Ritorna la geotermia dei venditori di pentole

Come i pantaloni a vita alta (che fanno un culo orribile) o come i morti viventi in tivù (da Magalli a Costanzo, passando per quello col ciuffo bianco, la lista sarebbe infinita), pure la geotermia torna di moda. Rieccola. Se ne sta riparlando in questi caldi e lenti e inutili giorni di mezza estate.
Il tema si era raffreddato un annetto fa abbondante. Per via di un gioco politico lungo e fastidioso che, si sa, quando la politica si muove è meglio stare fermi. Che a investire in tempi di valzer su poltrona non è mai il caso (come la penserà il prossimo incravattato?). Ora invece il quadro amministrativo trasversale è più o meno delineato (per quello che si può delineare in questo marasma), e pertanto si può tornare allegramente a dibattere e a speculare di ciò che meglio si crede. Anzi, di ciò che più conviene.

Latera, lo schifo abbandonato

Presupposto. La geotermia non è un affare conveniente, in primis da un punto di vista economico. Ed è inutile che qualche venditore di pentole in rete continui a sbandierare il contrario. O è scemo o è ben foraggiato. O, peggio ancora, entrambe le cose.
La geotermia consuma tanto e produce poco. E quindi chi la propone lo fa non per l’ambiente o per il futuro o per i posti di lavoro dei giovani (tutte cazzate), lo fa per sé e per chi rappresenta. Tanto anche se produce poco poi ci si mangia tanto coi certificati verdi. Che arrivano così, a ondate (come i secchi di pipì), una volta all’eolico, una al fotovoltaico, una al biogas e si ricomincia il giro scellerato, signora mia.
Ma fosse solo una questione economica non sarebbe nulla. Anzi, ben ti sta. Investi male e implodi presto. Fallisci. Almeno non ti dobbiamo più vedere sotto casa nostra a mettere in piedi certe schifezze (i personaggi che girano sono gli stessi ovunque e da anni, se passano per il vostro paese grattatevi nella speranza che non si fermino, a casa loro certe cose non le propongono di sicuro). Il punto invece è che non solo non produce, non solo consuma molto, ma fa anche male.
L’Amiata, dove ci portavano da bambini a respirare aria buona, è uno dei posti dove si crepa più velocemente. Secondo Enel per “errati stili di vita”. Montanari maledetti, sempre a bere grappa e mangiare cinghiale. Secondo il resto del mondo invece per gli scarichi e i residui del comparto geotermico circostante. Nel mentre, comunque, si muore e ci si ammala e si lotta contro i mulini a vento.
Dice, ma adesso le cose sono cambiate. La tecnologia ha fatto passi da gigante. Enel è il trapassato remoto. Tutto vero. Sacrosanto. Tranne che per la geotermia. Materia che il mondo intero ha praticamente abbandonato (tranne pochi casi e molto lontani dal nostro), e che invece l’Italia continua a osservare. Perché? Perché ci si guadagna. Punto. Poi che si inquinino falde, che le sostanze estratte e rigettate nel sottosuolo siano cancerogene, che le falde idriche vengano distrutte e prosciugate, che addirittura si rischino terremoti e abbassamenti del suolo, non interessa a nessuno. Anzi, interessa solo a chi si oppone e poi sarà costretto a subire tutto ciò.
Comunque. Dicevamo che si è tornati a parlare di geotermia in questi giorni. Per via di un folle impianto previsto a Castel Giorgio. Di cattivo c’è che gira gira quell’impianto si farà. Di buono c’è invece che una volta tanto la politica locale, in blocco, si sta facendo sentire. La Regione Lazio si è detta contraria da parecchio. I sindaci dei Comuni interessati e limitrofi hanno alzato la voce. Le associazioni, ambientaliste e non, hanno assicurato supporto. Dice: e allora chi lo vuole fare se tutti non lo vogliono? I venditori di pentole di cui sopra. E ok: ma se sono solo loro, non si farà sicuramente? Dipende. Perché si decide ai piani alti. Come al solito. Al Ministero.

Latera, i cancelli chiusi

Questa assurda situazione, oltre a mettere in luce lo scollamento totale della classe politica rispetto alla società (se si pensa che la destra è contraria e la sinistra tendenzialmente favorevole siamo all’assurdo) e la disinformazione di alcune poltrone (capire tutto e capirlo bene non è facile) evidenzia anche un altro fattore.
C’è un “coordinamento dei sindaci dell’Alta Tuscia contrari alla geotermia” in piedi da un paio di anni e praticamente mai utilizzato a dovere. Racchiude una decina di primi cittadini, che non sono pochi. E che sono voti. Ci sono inoltre nuovi sindaci incazzati (vedi Bagnoregio o Capodimonte) pronti a dare battaglia. Perché non allargare il fronte, darlo in mano a qualcuno nervoso e operoso, e utilizzare il coordinamento come scudo per questo e per i prossimi attacchi?
Per dire, chiuso Castel Giorgio si passerà a Farnese, a Ischia, a Latera, a Viterbo, a San Martino. Tutti progetti parcheggiati in un angolo ma non certo dimenticati. Messi in piedi da avvoltoi che altro non aspettano che la disattenzione (o l’ignoranza) del politicante di turno.
Magari una volta tanto sarebbe bene prevenire. Che a curare spesso (vedi i morti su l’Amiata) si arriva troppo tardi.

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