Brinda con noi Andre’, questa l’abbiamo vinta davvero

Ci sono tutti, basta alzare gli occhi. In un Rocchi stragonfio, tornato a ruggire come negli anni d’oro. Senza più la Tribuna Prato Giardino, pieno comunque all’inverosimile. La curva salta e sembra venga giù da un momento all’altro. I fedelissimi in tribuna, le facce di sempre e qualche capello bianco in più. Ci sono tutti e urlano al mondo che adesso basta, adesso si vince. Ci prendiamo la Coppa Italia, la prima, e ce la coccoliamo finché morte non ci separi.

C’è il presidente Camilli, un vulcano sempre sul punto di esplodere in una giacca che pare la metà di lui. C’è Galliani con l’ennesima, improponibile cravattona gialla (chi le ama dev’essere daltonico, non c’è altra spiegazione). C’è un orologio che passa veloce, troppo veloce. Ricorda a tutti che il sogno sta per finire, minuto dopo minuto, che forse vince il Monza aristocratico di Berlusconi, Palladino e Reginaldo, allenato da un Brocchi tutto in ghingheri e sempre inquadrato dalle telecamere.

E invece c’è Živko Stanislavov Atanasov, notevole collezione di consonanti all’anagrafe e la cattiveria dei difensori di una volta. Arrivato a Viterbo quasi per caso, l’ultimo giorno di mercato di un paio d’estati fa, e mai più ripartito dalla Tuscia (speriamo se ne sia innamorato davvero). C’è il suo piedone bulgaro su quella palla sporca, buttata disperatamente in area a uno sputo dalla fine. Non la tocca nessuno, un po’ per paura e un po’ per devozione. Lui se ne sbatte, la infila dentro, fa piangere tutti.

C’è una notte bellissima da vivere leggeri, da bere tutta d’un sorso. C’è tutto in una giornata qualunque diventata Storia per Viterbo e per la sua gente, bellissima anche quando alla fine si commuove. Anzi no, proprio tutto non c’è. Manca il sorriso sornione di Andrea Arena, la sua penna geniale invidiata da tutti. Quella che trasformava i Saraniti in Saranitovic, i difensori Dierna e Scardala nei nuovi Jalisse, sempre sulla stesse note. Sembra una vita fa, era solo l’altro ieri. L’avrebbe raccontata meglio di tutti, quest’impresa meravigliosa e contro ogni pronostico. Ma quelli come lui non si trovano dietro ogni angolo, bisogna goderseli finché si può.

Brinda con noi Andrè, questa l’abbiamo vinta davvero.

0Shares