migliore amico bello come il sole che la venera ma che lei ha ignorato per anni, sbrocca e se ribella: rinuncia ai privilegi, decide che è il caso di perdere la verginità intorno ai 35 e finalmente si concede le uniche due ore di gioia tra le lucciole, in riva al fiume, col poro Andrè, che però verrà accoppato solo qualche ora più tardi; g) sposa la causa dei più deboli ma manco le danno il tempo di festeggiare la vittoria, visto che la fanno crepare colpita dalle pallottole dei cattivi mentre guida l’assalto alla Bastiglia.

In confronto, insomma, anche Brooke Logan potrebbe apparire emotivamente più stabile, via.

Pure se è morta il 14 luglio 1789 in una Parigi in rivolta, Lady Oscar ieri ha compiuto 40 anni. Anche se negherò mai di averlo scritto davvero e querelerò per calunnia chiunque osi ribadirlo, io e lei siamo praticamente coetanee. E visto l’amore che mi lega a lei non è manco tanto strano essere state concepite insieme in quegli anni ’70 segnati da movimenti di lotta e di protesta contro l’ordine precostituito. Il 10 ottobre 1979, infatti, fu grande festa alla corte di Francia (io la so tutta a memoria la sigla, originale e voi?): uscì sugli schermi tv la prima puntata della serie anime giapponese a sfondo storico, diretta da Tadao Nagahama e Osamu Dezaki e ispirata al celebre manga di Ryoko Ikeda “La Rosa di Versailles”. In Italia, dove tutto arriva sempre dopo, il cartone animato divenuto cult sarebbe approdato solo nel 1982, e non come premio per aver vinto i Mondiali di Calcio. Successo planetario, la vicenda controversa di Oscar François de Jarjayes è la storia di una donna per quasi tutta la vita imbrigliata nel personaggio androgino che le hanno costruito addosso, la quale però alla fine scopre l’amore, la femminilità. E, soprattutto, il gusto della disobbedienza. Ed è qui la sostanziale differenza tra noi e Oscar. Tra lei e gli altri personaggi dei cartoni animati di quegli anni. La sua più importante lezione, il messaggio che ci ha convinto ad adorarla in eterno. Al di là delle cazzate sull’eroina femminista (in cui non mi riconosco, perché a me già la parola “femminista” mi fa salire il nervoso) e andando oltre l’ironia scanzonata che fino ad ora ho fatto sul cartone animato più bello di tutti i tempi, credo che la cosa più giusta su Oscar l’abbia detta quella vecchia saggia di mia cugina Martina: amiamo tutte alla follia Lady Oscar perché ci ha insegnato la disobbedienza. La bellezza della ribellione. Oscar ci ha mostrato quando eravamo solo bambine che si può e si deve avere il coraggio di andare oltre, di rivendicare la propria indipendenza, di decidere di essere se stesse a qualunque costo. E in un mondo di modelli precostituiti e di cervelli portati all’ammasso, la disobbedienza diventa una lezione di valore inestimabile. Perciò grazie mille Lady Oscar, e buon compleanno.

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