Recensioni a “pizza e fiki”

…dalla libreria della signora Giovanna

A casa mia i Florio erano quelli della omonima targa. L’appassionato di corse in famiglia leggeva su Autosprint le cronache di questa corsa e  parlava, poi, delle imprese del Preside volante, il pilota siciliano Vaccarella, molto famoso. Si parla di qualche anno fa e, a dire la verità non so se la targa Florio si corra ancora.
Quando a maggio è uscito ‘I Leoni di Sicilia’ ci sono stati cori di giudizi positivi ovunque. E’ subito salito al primo posto elle classifiche, soppiantato solo dalla ‘corazzata’ Camilleri, in seguito.
Ma io mi sono detta: “che ci faccio con un libro che parla della famiglia del Marsala o del premio per una corsa automobilistica?Francamente me ne infischio”.
Credevo fosse una agiografia. Mi sono dovuta ricredere del tutto. Sulla mia strada è capitato di imbattermici e ho accettato la sfida.
Mi ha subito preso ed incantato. Si provano durante la lettura i sentimenti più diversi nel leggere le vicende della famiglia.
Ma c’è anche l’arricchimento culturale, che non è poco.
I motivi per appassionarsi alla lettura sono molti.
Inizio ad elencarli :
– Ogni capitolo, ma forse è meglio chiamarli ‘tomi’, inizia con un titolo, gli anni che sono oggetto di narrazione e poi un proverbio siciliano  con traduzione in italiano a fianco, attinente ai fatti.
– All’inizio di ogni capitolo una pagina in carattere corsivo è dedicata ai fatti storici accaduti in Italia e nel Regno delle due Sicilie.
– La Storia con la S maiuscola che precede la storia della famiglia Florio. Questo modo di tenerle separate mi è piaciuto molto, anche se non mancano altri riferimenti agli accadimenti nel corso dei capitoli stessi.
Stefania Auci è la scrittrice di questo romanzo, siciliana, che “ha incardinato la trama su fatti storici che riguardano i Florio,
 conoscibili e descritti da decine di libri”.
Il romanzo è frutto della fantasia  della autrice che ha cercato di ricostruire la vita di una famiglia, di Palermo e di una epoca.
La famiglia Florio è originaria di Bagnara Calabra, vive di commercio  prevalentemente per mare. Tra le varie merci le spezie, che importano da vari luoghi lontani e servono il mercato di Palermo, sono quelle più importanti, anzi, preziose, perchè vengono usate nel campo delle cure delle malattie.
Ignazio Florio, sposato con prole e Paolo, suo fratello, decidono di trasferirsi a Palermo per dare più ampio respiro alla loro attività, animati da grande fiducia nelle loro capacità.
Sono onesti, intraprendenti e guardano al futuro.
Da questo nasce tutta la narrazione della storia dei Florio che si snoda attraverso due generazioni complete.
So che sembrerà banale se uso il termine affresco per indicare cosa sia il tutto, ma è così.
Le vicende dei vari personaggi sono articolate. C’è spazio per le riflessioni più intime per le conversazioni private e pubbliche, per i progetti per migliorare e far crescere la ricchezza della famiglia.
Dai profumi del mare agli odori delle spezie, dai colori delle abitazioni alla luce della meravigliosa Palermo nelle varie ore del giorno e nei vari mesi e stagioni dell’anno.
Spesso l’autrice dona generosamente tutto questo al lettore per farlo calare completamente nell’atmofera degli anni che dalla fine del’700 vanno a Garibaldi e alla sua presenza in Sicilia, per scacciare i Borboni.
I sentimenti che suscita la lettura de “Ileoni di Sicilia” sono i più diversi e contastanti.
Il leone viene scelto nello stemma che la famiglia si crea. Il cruccio più grande, infatti, è non essere nobili e sentire il disprezzo, per questo, degli aristocratici Mala ricchezza accumulata negli anni, mai scalfita da crisi, solida, onesta, li premia.
Quindi nel romanzo c’è grande attenzione per le scelte che Ignazio e Paolo compiono in campo economico. Anche  qualche intuizione, come il mettere il tonno pescato, sotto olio per conservarlo indica la mentalità aperta al nuovo della famiglia.
C’è tanto altro, ma tanto.
La scrittura di  Stefania Auci è solida, matura, capace di passione e grazia al tempo stesso.
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