Per il mio compleanno mi regalo una bella incazzatura

Un omicidio e uno stupro. Anzi, cronologicamente: un doppio plateale e cinematografico stupro, più un porocristo freddato a mezzogiorno dentro il suo negozio. Questi i due temi che negli ultimi giorni hanno portato Viterbo e la sua dolce provincia papale al centro delle cronache nazionali. E così sia.
E dato che si è detto e scritto tanto sulla vicenda (e forse anche troppo), noi dell’Arenone abbiamo inizialmente pensato di metterci da parte. Di evitare di vomitare parole sopra altre parole vomitate.
Oggi però è il mio compleanno. Trentasette candeline. Da spegnere con gioia, certo. Ma anche con un po’ di sana e robusta malinconia. Che dopo i fatidici diciotto uno festeggia sempre meno spensieratamente.
Così per l’occasione ho deciso di regalarmi un’incazzatura. E fortuna che chi mi vuole bene mi aveva invece preventivamente donato una bellissima e pratica e confortevole amaca, una cinquantina di piante, un decespugliatore elettrico.
Stamani ho ben pensato di incazzarmi, dicevo. E pure parecchio. E soprattutto con la Sinistra che non nascondo di aver a lungo votato e che da un po’ non voto più con dolore misto piacere.
Siamo sempre quelli del dopo e mai quelli del prima.
Siamo quelli della repressione. Che sostengono uno che appoggia la castrazione chimica e il suo discepolo che invoca le ronde (di questo passo finiremo per armare gli abitanti del centro, in modo tale che poi oltre ad essere ammazzati, ammazzeranno pure loro figli e mogli e vari ed eventuali). E mai siamo quelli dell’educazione.
Siamo quelli che poi quando succedono i fattacci, che si ritrovano i giornalisti seri e pagati bene a fargli domande, sventolano la bandiera campanilistica del nulla. Oppure prendono fiaccole e camminano per la città. Che non è che sia male, ci mancherebbe. Fare gruppo è doveroso almeno quanto fare rete in questi tempi bui. Ma di sicuro il moccolotto dimostrativo, a posteriori, rischia di spegnersi alla prima ventata. Di ipocrisia. Di violenza. Di assenza.
Per dirla come don Vito: “Qui la cera si consuma e la processione non va avanti”.
Quello che manca, e vengo a spiegare per quale motivo sono incazzato con la Sinistra – soprattutto con la Sinistra – è che in provincia e nel capoluogo ancor più, non esiste programmazione. Il problema è culturale. Punto.
Il centro storico è un malato cronico che si riprende di tanto in tanto a suon di punture di Caffeina. Si rianima. Si desta un tantino. E si riassopisce prima ancora di aver capito cosa stia succedendo. Lo stiamo perdendo, signora mia. Con calma ma lo perderemo.
Seguo per dovere e per piacere la cronaca locale da quasi 20 anni. E mai un sindaco, uno, che avesse progettato o almeno proposto qualcosa di decente per chi sceglie romanticamente e con coraggio di vivere de dentro.
I dati parlano chiaro. In meno di 10 anni da 18000 a 8000 i residenti in roccaforte. Per uno spopolamento che ha favorito i palazzinari santabarbarici di turno. I centri commerciali là fuori. La chiusura delle botteghe vere. Il deprezzamento vertiginoso degli appartamenti. Gli affitti a chiunque fosse basta che paga. E se son tanti pagano di più. La sporcizia. La delinquenza. La parietaria.
Eppure sarebbe semplice, cazzo. Basterebbe guardare fuori e copiare. E manco troppo lontano. Di soluzioni ce ne stanno a miliardi. Azzeramento dell’Imu e Immondizia più bassa, per farla facile. Orti urbani e progetti di cooperazione, inclusione, aggregazione. Cene di quartiere. Sottoscrizioni. Balli. Teatro all’aperto. Solo per citare le prime stupide cose che balzano in testa. Figurati a studiare un po’ di più…
E pure la storia del prendersela sempre con gli immigrati, stavolta regge poco. Suona quasi di autogol. Tralasciando quindi lo stupro, sul quale tra l’altro la giustizia deve ancora fare il suo corso, nel caso dell’omicidio contro chi ci scagliamo? Verso chi dirottare odio e frustrazione? È colpa di Trump? Di Kim Jong-un? O vogliamo chiudere i porti di Marta e Capodimonte?
Auguri a me, caro mio. E buona incazzatura.

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