Recensioni a “pizza e fiki”

…dalla libreria della signora Giovanna

In una bella giornata di primavera, qualche giorno fa, stavo guardando le foto di una festa celebrata in Giappone. Festa dei ciliegi in fiore. Le foto presentavano alberi in fiore di notte, al lume di lampioni di carta: un vero spettacolo.
Squilla il telefono e una mia carissima amica mi informa che ha un libro da farmi leggere e mi annuncia che entro 5 minuti lo depositerà nel mio ascensore.
Bene. Ottima notizia.
Il titolo del romanzo è: ‘Le ricette della signora Tokue’. Forse molti lo conosceranno, ma per me è sconosciuto.
Scopro cosi che si tratta di un autore giapponese: conosco due scrittori giapponesi, molto diversi uno dall’altro, li ho scoperti per pura curiosità, ma entrambi mi piacciono e ho letto quasi tutti i loro libri. Sono Banana Yoshimoto e Haruki Murakami. Può essere che anche questo sia di mio gradimento…
Il libro mi è sembrato fin dalle prime pagine delizioso.
Nessuno arricci il naso: delizioso per me vuol dire gradevole, piacevole. Il contenuto è serio e alcuni fatti narrati, molto dolorosi, vengono raccontati da una dei due protagonisti che ha raggiunto la serenità personale con un percorso pieno di sofferenza, ma maturando una filosofia di vita piena di buonsenso. Di questi tempi non è poco.
Sentaro è un uomo che fa dolci in una botteguccia nella periferia di Tokyo. Pasticcere, però, è dire troppo per lui. Deve pagare un debito all’uomo (proprietario della botteguccia) che lo ha assunto per essere sicuro di riprendersi il denaro. L’anziano padrone muore e Sentaro lavora, dando alla vedova del titolare una somma mensile, cercando di sbrigarsi perchè non ne può più fare dolci. In realtà avrebbe voluto fare lo scrittore, ma da giovane ha fatto sbagli che lo hanno portato pure in carcere.
In via dei ciliegi la baracchina sforna dorayaki, dolcetti a base di marmellata (in giapponese) di fagioli azuki.
Ma Sentaro è svogliato, lavora per saldare il debito e non prepara i dolci personalmente in tutte le fasi: si serve di un prodotto industriale di qualità scadente (la marmellata di fagioli) e prepara solo l’impasto di una specie di pan di spagna che steso in dischi conterrà l’an (insomma, una specie di pancake).
Un giorno l’uomo si trova davanti alla finestrina dalla quale vende il prodotto una vecchina che ne assaggia uno.
Gli si para davanti mentre un ciliegio in fiore fa da sfondo alla scena. I ciliegi sono coprotagonisti del libro a tutti gli effetti.
Prima la signora anziana, che si chiama Tokue, cerca a tutti i costi di essere assunta, proponendo come suo salario una somma veramente irrisoria, poi quando viene assunta sommessamente fa presente che la marmellata di fagioli con cui sono farciti i dolcetti è veramente cattiva.
Inizia, così, la collaborazione tra la settantasettenne signora Tokue e il cinquantenne signor Sentaro.
L’impasto dovrà essere fatto con fagioli di prima qualità e la signora Tokue esegue le varie fasi di preparazione con perizia, pazienza e professionalità; dalla messa a mollo dei fagioli alla cottura degli stessi.
Sentaro segue tutte le fasi che la signora spiega molto pazientemente, svelando un amore per il procedimento che dimostra un modo anche di affrontare la vita, e le difficoltà che comporta, molto speciale.
L’uomo nota che le dita della signora sono deformate, si chiede come faccia a compiere operazioni decise…
Per farla breve il negozietto aumenta la clientela grazie al sensibile miglioramento della qualità dei dolci.
Ma qui mi fermo doverosamente.
La parte significativa del romanzo inizia qui. La lettura si fa più intensa e attenta e prende nel profondo dell’animo.
La saggia signora Tokue lascerà una traccia indelebile nella esistenza di Sentaro e non solo…
L’autore affronta, grazie al personaggio dell’anziana donna, il discorso della emarginazione e dei pregiudizi che condizionano pesantemente l’esistenza di molta parte della umanità. Ma non svelo quale sia il motivo per cui questi sentimenti negativi entrino nel racconto. Perchè si entra dentro una storia veramente particolare e, direi, originale, che costituisce la caratteristica di questo romanzo…
Mi ha insegnato molto il libro, ma non in modo pedante. L’ho trovato toccante, poetico e pieno di grazia.

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