Cara Selvaggia Lucarelli, stavolta (forse) hai toppato

La storia più o meno la conosciamo tutti. Ma forse un riassuntino prima di approfondirla non fa male. Dunque, il tema portante è quello degli assorbenti per le donne. Trattati come “bene di lusso” da un Governo che tenta di sforbiciare qua e là l’Iva al fine di racimolare consensi in vista delle imminentissime elezioni Europee (e Comunali). Proprio gli assorbenti, fulcro della discordia, restano tassati sopra il 20%, fuori dalle suddette paracule sforbiciate. A differenza di altre cose (tipo le lamette da barba) che invece risiedevano già o scendono ora al 4, tra gli oggetti considerati “di prima necessità”.
In rete scoppia la solita sterile polemica. Il 5 Stelle Francesco D’Uva ci casca con tutte le scarpe, e spara a zero suggerendo al mondo di passare alla coppetta mestruale. A chiudere la frittata delle frittate ci pensa poi lei, Selvaggia Lucarelli, che dall’alto della sua pagina Facebook pontifica sull’adepto del poro Grillo.
Questa la sintesi della replica: “Caro D’Uva, a nome di tutte le donne la ringrazio per questa idea così moderna, evoluta, contemporanea… Il riciclo è una cosa seria, mica si passa alla coppetta e poi si butta il sangue a litri nel water… Il Tevere diventerebbe lo scolo della macelleria Da Bruno… Anche quella del pannolino di stoffa è un’idea geniale… Vuole mettere un fresco, asciutto, confortevole assorbente con le ali, con un bel panno fradicio, imbevuto di sangue tra le cosce?… Ora però sono certa che anche lei vorrà invitare gli uomini a fare lo stesso. Per esempio, niente più lamette… E infine, la prossima volta che avrete voglia di trombarci in sicurezza, tirate fuori un preservativo in budello di capra...”.

Foto chedonna.it

Ora, la considerazione a monte è una sola: hanno torto marcio entrambi.
La scappata di D’Uva è fuori luogo, in primis. Perché il focus del ragionamento di chi comanda e sforbicia era stupidamente rivolto all’economia e non all’ecologia. E perciò l’acino (e non asino) pentastellato l’uscita infelice poteva di sicuro risparmiarsela. Sarebbe stato invece bello, o quantomeno meglio, se la stesso concetto fosse stato sviscerato da una pentastellata. Che almeno si evitava il vomitevole raffronto medievale uomo-donna.
In più la si poteva serenamente mettere sul piano “Approfittiamo del ragionamento per consigliare alle donne di prendere maggiore coscienza e consapevolezza del loro corpo. La coppetta è una soluzione ecologica, di prospettiva, intelligente. La storia e la cultura italiana la schifano, ma è un discorso di adeguarsi, di guardare avanti, di capire che questo mondo sta implodendo, e che se vogliamo che i nostri figli muoiano di vecchiaia e non a venti anni soffocati dalla nostra merda e dalle nostre schifose abitudini, magari è bene che cambiamo, che facciamo dei sacrifici”.
E questo è il punto. Il nocciolo della questione è guardare la cosa da una diversa prospettiva. Quella ecologista. Accezione negativa e fricchettonica per cattiva abitudine moderna, al punto tale che quando viene tirata in ballo da una bambina (non serve dire quale), si preferisce deridere la pupa, ghettizzarla e ridurla a brandelli, piuttosto che rifletterci sopra e fare mea culpa.
Qualora la Lucarelli avesse ragionato un tantino (e volendo anche studiato, o guardato altrove alla ricerca dei più bravi), avrebbe capito che la sua replica non solo è triste, ma nemmeno si regge in piedi. E la si può smontare punto per punto con una facilità disarmante che ci riuscirebbe perfino un grillino.
Proviamoci, dunque.
La coppetta conserva e non assorbe. Ciò vuol dire che la si svuota e la si lava facilmente, che non crea pruriti e infezioni, che il sangue non si “calcifica”, che se una è minimamente sensibile basta provarla per non mollarla più. Tra l’altro: una coppetta costa 20 euro e dura una vita. Quanto costano gli assorbenti di una vita?
Ma lasciamo stare l’aspetto economico, sennò poniamo la cosa sul piano dei vari Di Maio. Prendiamo invece una bilancia e proviamo a pesare un assorbente usato, moltiplichiamolo poi per quanti se ne indossano al giorno, al mese, a vita. E rimoltiplichiamo il tutto per quante donne esistono sul pianeta. Quel numeri lì, quello, è il peso di un rifiuto indifferenziato globale che lasciamo in eredità ai posteri. Ai nostri figli.

D’Uva e Lucarelli (Foto ilmattino.it)

Due, i pannolini lavabili. Non sono ferrato su quelli da donna ma presumo funzionino più o meno come quelli dei neonati. Quindi: assorbono meglio rispetto alla plastica (petrolio a contatto con culi e passere) dei pannolini considerati “normali”. Sono prodotti con materiali ecologici e riciclabili. E anche qui si può fare il calcolo dell’eredità di merda prodotta e tramandata in tonnellate.
Avanti perciò. Lamette per uomini. La soluzione è una: il regolabarba. Esempio diretto. Il mio l’ho pagato 40 euro. Lo ho comprato otto anni fa. Ancora funziona. E ha sostituito in toto le lamette. Meglio del raccomandato machete, per dire.
Chiusura, il preservativo di capra. Trombare è bello, piace a tutti. E il preservativo è utile. Non ci piove. E se fosse di budello di capra non ci vedrei nulla di male. Giacché le budella di norma ce le mangiamo o le usiamo per interventi chirurgici delicatissimi. Perché quindi non mettercele intorno al pistolino?
Cara Selvaggia, stavolta mi sa tanto che hai toppato. Sei andata a cercare quello che non c’era sulla base di stanchi e superati preconcetti. Come quelle donne che cercano la parità dei diritti ficcandosi dentro un’uniforme. La stessa che gli uomini hanno deciso di non indossare più, se non per scelta o principalmente per soldi, da un bel pezzo.
Prova la coppetta, dammi retta (che fa pure rima). Fallo con coscienza per chi verrà dopo di te. La troverai una scelta moderna, evoluta e contemporanea. Molto meno fradicia di un volatile post con le ali su Facebook.

P.S. E per quanti la menano dicendo che sarebbe giusto che una donna avesse la possibilità di scegliere, ma a parità di tassazione, la risposta è la seguente: chi più inquina è doveroso che più paga. In pannolini, assorbenti, incarti, gasolio, lamette, e via dicendo. Amen.

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