Recensioni a “pizza e fiki”

Dalla libreria della signora Giovanna

A marzo Antonio Manzini, il noto scrittore, era ospite del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università della Tuscia per raccontare del suo rapporto con la scrittura e dei suoi romanzi. Un incontro piacevolissimo a cui ho assistito con vero gusto…
Ad una domanda riguardante gli ultimi libri letti, Manzini, un uomo gradevole, spontaneo, se posso permettermi di dirlo, normale, nel senso di uno che non se la tira per niente, ha ha fatto il nome di Daniele Mencarelli.
Confesso che non ne avevo sentito parlare mai. Il titolo del libro che gli era piaciuto: ‘La casa degli sguardi’.
Mi sono subito fidata del papà di Rocco Schiavone.
Daniele Mencarelli è un poeta e ‘La casa degli sguardi’ è il suo primo romanzo.
Non vorrei sbagliare, ma credo sia in gran parte autobiografico. Circa un anno di vita dell’autore viene raccontato senza ipocrisie, senza pietà per sè stesso e senza giustificazioni.
Daniele, protagonista narra in prima persona. E’ un poeta, ma da tempo si è perso nell’alcol, dopo aver provato anche la droga e non ha più la forza di scrivere.
Con frequenti retrospezioni il lettore conosce il passato recente di un giovane uomo di grande sensibilità, di grande fragilità, che al momento in cui inizia il romanzo è completamente in balia di un bere smodato e rabbioso. Combina molto spesso dei guai grossi che lui stesso racconta (incidenti, pestaggi, turpiloquio).
La famiglia è sgomenta; il padre lo affronta, la madre è sfinita, molto preoccupata, i fratelli che hanno le loro famiglie sono partecipi, quando devono prendere decisioni serie.
In un momento di lucidità Daniele telefona ad un amico giornalista e gli chiede aiuto; vuole un lavoro, dato che, al momento, la sua carriera di poeta è ferma perchè lui non è in grado di fare nulla. Prova a illudersi e ad illudere i suoi genitori che si sta impegnando per tirarsi fuori da una situazione sempre più pesante.
Non sembra crederci molto, però.
Gli viene trovato un lavoro: farà le pulizie all’Ospedale Bambino Gesù, inserito nella cooperativa che assicura con vari turni nell’arco delle 24 ore tutto quello che si deve fare, e che va fatto, al meglio, in un ospedale dove ci sono malati e sono bambini, per di più.
Il lavoro è faticoso, ingrato, lo mette alla prova, ma non si sottrae affatto. Ci mette tutto l’impegno e la forza che ha. Supera la diffidenza dei colleghi che inizialmente lo mettono alla prova, urtati dal fatto che è entrato per raccomandazione.
Il primo giorno di lavoro avviene l’impatto con il dolore: in una cappellina all’interno degli spazi ospedalieri una famiglia piange intorno alla bara di una bambina vestita con gli abiti della prima Comunione. Tenendosi in disparte Daniele soffre per la bimba, per la famiglia e per se stesso.
Fin qui, direte, tutto abbastanza normale. Il racconto fila e sembra che non sia nulla di particolare.
Invece no.
Inizia il cambiamento di Daniele. Quello che intravede, o immagina, girando nell’ospedale lo turba, lo costringe a pensare alla sofferenza dei bambini che sono ricoverati.
Ed intanto più passano i giorni più la freddezza che aveva segnato i rapporti con i colleghi si stempera. L’ostinato mutismo nei loro confronti diventa condivisione quotidiana di fatica e sano cameratismo. Anche i suoi compagni di lavoro hanno le loro storie personali, i loro affanni.
Continua a bere, ma si impone di farlo prima solo alla fine del turno, poi solo nel fine settimana, quando non lavora.
Naturalmente più volte ricade nel bere e lo fa fino all’abbrutimento, fino a combinare casini veri e propri.
Un giorno conosce Toc Toc…
Sarò considerata sadica, lo so, ma mi fermo.
Non è un libro qualsiasi.
Leggendolo si prendono parecchi pugni nello stomaco, ci si incavola di brutto con questo Daniele che da anni continua a distruggersi, con la conseguenza che ha rovinato la sua vita. Non sa bene perchè si comporta in questo modo. A volte si rende conto della immensa sofferenza che sta causando ai suoi genitori, a volte è rabbioso verso di loro e aggressivo da ubriaco e da sobrio.
La scrittura di Mencarelli è molto coinvolgente, anche se dura. Confesso che è stato doloroso leggere il racconto di cosa riesce a fare Daniele in preda all’alcol, cosi come è stato doloroso leggere le reazioni della madre impotente davanti al figlio.
Ma chi avrà voglia di leggere e andare fino in fondo troverà qualcosa, scoprirà che Daniele rinascerà trovando la forza di fare, di dare agli altri quello che ha nel cuore e nella testa.
E’ nel duro lavoro, nella presenza dei piccoli pazienti, nella solidarietà dei colleghi che Daniele, lo scrittore, fa trovare a Daniele protagonista la via per uscire dall’angoscia esistenziale.
Il libro è uscito nel 2018, Edizioni Mondadori.

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