La domenica andando alla messa

C’era “la Vittoria”. Seduta al terzo banco. Accanto a mia nonna Bibiana. Il terzo banco a sinistra. Accanto alla porticina secondaria di ingresso, che sta su via San Rocco. Capelli grigi, raccolti. Diverse rughe sul viso. Sempre gentile. Un ricordo piuttosto sfumato di una donna tanto anziana, forse novantenne, di quasi quarant’anni fa. Mia nonna, più giovane, capelli neri neri, magra, elegante. Io seduta accanto a loro. Per il tempo della messa. Quella delle 11. La domenica. Celebrata da Padre Alberto. Chiesa della Crocetta. O se vogliamo essere precisi, di Santa Maria in Poggio.

Primissimi anni ‘80. Avrò avuto sei anni. Non di più. Ero attratta da quel campanello. Quello che facevano suonare ogni volta che Padre Alberto alzava il piattino con l’ostia. E poi la bussoletta. Ne ricordo due. Una rossa con dei ricami argentati a forma di sacchetta rigida, quadrata, e un’altra, con la parte sopra dorata, con una fessura dove si mettevano i soldi, e una parte morbida, in tessuto, attaccata alla parte dorata, dove cadevano e rimanevano le offerte. Mi incuriosiva. Mia nonna però mi diceva sempre che sarei potuto passare con la bussoletta solo quando avevo fatto la comunione. E quindi dovevo aspettare ancora qualche anno. “Andate in pace”, diceva padre Alberto al termine della messa. E in pace ci andavamo davvero. Io e mia nonna. Direzione via Cairoli. Pasticceria Casantini.

Immancabile il tartufo nero per mia madre. Idem il cannolo alla crema e alla panna. Diplomatico. Ventaglietto. Occhio di bue. Bignè al cioccolato.

La pasticceria Casantini, via Cairoli, primi anni ‘80

Guardavo con attenzione il pasticcere preparare il vassoio, raccogliere una ad una le paste richieste da mia nonna. E poi mettere sopra quell’affare di cartoncino piegato ad archetto prima di incartare le paste. Le portava mia nonna. A volte andavamo anche da Rosario in via Roma. La pasticceria Catanese. Per noi è sempre stato Rosario. Un’altra storica pasticceria viterbese, purtroppo chiusa da qualche anno. D’estate, da Rosario, oltre alle paste, ci scappava anche il gelato. Il gelato al pistacchio. Buonissimo. E poi si tornava verso casa. La domenica si pranzava in sala. Quando rientravamo la tavola era già apparecchiata. Sul tavolo della cucina la “spianatora”, con un panno che copriva e custodiva l’impasto per gli gnocchi.

Oppure la sfoglia di pasta pronta per tagliare le fettuccine. Mia nonna era bravissima. Nell’aria c’era il profumo del pollo. Il pollo arrosto con le patate. Insomma, il pranzo della domenica. Il pranzo della domenica da consumare mentre Topo Gigio chiudeva una nuova puntata di Tg L’una.

Si vedeva il telegiornale. Le notizie di cronaca nera erano meno frequenti. A volte, al telegiornale si preferiva Oscar, il supertelegattone. “Il gatto sul tetto che ascolta tutto come fosse la prima volta”.

L’avete cantata ora, vero? Si vedeva la super classifica di Maurizio Seymandi. Ad annunciare i successi del momento era Dj Super X, sarà stato l’82 o l’83. Tanta roba sul fronte musicale. Italiano e non. Roba che ha lasciato un segno a più generazioni come Avrai di Claudio Baglioni o Celeste nostalgia di Riccardo Cocciante. O qualcosa di meno impegnativo, ma comunque conosciuto, come i successi del festival di San Remo: Felicità della coppia d’oro del momento Al Bano e Romina Power, Non succederà più di Claudia Mori con “la partecipazione straordinaria del marito Adriano Celentano”, che tornava alle 3. E chi non si ricorda il brano dell’ex Padre Cionfoli, Solo Grazie? O le Storie di tutti i giorni di Riccardo Fogli? Sul fronte internazionale basta dire Ebony and ivory di Paul McCartney e Stevie Wonder. Oppure Hard to say I’m sorry dei Chicago. Blue eyes di Elton John. O ancora, per chi se la ricorda, Words di F.R. David.

E queste, dalla Superclassifica show di Seymandi, ci sono passate tutte! Alcune ascoltate anche il pomeriggio precedente su Discoring. Quando sul tavolo arrivavano le paste comprate un paio di ore prima, Pippo Baudo dava inizio alla sua Domenica In… Gli appuntamenti domenicali erano un rituale per molte famiglie italiane. Per alcune lo sono ancora. Una consuetudine divenuta un’immagine stampata nei nostri ricordi. Se penso alle mie domeniche d’inverno di quando ero piccola, mi viene in mente tutto questo. Quello che accadeva il pomeriggio lo ricordo a fatica. Sicuramente compiti, qualche volta il cinema con i miei genitori. Ma la domenica mattina e il pranzo sono ancora ben scanditi nella mia mente. E menomale, aggiungo. Un tempo che non tornerà più. Lo scorso giugno sono entrata dopo tanti anni dentro la chiesa della Crocetta. Non ho potuto fare a meno di pensare a quelle domeniche di ormai tanti anni fa. Per un attimo, in quel banco vuoto, il terzo a sinistra, accanto alla porta che dà su via San Rocco, ho immaginato di vedere ancora mia nonna e “la Vittoria” mentre Padre Alberto celebrava la messa.

Dentro quella chiesa c’è un bel pezzo di vita mia e della mia famiglia. Tornerò presto a parlarne. Parlerò di un campetto, di un giardino e di un biliardino. Parlerò di una chiesa dove tutto è iniziato.

Anche la storia della mia città.

Per il momento mi fermo qui. A un giorno di festa. A un giorno speciale. E non soltanto perché diverso da tutti gli altri della settimana. La domenica di quegli anni era speciale davvero. E più passa il tempo e più certi ricordi riaffiorano. Nitidi. E allora mi fermo un attimo. Lascio la mia mente libera. Libera di iniziare a raccontare. La domenica andando alla messa…

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