Quei soli 8 minuti dedicati da un medico a mia figlia Elena, rispedita a casa da Belcolle nonostante una grave infezione

Mia figlia adesso sta bene. Ci ha messo un po’ a guarire ma sta bene. La paura che ci ha fatto prendere è stata enorme, ma ora che dopo diverse settimane tutto è passato finalmente riesco a ragionare a mente fredda. E se lo spavento se ne è andato, la rabbia invece no. La esorcizzo scrivendo. Voglio, perciò, raccontare oggi – e ho ritenuto opportuno raccontarlo anche alle autorità competenti chiamate a occuparsi di casi di possibile negligenza, presentando un esposto – quello che è accaduto prima che mia figlia Elena ricevesse in una struttura sanitaria non viterbese le cure adeguate per sconfiggere la seria infezione in cui purtroppo è incappata.

Foto Il Messaggero

Metà marzo, è mercoledì e la mia bambina Elena, quasi 5 anni, si sveglia la mattina all’improvviso con una guancia gonfia come un pallone, da sotto la mandibola fin su all’orecchio destro. La nostra pediatra di base scrupolosamente ordina immediatamente tutti gli accertamenti del caso, molti dei quali eseguiti a pagamento per far prima, ma non è facile capire cos’abbia. Per evitare possibili complicazioni, dal venerdì la bambina comincia su prescrizione medica ad assumere per bocca un antibiotico generico. Però la domenica mattina Elena peggiora, è molto più gonfia, lamenta dolore. Io e il padre decidiamo di portarla al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove viene richiesta una consulenza pediatrica. Arrivati a Pediatria, in un reparto semideserto, dal medico di turno, una volta esposto il problema, veniamo però accolti e liquidati in maniera sbrigativa. Io e mio marito attendiamo preoccupati che visiti nostra figlia e che ordini magari qualche esame. Speranza vana. Per visitarla il medico la visita pure, gola e orecchio come da routine, ma non dà neanche un’occhiata (manco per curiosità!) agli esami a pagamento che abbiamo fatto fare ad Elena nei giorni precedenti, e si guarda bene dall’ordinare per lei almeno un prelievo del sangue. Un semplice emocromo, insomma, che possa aiutare a capire meglio le condizioni attuali della bambina. La quale rispetto ai giorni precedenti sta peggio. In tutto la visita dura 8 minuti. 8 minuti. Il medico di turno consiglia di proseguire con l’antibiotico ordinato dalla pediatra di base, con paracetamolo ed eventuale ulteriore visita dalla stessa pediatra di base (non sia mai fossimo tornati a disturbare!) dopo 48 ore, e ci liquida in fretta rispedendoci a casa. Tutto (cioè niente) messo per iscritto. Refertato con tanto di firma. 

Nelle foto dell’Avis e della Asl di Viterbo, immagini della consegna delle uova di Pasqua al reparto di Pediatria

 

La bambina però non sta bene, io e il padre ce ne accorgiamo e, non convinti dalle parole di un medico che secondo noi non ha approfondito abbastanza, usciti da Belcolle ci guardiamo negli occhi e in un attimo decidiamo unanimemente di far rotta verso il pronto soccorso del Bambino Gesù di Roma. Chissenefrega se quel giorno c’è il blocco delle auto diesel, Elena vale più di una multa. Appena arriviamo al Gianicolo, un’ora circa dopo la nostra sfortunata sortita a Belcolle, la visitano in cinque, tre dottori e due infermieri e subito la questione appare seria: le assegnano un codice giallo – quello appena un gradino sotto al rosso, il più grave -, dopo tre minuti le hanno fatto i prelievi del sangue e l’hanno messa in lista per una ecografia. Globuli bianchi e indicatori di infezione alti, l’emocromo parla chiaro, la eco chiarisce un po’ meglio le cose e la diagnosi è fatta: linfoadenopatia acuta. Infezione, estesa, dei linfonodi. Presumibilmente da batterio. Immediato ricovero e immediata botta antibiotica in vena, perché quello che sta prendendo per bocca non può bastare. Servono approfondimenti per capire la causa di questa infezione, che, una cosa è certa, va contrastata con immediato e solerte intervento antibiotico in vena. Perché altrimenti può andare in circolo e fare danni seri. Poche ore dopo la visita di 8 minuti senza accertamenti diagnostici e la dimissione sbrigativa da Belcolle, Elena viene ricoverata d’urgenza nel miglior ospedale pediatrico d’Italia.  

È l’inizio di un incubo, che fortunatamente e grazie alla competenza e alla tempestività degli specialisti del Bambino Gesù di Roma prima e di Palidoro poi si è risolto con una completa guarigione. Ma ci sono voluti 16 giorni di ricovero, tre drenaggi dell’infezione e una serie infinita di esami e ricerche, oltre a litri di antibiotici, per capire quale batterio (che ho scoperto poi chiamarsi Staphyloccocco Aureo, un bastardello che può beccarsi chiunque e che se non contrastato può portare in breve tempo infezioni gravi a organi vitali, come il cuore o il cervello) avesse creato sto casino e per venirne finalmente fuori. Tutte difficoltà aggravate dalla distanza da casa, dove a turno io e mio marito abbiamo dovuto lasciare Alessandro, l’altro figlio anche lui di quasi 5 anni – coccolato dall’amore di nonni, zii e dei tanti che ci hanno dimostrato il loro affetto e la loro vicinanza e che colgo l’occasione per ringraziare – e i nostri rispettivi lavori per restare incollati ad Elena, protagonista suo malgrado di giornate assai poco piacevoli.

Oggi che ogni cosa è tornata al suo posto, ora che mia figlia sta bene e che di questa esperienza porta solo ancora i segni dei drenaggi sul viso – che mi auguro prima o poi spariranno, insieme al ricordo di questa brutta avventura -, mi chiedo cosa sarebbe successo a Elena se io e suo padre ci fossimo fidati di un medico che ha liquidato in un lampo la salute di mia figlia senza approfondimenti. Se non avessimo avuto le capacità intellettive ed economiche per spostarci a Roma e farla visitare da altri specialisti. Se avessimo lasciato all’infezione altre 48 ore per espandersi ulteriormente. Oggi credo che qualcuno a queste domande dovrà rispondere, nelle sedi opportune. Affinché non capiti più ad alcun bambino di essere visitato in 8 minuti e rispedito in fretta a casa con un’infezione estesa in atto, ignorata per non prescrivere un prelievo del sangue. 

La cattiva ragazza

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