Viterbese che verrà, scelto Giuliano Giannichedda per la panchina gialloblu

La Viterbese riparte da Giuliano Giannichedda. Sarà lui, salvo ripensamenti dell’ultimo momento, il nuovo allenatore della Viterbese, da annunciare non appena verrà ufficializzato, la prossima settimana, il tanto atteso closing, cioè il passaggio di consegne tra la famiglia Camilli – al netto di giravolte finali che ci potrebbero anche stare e in cui una parte della tifoseria ancora spera – e l’imprenditore frusinate Marco Arturo Romano, al momento in vacanza in Grecia, unico interlocutore che il patron di Grotte di Castro abbia ritenuto all’altezza di succedergli alla guida del club della Palazzina.

Giannichedda e Minguzzi nel 2018 (foto: Il Messaggero)

A Viterbo i tifosi gialloblu, oggi un tantino spaesati dopo le vicende delle ultime settimane, ricordano più la signorilità di Giannichedda che le sue (non giudicabili, va detto) capacità di guidare la squadra: lo scorso anno, quasi al termine della stagione 2017/2018, Camilli esonerò Stefano Sottili e sulla panchina della Viterbese chiamò proprio Giannichedda, in vista dei play off. L’ex laziale, però, dopo due sole partite (un pareggio e una sconfitta) si rese conto che non c’erano le condizioni per poter costruire qualcosa di buono e stracciò il contratto. Un gesto che non tutti avrebbero compiuto e che fece trovare al patron a fine stagione il nome di un allenatore in meno sul libro paga. Troppo breve la sua permanenza a Viterbo per poterne dare un giudizio tecnico, dunque.

Dopo le poco fortunate esperienze con Racing Roma e la radiata Pro Piacenza, Giannichedda, da sempre considerato vicino al patron della Lazio Claudio Lotito, ricomincia dal “Rocchi”. Con un colpo di scena che accompagna la sua venuta: a fine maggio 2019 è stato annunciato come nuovo allenatore dell’Aprilia Racing in serie D ma proprio in questi giorni, guarda caso!, la stessa società ha annunciato di aver chiuso con lui i rapporti, affidando la squadra a un altro. Quando si dice il tempismo!

Marco Arturo Romano (foto: Tuttoreggiana)

Al di là dell’aspetto tecnico, da valutare poi, Giannichedda sulla panchina della Viterbese assume un significato importante anche sotto il profilo del cambio societario. La scelta dell’ex laziale da parte della nuova futura proprietà sembra avvalorare la tesi secondo cui tra i “sostenitori” più o meno occulti dell’arrivo a Viterbo di Marco Arturo Romano ci sarebbe – anche – proprio il patron Claudio Lotito. Il quale, lo ricordiamo, già nel 2004 – l’anno del clamoroso fallimento che ha spazzato via generazioni di giovani tifosi, nonché del Lodo Petrucci – aveva tentato di prendere la Viterbese in C2 dalle mani dell’allora sindaco Giancarlo Gabbianelli, che all’ultimo però si oppose e consegnò la società nella mani di Lillo Venanzi. Errore che la squadra cittadina ha pagato a caro prezzo (Salernitana docet), fino all’arrivo dei Camilli. Secondo questa chiave di lettura, la Lazio potrebbe trovare interessante che un imprenditore vicino a Lotito, Marco Artuto Romano appunto, riesca ad acquistare la Viterbese da Camilli. Ricostruzioni fantasiose? Può darsi. Ma non può essere solo una coincidenza il fatto che insieme a Giannichedda a Viterbo arriveranno anche il calciatore argentino – ma guarda un po’ un altro ex laziale gravitante nell’orbita lotitiana – Cristian Daniel Ledesma, lo scorso anno anche al Pro Piacenza con il mister, e i due baby gioiellini del settore giovanile biancoceleste, i classe 2000 Luan Capanni (attaccante brasiliano che ha già esordito in serie A con la Lazio di Inzaghi) e Alessio Bianchi (centrocampista coi piedi educati). Non è da escludere, poi, anche il possibile dirottamento alla Palazzina del neo acquisto laziale Luca Germoni, terzino classe 1997, riscattato proprio ieri dall’Entella e a breve di nuovo partente in prestito. In direzione Salerno (dove sta l’altro club in B di Lotito) o Viterbo?

