Recensioni a “pizza e fiki”

…dalla libreria della signora Giovanna

I libri che hanno ispirato la serie Downton Abbey, si dice siano tre. Ai piani bassi di Margaret Powell. La vera storia di D.A. Lady Almina di Lady Fiona Carnarvon. Longbourn House di Jo Baker.
Di questi, che ho cercato e sto ancora cercando, ho letto solo ‘Ai piani bassi’.
Si legge in un soffio, almeno a me è successo così.
Margaret Powell, l’autrice, è stata cuoca e prima ancora domestica, e a lungo sguattera.
La famiglia, molto povera, non può permettersi di farla studiare, siamo dopo gli anni ’10 del ‘900 e la giovane e sveglia ragazza comincia a fare vari lavori fin da piccola.
L’esperienza su cui si sofferma di più è quella di sguattera, aiuto-cuoca e poi cuoca; perchè Margaret, decide, avanti negli anni di fare la sctrittrice e scrivere, tra l’altro un memoriale.
La cucina delle case viene descritta in tutti i particolari, così pure le cuoche da cui dipendeva. Nelle case di ricchi borghesi o di nobili di Londra o zone limitrofe, nei tempi andati, non so se ancora oggi, le cuoche erano donne decise, grandi organizzatrici di grande esperienza. La preparazione di pasti sontuosi, per numeri a volte considerevoli di invitati era frequente. Un pranzo o una cena sfarzosi e curatissimi avrebbe portato a giudizi, nei confronti dei padroni di casa, altamente positivo. Non solo salotti sfavillanti, ma tavole imbandite alla perfezione erano oggetto di preparativi attenti.
Margaret è una ragazza intelligente; osserva tutto nelle case in cui si trova a lavorare. E mentre lava pentole e piatti nota i comportamenti dei suoi datori di lavoro: alcuni ‘padroni’ la trattano in modo scostante, altri sono corretti e rispettano i dipendenti che non sono schiavi, li pagano in modo giusto, arredano le loro stanze non con scarti, ma con mobili dignitosi, fanno doni a Natale.
Certo la giovane sguattera si chiede il perchè ci siano destini così profondamente diversi tra gli esseri umani. Ma le sue riflessioni sono pacate, non è rabbiosa. Dal canto suo si comporta come una ottima lavoratrice, ciò non toglie che si licenzi quando si sente maltrattata e cerchi sempre di crescere e apprendere.
Crescendo comincia a credere che si può avere minore disparità sociale. Nel frattempo diventa cuoca mettendo a frutto le sue capacità e la voglia di migliorare la sua posizione economica e professionale. Sviluppa una sorta di femminismo, nel tempo. Ma il termine non è esatto: vorrebbe che ci fosse parità totale, niente di più. E questo principio di uguaglianza anima anche le sue idee a proposito dei datori di lavoro, quelli dei piani alti.
Il libro fu pubblicato in Inghilterra nel 1968, in Italia, invece, solo dopo il successo di D.A è arrivata questa autobiografia.
I piani bassi del titolo si riferiscono a quelli dove si trovano le cucine e, spesso, le stanze del personale di servizio.
Non so dire se è vero che il romanzo abbia ispirato lo sceneggiatore di D.A. Certo è che Margaret descrive la cucina e la cuoca, nei vari posti in cui ha lavorato in modo abbastanza simile al luogo e alla persona della famosa serie, se non altro, per i ritmi frenetici di lavoro… Rispetto al racconto degli anni in cui presta la sua opera come sguattera, quello dedicato al periodo di Margaret come cuoca è più breve, segnato dall’impegno a fare bene, anche se all’inizio deve improvvisare e fare i conti con l’inesperienza.
Interessante questa lettura senza autocompiacimenti, molto composta ed equilibrata.

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