Lo spettacolo della realtà

Il primo della serie Racconti grotteschi da leggere sotto l’ombrellone.

Solo un ponte collegava quello strano borgo al resto del mondo.

Un modello turistico perfetto. Una persona, un bip alla cassa del supermercato. Arrivarono a migliaia, centinaia di migliaia, milioni.

Il crollo del ponte fece scalpore.

97 morti. I martiri del ponte festivo.

Finito il frastuono e una storiaccia di inconcludenti indagini per individuare i responsabili dell’incidente, il dirigente del dipartimento “Turismo applicato a piccoli paesi che stanno morendo” dell’Università Teverina Tre, decise di cambiare piano. Riunì il suo staff intorno ad un lungo tavolo.

“Ok. Non abbiamo più il ponte. Troviamo una soluzione prima di ottobre altrimenti niente finanziamenti eurasiatici”.

Passarono mesi di analisi statistiche, matematiche, umanistiche, culturali, enogastronomiche, organolettiche, catastali, vitivinicole e ambientali.

Finalmente, in settembre, il progetto definitivo.

L’unico problema era quello dei cadaveri in decomposizione. Dopo il disastro si erano dimenticati dei visitatori rimasti intrappolati all’interno. Senza ponte non si era salvato nessuno e non era presente un cartello che indicava la salvezza.

Decisero di ingaggiare una ditta di disinfestazioni per ripulire tutto il selciato da ossa e scheletri. Non che ci fosse nulla da disinfestare ma la Disinfest Spa era l’unica ditta, oltre all’esercito, che possedeva un dirigibile.

Il dirigibile era l’unico mezzo che poteva raggiungere il paese e non si poteva scomodare l’esercito che aveva tutti i mezzi impegnati nella guerra di Francia. A Parigi i paracadutisti italiani combattevano le periferie mentre spagnoli e tedeschi difendevano il centro, i primi a Ovest, i secondi a Est.

In un paio di giorni la Disinfest Spa recuperò tutti i corpi e li smaltì nella discarica situata all’interno della valle. Un lavoro molto vantaggioso visto che, subito dopo, la ditta di disinfestazioni ampliò la propria attività entrando nel ramo del commercio di potenti reflex. Cambiò il nome in Photodisinfest Spa. Per inaugurare la nuova attività, venne organizzata una grandiosa festa della birra. Erano presenti anche autorità e dirigenti dell’università che, tra un boccale e l’altro, presentarono il  nuovo progetto.

L’idea era quella di portare nel borgo una ventina di persone con viveri limitati e poche possibilità di sopravvivenza. Una competizione che avrebbe portato ad un solo vincitore.

Il medico incaricato alla gestione del tempo di vita dei concorrenti ha spiegato che le condizioni potrebbero essere ideali per la sopravvivenza di un quarto delle persone e che, tempo un mese, e sarebbe rimasto solo il più forte, il vincitore. Dopo che il matematico spiegò le frazioni a tutti i presenti, ormai acutamente ubriachi, ci fu un grandissimo applauso. Il progetto era piaciuto, l’applauso venne prolungato fino all’imbarazzo.

L’Università aveva il finanziamento e poteva sopravvivere. La festa della birra continuò per le successive tre settimane. Smaltita la sbornia, via al progetto che si chiamava ufficialmente “Lo spettacolo della realtà”.

Inebriati dai fumi dell’alcool i dirigenti dell’Università si erano dimenticati di dire che i concorrenti erano analfabeti con problemi cognitivi e la fobia delle persone.

La Photodisinfets Spa li calò nel piccolo borgo con il dirigibile aziendale. Tutti potevano seguirli sul canale di punta della Tv di Stato. Anche la guerra era stata sospesa per l’inizio de “Lo spettacolo della realtà”.

Dopo qualche giorno i concorrenti cominciarono a conoscersi cercando di superare la fobia che, secondo lo psicologo dell’Università, se soffocata senza essere del tutto superata, sarebbe quasi sicuramente sfogata in atti di violenza verso il prossimo. Quello che avrebbe reso lo spettacolo più spettacolare. Quello che volevano gli spettatori. I bookmaker avevano le percentuali pronte.

Gli analfabeti avevano imparato a dividere i viveri, univano le forze e stavano creando un linguaggio per comunicare.

Proprio a metà dello spettacolo la guerra di Francia vide dei risvolti in Italia. Passò il primo mese, il momento in cui erano state bruciate tutte le previsioni del medico incaricato alla gestione del tempo di vita dei concorrenti che, purtroppo per lo spettacolo, erano ancora tutti in vita. Ma la guerra avanzò. L’esercito di sua maestà la Regina d’Inghilterra attaccò il comparto libico di transito in Molise. Sembrava un attacco isolato ma fu un attacco molisato che infiammò lo storico conflitto tra operatori ecologici e vegetariani che, rinforzati rispettivamente da astemi e macellai, questi ultimi insieme ai vegetariani sterminarono i vegani richiamando la vendetta dei farmacisti e così via fino a radere al suolo l’intero stivale. Poi scoppiò la guerra nucleare che sterminò l’Eurasia e il medio Oriente, poi l’Oriente morì sotto i colpi dell’America che morì sotto i colpi dell’Oriente.

Una carneficina.

Erano rimasti solo una ventina di analfabeti. Avevano costruito casa, seminato orti e un paio di loro aspettavano dei bambini. Ignari di tutto quello che era successo nel mondo.

Lo spettacolo della realtà.

Gli ultimi uomini sulla terra avevano la fobia delle persone.

E avevano ragione.

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