Insomma, il legame a triplo filo della nuova dirigenza gialloblu con la Lazio sembrerebbe essere più che evidente. Ma in realtà c’è di più: si parla anche di una collaborazione possibile addirittura con il settore giovanile della Juventus. E, stando almeno a quanto ha dichiarato proprio ieri al collega Samuele Sansonetti di Tusciaweb il presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, la Viterbese avrebbe da tempo avviato con la società abruzzese di serie B – attraverso Vincenzo Minguzzi, ex ds gialloblu e uomo di fiducia di Piero Camilli – discorsi per una collaborazione finalizzata al prestito a Viterbo di elementi del settore giovanile pescarese, magari in cambio di qualche cessione illustre. Proprio al Pescara sembrano imminentemente destinati, infatti, a suggello di tale accordo, i talentuosi gialloblu sotto contratto Jari Vandeputte e Daniele Mignanelli, probabilmente a fronte non della sacrosanta contropartita economica, come vorrebbero i tifosi che non vedono di buon occhio un’eccessiva deupaperizzazione del capitale della Viterbese, ma proprio dell’arrivo di altri giovani da impiegare nel prossimo campionato sotto la guida di Giannichedda.

Insomma, la Viterbese del futuro, è chiaro, sembra intenzionata a puntare soprattutto sugli anni verdi. Sui contributi della Lega per gli under e sui prestiti, cioè, di giovani più o meno pronti per la categoria da club di categoria superiore in buoni rapporti con la gestione Romano. Giovani magari da mixare, ma senza esagerare, con qualche giocatore over più esperto. Come Simone Palermo, ancora sotto contratto con la Viterbese, che potrebbe restare anche l’anno prossimo. O come Cristian Ledesma, che a 37 anni di esperienza ne ha da vendere. Niente di sconvolgente, per carità, succede in tantissime società di serie C ed è anche la formula più comune per la sopravvivenza di numerose squadre in questa categoria.

Diciamolo subito: alternative non ce n’erano. Di persone che hanno dimostrato all’attuale proprietà di poter avere la solidità di mantenere la Viterbese prima di Marco Arturo Romano non ne sono arrivate, o per lo meno Piero Camilli non le ha ritenute all’altezza. Ci fidiamo del suo giudizio. Pertanto, di fronte alla prospettiva di sparire, ora o magari tra un anno dopo una stagione con soli giovani in prestito, a causa della volontà del patron di Grotte di lasciare la Viterbese e il calcio (anche se credere che davvero ne resti fuori è impossibile: lo rivedremo al timone altrove?), anche diventare la squadra satellite di club di categoria superiore come Lazio e Pescara può legittimamente sembrare una soluzione migliore. Per carità. Al momento è anche l’unica.

Però. Perché c’è un però, anzi più di uno. Però nessuno deve dimenticare che il calcio è fatto soprattutto di emozione. Di sogni. Di ambizioni. Di sentimento. Di partite e stagioni in cui esiste un obiettivo, qualunque esso sia, da raggiungere insieme – società, squadra, tifosi -, con sentimento. Con emozione, appunto. Viterbo è una piazza difficile da stimolare, inutile negarlo. Ma ha dimostrato di saper rispondere, quando è servito. Dopo le tribolazioni delle scorse settimane, dopo l’addio (al condizionale, per ora) di Camilli, dopo il cambio di proprietà, per sperare di vedere il “Rocchi” pieno, la nuova società ci dovrà almeno provare a conquistare il pubblico con i risultati, con la serietà di un progetto chiaro, e soprattutto con la dimostrazione di un senso di appartenenza che metta la Viterbese davanti a qualsiasi altra esigenza. Davanti anche agli interessi di squadre più blasonate. Davanti anche all’ipotesi di avere in rosa e di dover far giocare solo giovani di altre società, ragazzi da valorizzare e poi da far tornare alla base dai legittimi proprietari, che ci faranno giustamente cassa. Loro. Rendendo in cambio alla Viterbese solo la possibilità di esistere, di continuare a sopravvivere. Come un satellite destinato a vivere nell’orbita di un più grande pianeta di riferimento.

La cattiva ragazza

 

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