3 settembre, la giornata eterna nel nome di Rosa

Ci sono giorni che cominciano in ritardo. Per me il 3 settembre inizia tardi. Comincia quando il sole inizia a tramontare. Fino a quel momento, il giorno, sembra quasi il prolungamento di quello precedente. Dopo Ferragosto, il tempo prende un ritmo strano. Si ferma. Poi riparte. Corre. Poi si ferma di nuovo. Quella tra il 2 e il 3 settembre è una notte agitata. Si sente il vociare dei ragazzi che si apprestano a prendere il posto migliore nelle piazze. I mezzi che puliscono. Gli addetti iniziano a posizionare le transenne. Arriva il giorno. Sei sveglia da più di un’ora. Ti decidi a scendere dal letto. Con la consapevolezza che, non appena uno dei due piedi toccherà il pavimento, avrà inizio la giornata più impegnativa dell’anno. Lavorativamente parlando. E anche emotivamente. Prima di essere giornalista sei una viterbese. Del centro storico. Cresciuta tra la chiesa della Crocetta e il monastero di Santa Rosa. Da bambina, abituata a vedere Spirale di fede sulle spalle di tuo padre in via Casa di Santa Rosa. Guardi fuori. C’è il sole. C’e il sole su Viterbo in questo 3 settembre. Il 3 settembre. Non è un giorno qualunque per la mia città. E fa caso leggere questa data anche solo sullo schermo del telefono. Una data che rapisce l’attenzione. Anche solo per un istante. Trattiene i pensieri. “Stasera passa la Macchina di Santa Rosa”. Un pensiero che attraversa la mente di ogni viterbese. Si torna in ufficio. In alcuni momenti vorresti scappare. Davvero. Mollare tutto. Insieme a quel telefono che non smette di suonare. Imprevisti imprevisti. I fuoriprogramma non programmati. A tutti serve tutto. Tutto è urgente. E ci sono le troupe di Rai e Mediaset da seguire. Ma eccola. In lontananza. Quasi sembra di immaginarla quella musica nell’aria. Poi si fa più forte. Nitida. Si avvicina. Ti ricordi che giorno è. E non c’è cosa che non possa attendere. Lasci cadere la penna. Chiudi velocemente la telefonata che stavi facendo. Con una scusa. Tanto sarebbe impossibile spiegare il motivo. Tutto si ferma. Tranne la banda. Ta ta ta, ta ta ta. Ta ta ta ta. Eccoli!! I facchini. Il sole. L’azzurro del cielo. Il 3 settembre sta per iniziare. Per te è l’alba di quel giorno tanto importante. Ancora qualche ora. E finalmente arriva anche quest’anno quel momento. Il momento in cui inizi un tratto di quel percorso che condurrà a San Sisto. Lasci piazza del Plebiscito alle spalle. Anzi, piazza del Comune. Come l’hai sempre chiamata. Inizi via Cavour. C’è un po’ di vento. Ti accarezza il viso. Ti spettina i capelli. Alzi lo sguardo. Respiri quel vento. Respiri forte perché devi recuperare quelle ore che hai lasciato indietro. È tutta vita quella che respiri. È il 3 settembre. È Santa Rosa. Finalmente!

Per la strada c’è gente che aspetta. Lungo la via si percepisce l’attesa. Per TE. Che tra poco più di un’ora scenderai sulle spalle dei tuoi facchini. In quella gente riconosci la tua città. È questa Viterbo. La città più bella del mondo. Che sta vivendo il suo giorno. La sua festa. Che aspetta ogni anno. Che aspetta per un anno. Cerco il tuo sguardo. “Ciao”! Istintivamente ti saluto. Ci siamo già viste in questi giorni, ma il 3 e tutto diverso.

Il cuore di ognuno di noi è diverso. C’è vento. Fa quasi freddo. Tra poco Gloria inizierà il viaggio. Il tuo. Quell’aria si riconosce. È quella! Quella che precede la grande bellezza. Ed io ho l’onore e il privilegio di raccontare al mondo quello che si vive a pochi passi da quello splendore, patrimonio del mondo e del cuore. 

Il primosollevate e fermi” arriva dopo un tempo infinito dal precedente comando. In mezzo un silenzio assoluto. Pulito. Che quasi trattieni il fiato per non fare rumore. E poi eccoti. I tuoi facchini ti avvicinano al cielo. E scendi. Lentamente. E quella musica accompagna il respiro. Sospeso nei punti più delicati, più regolare in quelli più agevoli, impazzito al momento dell’arrivo. Davanti a quella chiesa, incrociando nuovamente quello sguardo, ti accorgi che quel 3 settembre, iniziato più tardi, è la giornata più intensa. La giornata più bella. Infinita. La giornata eterna. Come sei eterna TU, nel cuore della tua gente e della tua città. 

Potrà svanire la potenza dell’emozione di quei momenti, ma un frammento di quella meraviglia ti resterà addosso per l’intero anno. Nell’attesa che torni. Di nuovo. La sera del 3 settembre. Evviva Santa Rosa!

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