Egan Bernal, il predestinato che ha vinto il Tour

Lo chiamano il Messi del ciclismo. Lui è Egan Bernal, 22 anni da Zipaquirà (una città a circa 50 chilometri da Bogotà, 3mila metri d’altitudine) il primo colombiano a vincere il Tour de France, la Grande Boucle, l’evento sportivo più importante al mondo dopo Olimpiadi e Mondiali di calcio.

Stiamo parlando di un predestinato: il paragone non sembra pesare sulle spalle – all’apparenza esili – di Egan soprattutto per come ha gestito la corsa a tappe francese. Lo scorso anno è andato a scuola da Froome e Thomas, questa volta ha mostrato di aver imparato la lezione. Et voilà, la maglia gialla è servita sugli ChampsÉlysées. Due scatti secchi e decisi prima sul Galibier e poi sull’Iseran (montagne storiche del Tour), una discreta capacità di tenere a cronometro e il sangue freddo tipico dei campioni. Bernal è il più giovane vincitore del Tour dal dopoguerra a oggi. Prima di lui ci erano riusciti solo Henry Cornet e François Faber.

Un predestinato, appunto. Chi conosce bene il ciclismo si è ben presto reso conto delle qualità di questo giunco colombiano: a scovarne il talento sono stati dapprima i procuratori Paolo Alberati e Maurizio Fondriest (che lo individuano durante le gare di mountain bike), poi Gianni Savio che lo porta all’Androni Giocattoli (grande fucina di talenti del ciclismo). I primi graffi al Tour dell’Avvenire 2017 quindi nel 2018 il passaggio al Team Sky (oggi Team INEOS) e la partecipazione alla Grande Boucle al fianco di Chris Froome e Geraint Thomas. Avrebbe dovuto partecipare anche al Giro d’Italia 2019, ma una caduta ne ha frenato il progetto. Quindi di nuovo il Tour e il successo che lo consacra definitivamente.

Ha vinto e ha soprattutto convinto in una squadra che non è parsa granitica come gli ultimi anni (anche se poi ha occupato i primi due gradini del podio). Solitamente i suoi compagni in maglia rossa e nera sono abituati a condurre la corsa e a tenerla bloccata soprattutto in salita imponendo un ritmo infernale. Questa volta un francese, Julian Alaphilippe, ha provato a rompere un monopolio che dura da otto anni (unica eccezione la vittoria nel 2014 di Vincenzo Nibali). Ci è riuscito fino alla salita del Galibier: si è dovuto arrendere al piccolo Egan che ha attaccato come sanno fare gli scalatori puri. Uno scatto sul Galibier, andatura danzante sui pedali e via a recuperare i minuti che lo dividevano dal sogno. Altro scatto il giorno successivo sull’Iseran: Bernal ha capito che era la volta buona, che il treno per la gloria stava passando e che era arrivato il momento di salire in carrozza. In precedenza Wiggins, Froome e Thomas avevano costruito le loro imprese a cronometro. Egan ha trionfato come piace alla gente del ciclismo: è partito in faccia ai suoi avversari in salita e le salite sono l’essenza della bici. Ultima osservazione, ma non per importanza: Egan Bernal è nato il 13 gennaio, lo stesso giorno di Marco Pantani, il Pirata, l’ultimo a vincere Giro e Tour nello stesso anno. Non può essere un caso, anche Pantani era uno scalatore puro: il destino corre in bicicletta.

 

Foto by Sky Sport

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