L’ordine del tempo. “Né il passato, né il futuro: è lì ora”

In edicola. Ore 09:37.

Buongiorno. Mi date Telepiù?

E’ entrato adagio, ogni suo movimento a rallentatore tanto da far spazientire la ragazza che sta trovando l’entrata ostruita. Oltre novant’anni, se li porta anche bene.

Telepiù esce domani. Avete anticipato di un giorno.

A volte ancora si usa dare del voi. Come in altri tempi.

La clientela dell’edicola. Ognuno ha il suo passo.

Finalmente, dopo il suo acquisto, la ragazza corre al lavoro.

Le persone sono come le giornate. Più lunghe, più corte, uggiose, soleggiate. Grigie, serene, bagnate.

Se si pensa ad un pomeriggio d’inverno. Un luogo isolato, non c’è nessuno e si fa buio talmente presto da non ricordarsi l’ultima volta che si è visto il sole. Forse era estate. L’estate delle lunghissime e piacevoli giornate che sono più ricordi che vita vissuta. Più desiderio che realtà.

Il tempo dell’amore, il tempo della sofferenza.

Quanto dura una notte di sofferenza? E quanto dura il momento in cui per la prima volta appare la persona che ameremo per sempre? Che vuol dire per sempre?

E’ difficile rendere per iscritto la concezione del tempo; scrivere “solo cinque minuti” o “passati dieci anni” occupano la stessa quantità di battute”. Rimango colpito da questa frase presente in un racconto di Simone Pizzo. Una frase che mi ha riportato al libro che stavo leggendo…

Eccolo che torna.

Buongiorno. Mi date Telepiù?

Vi ho detto che esce domani.

Ah. Ripasso domani allora.

A volte lo fa. Capita spesso con gli anziani. Lui non sapeva di essere passato cinque minuti prima. Di aver pronunciato la stessa, identica, frase.

Per un attimo gioco con il pensiero e mi chiedo se l’uomo, che ha finalmente raggiunto la porta d’uscita, fosse veramente passato due volte. E se…

…“Perché ricordiamo il passato e non il futuro? Siamo noi a esistere nel tempo o il tempo esiste in noi?” Queste, le due domande fondamentali alla base de “L’ordine del tempo” il libro di Carlo Rovelli che stavo leggendo in quel momento.

Dopo “Sette brevi lezioni di fisica” che hanno avvicinato il grande pubblico a tematiche considerate esclusive, “L’ordine del tempo” ha l’ambizione di condividere con tutti le più recenti evoluzioni del concetto di tempo.

Un libro che si fa leggere benissimo. Una scrittura per tutti. Per i più curiosi anche le note con le formule, ma sono alla fine del testo e per niente ingombranti.

Che forma ha il tempo? E’ un cerchio, una linea, diverse linee, una forma bidimensionale o tridimensionale…

Si parte da Aristotele: “Il tempo è solo misura del cambiamento”, poi Newton: “C’è un tempo che scorre anche quando nulla cambia”. Fino al pensiero di Einstein e la teoria, formulata anche da Rovelli, della gravità quantistica a loop.

Non mancano riferimenti scientifici, citazioni letterarie e simpatiche illustrazioni.

Se in passato la letteratura si è lasciata ispirare da teorie scientifiche, con questo testo sta accadendo il contrario. E’ la scienza a cercare un maggiore scambio.

Carlo Rovelli è Pop. Interpretando in pieno il vero senso del Pop. Rendere popolare qualcosa che non lo era affatto. Avere la capacità e l’intelligenza di parlare a tutti. Mettere le proprie conoscenze a disposizione di tutti.

Il tempo t non è e non può essere un tema ad uso e consumo esclusivo della scienza. E’ qualcosa che riguarda tutti. Fa parte della vita quotidiana di tutti.

“L’ordine del tempo” è un libro che porta il lettore ad osservare il mondo con altri occhi.

Ognuno di noi percorre la propria strada e vive il proprio, intimo, tempo. Ognuno di noi ha il proprio orologio. Capire questo fino in fondo vuol dire rispettare anche il tempo degli altri. I lenti passi di un anziano signore che ha visto due guerre e la corsa frenetica della ragazza in ritardo.

Dubbio, curiosità, osservazione. La bellezza della scoperta.

La bellezza di accendere nuovi sguardi. Di imparare a vedere con occhi differenti, mai indifferenti.

Non è poi, il tempo, alla base di ogni fatica letteraria? La scrittura, l’eternità della parola, della poesia. Le uniche cose in grado di cambiare il mondo.

Come spiega lo stesso autore: “Forse una radice profonda della scienza è la poesia, saper vedere al di là del visibile”.

Un libro che impone pause necessarie a riflettere su quello che si sta per assimilare.

Il mondo non sarà più lo stesso, crolleranno certezze, arriveranno nuove domande.

“Perché tutto quello che inizia poi finisce. Quello che soffriamo non è né nel passato né nel futuro: è lì ora, nella nostra memoria, nelle nostre anticipazioni. Aneliamo all’atemporalità. Soffriamo il passaggio; soffriamo il tempo. Il tempo è dolore. Questo è il tempo, e per questo ci affascina e ci inquieta, e forse anche per questo, lettore, fratello, hai preso in mano questo libro. Perché non è altro che una labile struttura del mondo, una fluttuazione effimera nell’accadere del mondo, ciò che ha la caratteristica di dare origine a quello che noi siamo: esseri fatti di tempo. A farci essere, a regalarci il dono prezioso della nostra stessa esistenza, a permetterci di creare quell’illusione fugace di permanenza che è la radice di ogni nostro soffrire”.

Dedicato al signore che comprava Telepiù e che, da un po’, non passa più.

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