Braccia rubate alla banalità

Ogni volta che un tizio annuncia via social di voler cambiare vita mettendo in piedi un orto, dall’altra parte della terra muoiono ventidue agricoltori.

Perché come diceva il buon Cesaretto: per fare un contadino ci vogliono almeno tre generazioni. E come poi ribadiva quell’altro di cui non ricordo il nome, l’americano che di americano ha veramente poco: un agricoltore andrebbe giudicato non da quello che coltiva o dai risultati economici che raggiunge, piuttosto invece dai libri che ha in casa.

E veniamo quindi al dunque. Partendo però dalla terza fastidiosa frase fatta: purché se ne parli va bene.
Mica tanto, verrebbe da replicare. Perché il purché se ne parli in agricoltura ha scaturito una tragica conseguenza, la moda. La moda dell’essere agricoltore, appunto. Che nuoce poco alla salute (molto meno delle sigarette), in quanto da prassi dopo dodici zappate il modaiolo novello si annoia e torna al Mc Donald.
La moda del “sano”, invece. Che in partenza sarebbe una gran cosa. Ma che poi, vuoi o non vuoi, deve confrontarsi con un pianeta basato sull’economia e non sull’ecologia. E quindi ecco che termini tipo “bio” passano in quattro e quattr’otto da biologico a truffa da scaffale. Giusto il tempo di un Expo e i buoni propositi rapidi si tramutano in pessimo business.

Libereso Guglielmi

Detto questo, e tornando a Cesaretto e al suo amico (ma forse no) americano, per fare un agricoltore ci vogliono tre generazioni e una libreria zeppa così. Due cose ben lontane dai proclami radical o modaioli. Due semplici verità che cozzano da morire con la fotina del prodotto “Home made” sputata su Facebook.

– Mi faccio il pane da solo
– Ok, ma che farina usi? La celiachia non è che si combatte col preservativo

La moda è un qualcosa che sistematicamente arriva in ritardo. Dopo. Una stucchevole conseguenza di una buona pratica ormai superata. Che uno in ritardo di norma si dovrebbe rimboccare le maniche (chiudere i profili interattivi); o in questo specifico caso magari sarebbe opportuno impugnare la zappa (la migliore terapia per anima e corpo), sfruttando altresì le notti e le giornate di pioggia per studiare.
E invece no. Il modaiolo prima si aggrega al gregge. Poi spavaldo lo annuncia a gran voce. Ed infine ti dà anche lezioni di vita su argomenti che non conosce, che non gli appartengono, che non sa quanta fatica e quanta applicazione (e quanta bile nera) costano.

Italo Calvino era terribilmente invidioso del suo anarchico giardiniere Libereso. Perché lui doveva andare a scuola col fiocco e Libereso invece era libero di scorrazzare nudo, di creare spazi verdi, di sperimentare, di raccogliere frutta, di respirare aria e fango. Ciò non toglie però che Italuccio non è che odiasse Guglielmi, anzi. Proprio a lui ha invece dedicato le migliori pagine di una vita da scrittore.

Perché quando si ha a che fare con la terra, con gli alberi, con le stagioni e coi semi, si è già completi così. Ci si sente piccoli, di passaggio. Si cerca l’intimità. L’humus. Ci si ritira. Ci si spoglia. Si abbandona il superfluo e si respira il vero. L’utile. Il necessario.

La solitudine di un autunno sfogliato in seppia.
L’ebrezza di una primavera di rinascita e di gemme.
Il fascino di un’estate da formica operosa e da cicala insieme.
La pesantezza malinconica di un lento inverno da libri e progetti sul focolare.

E poi gemme. Talee. Semi. Fragranze. Spontanee. Animali. Vita e morte. Miele. Passeggiate. Fango. Scottature nei mesi con la erre. Paura. Sperimentazione. Studi forsennati. Amori improvvisi. Piccole soddisfazioni. Grandi delusioni. Pazienza. Rispetto. Bestemmie. Alcol. Musica di sottofondo. Unghie nere. Ancora Pazienza. Vesciche. Vento. Mal di schiena. Sorrisi. Pochi amici. Reclusione.

Perciò… Il prossimo che vi dice che vuole cambiare vita, che presto camperà di verdure sue, che camminerà fino a Finisterre, che sta per scrivere un grande romanzo bucolico, che ha trovato la ricetta perfetta del pane in casa, che è ecologista perché ha avuto l’illuminazione, che va a correre o ha smesso di fumare per il bene di tutti… Mandatelo serenamente a cagare. Anche da parte mia.
Grazie

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