Sorelle d’Italia, due gol contro i pregiudizi

Tutti pazzi per il calcio femminile. In Italia è scoppiata la mania: oltre 3,5 milioni incollati alla tv per vedere l’esordio vincente delle azzurre contro l’Australia. E poco importa che era la prima vera domenica d’estate e che sotto l’ombrellone si stava meglio. Di calcio non ne sappiamo fare a meno, quindi la partita si vede con ogni mezzo possibile e la tecnologia da questo punto di vista aiuta tanto. È stata gara vera che ha sovvertito tutti i pregiudizi che il calcio femminile si portava appresso: inutile elencare le inutili considerazioni sul fatto che le donne non reggessero il paragone con i colleghi uomini e amenità simili. Vale solo la pena ricordare – affinché non si ripeta mai più – l’infelice (eufemismo) frase dell’ex presidente della Figc Carlo Tavecchio “la donna si riteneva un soggetto handicappato rispetto al maschio sulla resistenza, sul tempo ed espressione anche atletica, invece abbiamo riscontrato che sono molto simili”. Ecco, magari, questa sì la riponiamo nel cassetto dei pregiudizi.

Si è infatti avuta la netta sensazione che qualcosa stesse cambiando per davvero. Le donne – anche nel calcio – nulla hanno da invidiare agli uomini. Hanno dimostrato forza, carattere, coraggio. Hanno vinto e lo hanno fatto nel modo più bello che ci sia: un gol di testa al quinto minuto di recupero. Una goduria perché segnare mentre sta per suonare il gong è qualcosa di unico, regala una adrenalina indescrivibile. E che sia una donna o un uomo a mettere la palla in porta non cambia di molto la questione. Ha vinto l’Italia, ha vinto la squadra del nostro Paese e queste ragazze ci rappresentano. Ci rappresenta il capitano Sara Gama, padre gongolese e mamma triestina, ci rappresenta Barbara Bonansea, attaccante di professione che per due volte ha trafitto l’Australia, ci rappresenta il ct Milena Bertolini, che ha mostrato freddezza nei momenti più difficili e che ha dato un’anima a questa squadra.

Il cambiamento di mentalità è stato anche frutto della lungimirante decisione dell’Uefa che ha letteralmente costretto le federazioni a obbligare le grandi società a mettere in piedi un vero e proprio settore femminile. E così sono spuntate le squadre femminili di Milan, Juventus, Roma, Fiorentina, Sassuolo e il livello è improvvisamente cresciuto. Ma le nostre ragazze ricevono offerte da tutto il mondo. Due soli esempi Bonansea è stata cercata dal Lione, Linari gioca nell’Atletico Madrid. Insomma un movimento che è in piena fase ascendente ed è solo all’inizio della scalata. Paradossalmente adesso arriva lo step più difficile. Dopo la sbornia è necessario mantenere elevato il target, migliorare ulteriormente sotto tutti i punti di vista, portarsi al livello di Francia, Stati Uniti, Australia. Tanto per capirci: le giocatrici australiane per contratto non possono giocare in Italia poiché la loro federazione considera il nostro campionato troppo scarso. In Australia ci sono 112mila tesserate di cui 84mila solo nei settori giovanili. Numeri che in Italia possiamo solo immaginare, allo stato attuale. Ecco perché quella di Valenciennes è stata un’impresa sportiva. Per questo è necessario lavorare con ancora maggiore efficacia. Altrimenti i due gol di Barbara Bonansea non serviranno a nulla: diventeranno solo uno sbiadito ricordo di una domenica di inizio estate.

 

Foto By Oasport

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