Salone del libro tra le polemiche. Democrazia, cultura e gli indifferenti

Salone del libro tra le polemiche. Altaforte, casa editrice vicina a CasaPound, sarà presente al Lingotto, anzi no. La possibile presenza aveva portato a una serie di forfait e rinunce da parte di case editrici e scrittori.

Solo il giorno prima dell’apertura del salone spunta l’apologia di fascismo di cui dovrà occuparsi la procura nei confronti dell’editore. Il giorno dell’inaugurazione la decisione di escludere Altaforte.

Una vicenda che rispecchia in tutto e per tutto il modus operandi di questo paese. Perché CasaPound è un movimento dichiaratamente costruito intorno alla nostalgia fascista (del primo, secondo o terzo millennio, poco importa) che partecipa tranquillamente a elezioni amministrative e politiche, occupa palazzi, apre sedi, monta gazebi e fomenta ragazzini.

Mentre un movimento antidemocratico si offre alle prassi della democrazia, i democratici assecondano la democrazia permettendo la possibilità, a tutti, di partecipare a una manifestazione culturale. Il comune di Torino e la regione Piemonte, tra i soci fondatori del salone, hanno deciso all’ultimo l’esclusione.

Il confronto è la base della convivenza civile e in questo gioco vince chi non rinnega se stesso. Insomma, chi ce lo vede il duce e una decina di camicie nere dietro al banchetto a proporre temi, autori e promozioni speciali?

Anche l’ironia potrebbe essere una sana chiave di comunicazione. Quello che non è uno scherzo è invece la deriva che potrebbe seguire all’ondata di populismo che porta, in tutta Europa, la crescita dell’estrema destra. Alcuni movimenti trovano terreno fertile nella rabbia, nell’ignoranza e in critiche situazioni sociali. E’ facile seguire chi si propone di risolvere tutto e subito. Così, come per magia.

Ma il populismo non dice niente. E’ un po’ come parlare di politica al bar dopo sei Campari e tre Cères. L’apologia di fascismo invece è incostituzionale ma passa come se niente fosse. Sempre quel “So’ ragazzi” che deride la storia di un paese che col sangue ha pagato la Liberazione dal fascismo. Quello vero.

Alcuni movimenti devono essere stroncati sul nascere e non si deve arrivare al punto di chiedersi, un giorno, come siamo arrivati a questo punto. Istituzioni e magistratura dovrebbero essere più tempestivi in questo.

La chiave di tutto è la cultura. Viviamo in un paese  arrabbiato e malato di Alzheimer. Senza memoria e pronti ad odiare tutto e tutti. Pronti a rinnegare i valori fondanti dell’italia repubblicana e pronti a rinnegare un’Europa nata per la pace del continente.

La speranza viene dall’educazione, l’istruzione, l’arte e la cultura. Manifestazioni importanti come il salone del libro devono accendere fari anche se, come in questo caso, si trova ad inciampare su delicati temi irrisolti.

Siamo forse al momento della resa dei conti. Per le strade c’è sofferenza e i movimenti estremi sono i primi a gettare subdolamente ami pronti a pescare i rabbiosi passanti. Anche la polemica del salone è un assist invitante. Con o senza Altaforte. Il dubbio ha acceso un dibattito che era nell’aria. Perchè se ci sarà apologia di fascismo allora non basterà l’esclusione dal salone di una casa editrice che vende sulle principali piattaforme. Non basterà più quel “So’ ragazzi” e nessuno potrà denunciare una censura.

O è vivi secondo la legge o ne paghi le conseguenze.

C’è una cultura impegnata e ci sono importanti riflessioni. C’è anche chi vive la cultura come un rifugio ovattato lontano da un mondo crudele. Ma così non può essere, perchè la cultura è il fondamento della libertà e della democrazia. A fare la differenza non sarà questo o quel movimento. Saranno gli indifferenti.

Una volta finita la polemica a monte sarà curioso osservare la risposta del pubblico. Sì, questa volta c’è la possibilità di osservare come si evolverà tra i comuni mortali una discussione nata dall’alto. Il lingotto è quindi teatro di un microsistema pronto ad essere studiato. Tra chi non andrà, chi sceglierà a cosa partecipare e a cosa no. Chi protesterà, chi farà pernacchie.

Quello che non doveva passare in secondo piano, il vero messaggio che il mondo letterario deve portare a priori è il contenuto. Il ricordo di Primo Levi. I valori trascendono e elevano gli uomini lasciando a terre stupidità, ignoranza, polemiche e strumentalizzazioni.

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