Parliamoci chiaro, difendere la Ferrero è inutile

Che sarebbe un po’ come sostenere che Pacciani lo faceva per amore

Dunque. Riassuntone. L’Internazionale pubblica un reportage. Il sindaco Stelliferi si incazza e minaccia querela. A Caffeina se ne parla in una specie di convegno. E tutti in pratica dicono che Stelliferi c’ha poco da denunciare. Poi il silenzio. E questo è più o meno tutto sull’argomento della settimana. Quella passata chiaramente. Perché se non se ne parla più significa che siamo andati oltre, che stiamo divorando l’argomento nuovo.
Ah, giusto, ma il nocciolo della questione quale era? Che ce lo siamo scordati. Le nocciole. E quindi i Cimini. E quindi i pesticidi. Il lago di Vico. I noccioleti che spuntano ovunque. Gli interessi di pochi. La salute di tutti.
Proviamo a mettere un po’ d’ordine.

La copertina incriminata

Punto uno. Anzi, punto zero. Il reportage di Liberti su L’Internazionale è fichissimo. Lui non giudica mai, ma spiega solo come stanno le cose. Senza puntare il dito (quindi fossi io, per dire, non lo denuncerei, non vi sono i presupposti, che spesso sono quelle cose che si mettono prima delle supposte).
Due. Parlare di Ferrero, o se volete di Nutella, e pensare che si stia parlando di agricoltura, è errato. Sbagliato. Sciocco. Le pratiche agricole sono una cosa, i noccioleti visti per come si sono sempre visti qua sono un’altra. Che è industria. E non agricoltura. E poco importa che c’erano e ci sono centomila piccoli proprietari terrieri. Comunque conferivano e conferiscono (prima Stelliferi, ora Ferrero) il loro raccolto ad uno solo. Poi sì, non è uno ma sono tipo tre. Ma io non paragonerei mai e poi mai DeaNocciola con Ferrero. Sarebbe come paragonare L’Arenone con il Times di New York.
Tre. Che modello propone Ferrero? Un modello insostenibile. Perché spinge a “trattare” il prodotto che poi ti compera. Nel senso, Ferrero del bio se ne fotte (DeaNocciola no, lei lavora solo bio). Tanto la Nutella comunque la vende. E quindi perché interessarsi a delle nocciole che in bio sicuramente costerebbero di più? Masticazzi, direbbero a Cambridge.
Quattro. Come mai queste nocciole sono ovunque e crescono a vista d’occhio? Perché la politica dei piani alti e delle zucche pelate ha ben pensato di finanziare i nuovi impianti, che però sono in bio per i primi cinque anni, quando in pratica non producono. E poi? Poi la gente uscirà dal bio perché non conviene, e comincerà a trattare. Perché se non tratti, tanto o poco, non raccogli o raccogli poco. Nelle colture intensive purtroppo così funziona e così ha sempre funzionato. Per conferma chiedere a chi vive (o muore) sui Cimini.
Cinque. Come finirà? Difficile dirlo. Per esempio però Liberti parla chiaro, spiegando come sono andate le cose in Turchia. Laddove prima chi aveva quattro nocciole era ricco, poi è arrivata la Ferrero e adesso fa la fame. Dice, ma la Turchia è lontana. Vero. Ma io in quasi 40 anni di vita non ho mai visto uno che c’aveva una cosa che pochi c’avevano e che poi quando ce l’hanno avuta tutti quella cosa aveva ancora lo stesso valore. Negli anni ’80 i kiwi erano tipo frutta esotica, costavano un sacco di soldi. Adesso te li tirano. A breve sarà lo stesso coi melograni, potete giurarci. Quando una merce ce n’è tanta, il prezzo crolla.
Oltretutto la storia insegna pure che quando c’è un monopolio di norma a guadagnare è uno solo, quello che sta a capo. Perché lui prende tutto, e lui decide il prezzo. Ovvio poi che quando si presenta per entrare non è che dice: “Oh, ciao. Vorrei comprare ogni nocciola che avete e farvi diventare poveri. Posso?”.
Ma queste, chiariamolo, sono proiezioni solo mie. Di un umile e semplice contadino che scrive su un blogghetto per passione. Altri colleghi ad esempio, col supporto del ministro di turno, hanno scritto che Loacker più nocciole in Toscana sarebbe una svolta. Magari per loro due (giornalista e politico). Glielo auguro. Ma difficilmente penso per il resto del mondo, che si troverà il wafer non dico dove.
Sei, e chiudiamo: l’ambiente. Questo è il punto più importante. Perché i soldi vanno e vengono e la gente crepa e nasce (spesso anche ammalandosi) ma il mondo invece, lui risente sempre a lungo termine dei nostri capricci. Perciò: quanto inquinano le nocciole? A sentire quelli che difendono Ferrero, che poi sono quelli che o facevano lo stesso lavoro prima, o ci lavorano insieme ancora adesso, coltivare nocciole non è inquinante. O comunque meno di altro (che non è una giustificazione, oppure è una giustificazione patetica tipo “sì, tradisco mia moglie, ma il suo ex la tradiva di più”). Resta però il fatto che io scrivo da più di dieci anni e che da quando ho cominciato mi ricordo che lassù sui monti già organizzavano fiaccolate per sensibilizzare le genti sul problema. In molti e tutti belli istruiti dicono poi che il lago di Vico è bello che morto. Se non bastasse anche il prefetto ha appena chiesto lumi su come vanno le cose, l’università pare parecchio incazzata, un giornalista de L’Internazionale ci è partito da vai a capire dove, e bla bla bla, bla bla bla, bla bla bla.

Stefano Liberti

Sarebbe interessante quindi, per dire, mettere in piedi uno studio sulla salute dei cittadini dell’area. Spostiamoci di montagna: sull’Amiata da quando c’è la geotermia i tumori sono aumentati vertiginosamente. Ora, secondo Enel (proprietaria degli impianti) il problema sta negli improvvisi “errati stili di vita” (prima della geotermia erano puri e casti). Ma almeno uno qualche domanda se la pone.
Sarebbe poi interessante capire come mai ci sono tante frane. Esattamente come in quei posti dove trattando a bestia il terreno (erbicidi, glifosati e zozzure varie) si finisce per ammazzare tutto. E se niente regge, la terra viene giù.
Sarebbe fico anche vedere due dati sull’acqua. Giacché uno o ci fa il bagno o la beve.
Sarebbe buono infine di parlare con chi coltiva da sempre le nocciole. Perché per dire, qui al confine con la Toscana, che prevalgono invece gli olivi, le regole ataviche di chi è fuori dal bio sono più o meno queste: se in etichetta c’è scritto che posso darlo due volte lo do quattro. Se c’è scritto un litro per ettaro facciamo uno e mezzo, ma anche due.
Chiusura amarcord: una volta non si trattava (prima del boom economico e cerebrale). Si raccoglieva a mano setacciando. Adesso si va con quelle macchinette con le spazzole. Che a terra non devono trovare altro che nocciole, niente erba.
Ma l’erba se la tagli non continua a nascere? Si. E se gli dai il secca-tutto dopo un po’non ritorna? Si. E allora perché lì sotto non c’è mai? Non c’è mai come gli olivi in Puglia. Quelli che a forza di dargli l’antibiotico al primo virus diverso (xylella) che è passato sono morti tutti.

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