Caffeina è solo la punta dell’iceberg

Seguendo le orme del buon Marco anche Caffeina se ne è andata e non ritorna più. Ora speriamo solo che la Pausini non ci faccia una canzone. Sennò, come diceva quello, dopo il danno ce tocca pure la beffa.
Comunque la storia recita così: Caffeina ha deciso di migrare. E non nel senso più ampio della cosa ma solo per quanto riguarda il cosiddetto Village. Perciò: fuori a Natale mentre d’estate si permane a Viterbo. Che poi da qui a marzo aprile potrebbe succedere di tutto. Logico. Ma vale comunque la pena di procedere per ordine.

Sgarbi e Rossi, foto Alamy

Il Christmas village raccoglie su gli stracci e si trasferisce. Elfi, cioccolate, marmotte confezionatrici. Tutti. Tutti a Sutri. Stavolta dal buon Vittorio. Sgarbi. Che sarà (pure) quel che sarà, tanto per rimanere in tema di canzonacce, ma senza ombra di dubbio non è l’ultimo arrivato. Con un colpo secco e deciso Vittorione primo cittadino ed ex uomo immagine proprio di Viterbo (strano destino) si assicura così fama e gloria. Della serie: spendi poco e il successo è garantito. Mica scemo.
Dadu tractu est, direbbe il mio amico Mario muratore rumeno. Oppure Alea iacta est, per citare invece il meno noto Cesare Giulio from Rubicone.
D’altronde ci sta, nelle cose, che il carrozzone sia una faccenda privata. E che giustamente il privato si senta nel pieno diritto di andare dove meglio crede. O dove meglio viene accolto. Ci sarebbe magari da poter dibattere sui discorsi societari, sulle vendette, sui presunti buffi, su questo e su quello, ma non è questa la sede. E soprattutto a noi dell’Arenone poco ci interessa del pettegolezzo.
Ciò che invece appare come un dato interessante è che la città di Viterbo, nel tempo di una sigaretta, perde un introito non da poco e un’idea. Anch’essa discutibile nei contenuti, certo. Ma i gusti son gusti. E i risultati sono invece evidenti in termini di banconote. E per conferma chiedere ai commercianti di quartiere che sono già andati ad affilare i forconi dall’arrotino.
Via Caffeina, dunque. Via i bagnanti dalle masse. Poco prima che la sovrintendente sbrocchi dopo il giretto alle terme. Durante il processo a un giornalista che si trova lì solo perché il suo superiore quel giorno non c’era (…) e per un articolo non scritto da lui. Con un Duomo simbolo di una città che magari crolla (il duomo, ma volendo anche la città). Nel mentre che il Trasporto social tiene banco (dei pegni) più della Santa. E giù al cimitero si costruisce il centesimo centro commerciale ma la strada doppia per arrivare all’Oasi (e non in Guatemala) slitta al duemilaventiforse.
Sarebbe bello chiudere l’anno così. Pregni di buoni propositi. Ma purtroppo siamo solo a settembre e la strada è ancora lunga. Ci permettiamo quindi di suggerire una sola cosa, in linea con le attuali lungimiranti basi politico-strategiche già in corso d’opera: ma rimettere in piedi lo ius primae noctis e affidarlo al duo Santucci-De Carolis, che a naso ce sembrano ancora in forma (1.500.000 volte) e aitanti, noo?

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