Recensioni a “pizza e fiki”

…dalla libreria della signora Giovanna

L’Attesa di Gaelle Josse. Edizioni Solferino.
Scrivere di questo libro non è facilissimo perchè se, da una parte riconosco la bellezza di una storia raccontata con maestria, dall’altra devo ammettere che ho sofferto non poco a leggerlo e ora, ancora, soffrirò a parlarne. Allora perchè farlo? Perchè quando c’è qualcosa che vale, bisogna dirlo e farne partecipi gli altri.
D’altra parte come sono venuta a conoscenza della esistenza de “L’Attesa”? Leggendo una recensione sull’inserto settimamale del Corriere della sera che mi ha indotto ad ordinarlo perchè in libreria a Viterbo non lo avevano.
Anticipo subito che non c’è lieto fine. In un certo senso l’avrei voluto, per compensare in parte il dolore, ma non c’è e me ne sono dovuta fare una ragione.
Questo romanzo parla di una madre e di un figlio.
Qualcuno dirà: “Ah bene, originale!”.
Si, la Josse racconta una storia che ha una sua particolarità sotto il profilo della narrazione. E’ per questo che non la posso rivelare. In questo consiste una delle cose più belle del romanzo.
Posso invece dire che è ambientato in Bretagna alla fine della Seconda guerra mondiale. Si, la Josse è anche giornalista e poetessa e queste sue altre dimensioni si notano entrambe.
Anne, rimasta vedova durante la guerra si risposa e cambia totalmente la sua vita. Da operaia in una industria conserviera si ritrova moglie dell’agiato farmacista del paese di mare dove vivono, mare che gli ha strappato il primo marito, marinaio. Il figlio avuto dal primo matrimonio, Louis è stato cresciuto dalla madre nei due anni di vedovanza con amore, ma con difficoltà economiche, affrontate con con forza dalla giovane Anne.
Nascono due bambini dal secondo matrimonio e tutto procede normalmente. Ma Louis è un adolescente pieno di tormenti: ha vissuto il matrimonio e la nascita dei fratelli con un certo interiore sgomento, uno sconquasso addolcito dall’ormai conquistato benessere economico, ma con il ricordo della tragica morte del padre e l’ansia della madre negli anni della invasione tedesca.
Il patrigno Etienne, ha giurato che si occuperà di lui, ma nel tempo, con la nascita di due figli suoi, si è indurito nei confronti del figliastro.
Anne non sfrutta in pieno i vantaggi del nuovo status: mantiene un profilo basso che le appartiene dalla nascita. Sente che la gente le parla alle spalle. Le donne le invidiano il marito e si chiedono cosa mai lei abbia fatto per accaparrarselo. Ma è serena nella sua famiglia; è piena di amore per i tre figli.
Un giorno Louis marina la scuola e va al porto, luogo che gli ricorda il padre marinaio che non c’è più.
Quando il patrigno lo viene a sapere picchia a lungo e con un cinturone il grande e grosso adolescente, che poi afferra l’uomo alla gola e lo spintona verso il muro con tutta la sua rabbia.
Poi rapidamente messi in una sacca poca pochi abiti sparisce.
Anne si mette in attesa piena di paure, teme il peggio.
Rimprovera duramente Etienne e comincia ad essere fredda con con lui, pur non sottraendosi ai lavori domestici e alle mansioni di madre amorevole dei due piccoli.
Da qui la Josse comincia a raccontare i gesti che quotidianamente la madre compie da quando ha saputo che Louis è vivo, ma si è imbarcato su una nave mercantile.
Lo va ad ad aspettare in un punto estremo del territorio del paese da cui si vede l’arrivo delle navi fin dal più lontano orizzonte. Non c’è festa che la trattenga dall’andare, non c’è clima che la dissuada. Al mattino, all’alba, deve per forza raggiungere quella postazione che le consente di scorgere chi sta per attraccare al porto. A piedi. Sola.
Torna ad andare nella vecchia e umile casa che abitava con Louis da cui si vede il mare, torna a curare i fiori alle finestre e a spolverare i pochi mobili all’interno. Al ritorno dell’amatissimo figlio quella sarà casa sua…
Gli stati d’animo della donna vanno dal dolore alla disperazione per l’assenza di Louis che si prolunga mentre gli anni passano. Non muta mai l’attesa speranzosa del suo ritorno. Non ha mai scritto, questo ragazzo che oramai si è fatto uomo e che sta per mare senza ritornare a casa.
In certi momenti Anne descrive le feste che farà al rientro del figlio per dimostragli la felicità immensa che lei prova. Descrive gioiosamente i cibi prelibati che verranno preparati e le tavole imbandite.
C’è ancora molto da dire, ma ormai è noto che non termino mai i miei racconti della trama.
Questa autrice è stata una scoperta. Il principio di essenzialità a cui si attiene a me piace.
Essenziale sì, ma poeta nella scelta di certe di termini e frasi e figure retoriche come l’anafrasi al fine di dare più incisività alla narrazione.
Attraverso la retrospezione veniamo a conoscenza di frammenti di vita di tutti i personaggi e dei loro stati d’animo.
Consiglio vivamente la lettura de ‘L’Attesa’. Non c’è lieto fine, e questo lo rende credibile e realistico.
La figura di Anne è fortemente emozionante. Vive la sua vita nell’attesa del figlio, stoicamente. Il suo cuore è con il figlio lontano che aspetta di rivedere.
Gli anni trascorsi l’hanno resa consapevole del suo senso di colpa. Se Louis se n’è andato è colpa sua, anche.
Ogni madre che legge questo libro non può non provare un tremendo dolore.

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