Vi giuro che prima o poi la pianto. Promesso

È che io alla fine l’ho da piantà. Alberi, arbusti, cespugli, spontanee, perenni, annuali, fiori, talee, radici nude, trapianti, grasse, sempreverdi… Non importa cosa. L’importante è solo che pianto.
Mi si è presa così porca mimosa. Mi sono mezzo fissato. E saranno almeno tre anni che l’ossessione va aumentando. D’estate e d’inverno studio. In primavera o in autunno tiro fuori gli attrezzi, scavo buche, dichiaro nuovi alloggi, e confido che saranno solo il meteo e il terriccio a darmi una mano.

Fiore di nashi

Chi mi conosce si è rassegnato all’evidenza. E sa bene che quando viene a trovarmi, mentre che facciamo due chiacchiere, si finisce puntualmente che poi lo rincoglionisco con questa storia. Oh, ho messo giù un nocciolo contorno. Ma tu lo sapevi che col neem ci si fa l’olio e coi suoi semi i rosari? Guarda quel prugnolo, è in fiore. Se non gela a ottobre coi frutti facciamo il liquore. La passiflora mi si è sposata con la siepetta e le foglie non le cadono più. Quelli che le vendono non ci credono, gli ho dovuto portare le foto.
Quando vado in ferie raccolgo semi che a volte nemmeno conosco il nome. Quando ho tempo libero giro per macchie alla ricerche di nuove creature da sgraffignare. In pratica sono diventato il peggior nemico e il maggior azionista dei vivaisti di mezza regione. In più concedo anche consulenze gratuite ad altri tossici del verde come me. E dire che fino all’altro ieri non sapevo manco distinguere una quercia da un leccio. Miracolo bucolico.
Forse è il mio modo di mettermi in pace col mondo. Arrivo alla sera che sono a pezzi come il cacio, mi affaccio alla finestra, guardo il giardino e penso che vivo nel posto più bello che ci sia. Che poi così non è, chiaro. Ma per me invece lo è eccome. Perché dall’alto le vedo tutte le mie ragazze. Melograni, rosmarini, grevillee, gelso bianco e gelso nero. E ancora, piracanta, neem, decine di rose, aquileia e erba cipollina. Nocciolo contorto, prugnoli, loropetalum, leptospermum, fichi di ogni razza, forsizie, capperi e nandine. Albero del miele, dell’uva passa e dei coralli. Aronie. Edere. Agrifogli. Fragoline di bosco. Uve spine e mirtilli e lamponi. Quella fregnetta lì coi fiori gialli che va a capire chi me l’ha data. Gazanie, petti d’angelo, glicine, rincospermum, corbezzolo, giuggiolo, sorbo, nespolo normale e nespolo giapponese, prugno Coscia di monaca, buddleje, mimosa, gingko biloba, vite americana, aquebia quinata e asimina triloba. Gigli viola, gigli di San Giuseppe, nashi, pesche, olivi, betulla pendula, campanelle, catalpe, passiflora, ciliegio di Nanchino, amarasche, pero Corvino, prunus, ginestra, cinque chili di bulbi, sanguinella e mi sa che più o meno ci dovremmo essere.

Davide e l’albero dei padrenostri

Anzi no, manca lui, il nuovo arrivato, l’albero dei rosari. L’Erythrina crista-galli. Che qualcuno lo chiama pure albero dei padrenostri. Perché dopo che è fiorito i frutti sono tossici ma dai semi prima dell’invenzione della plastica ci si tiravano fuori le palline da sgranare per i rosari.
È alto quasi quattro metri il tipo. E me l’ha regalato una signora di Farnese ma originaria della lontana Argentina, che pure lei è dopata forte de ‘sta roba. C’ha un giardino in mezzo al centro storico che pare una giungla ordinata. E quando questo cristone che perde foglie gli ha riempito il vaso di radici, ha chiesto alle amiche se qualcuna conosceva un matto disposto ad andarselo a caricare. Alla fine, va a capire come e perché, è scappato fuori il mio nome.
E così ho dovuto chiamare il fido Davide, che quando c’è da fare qualcosa di strano lui ci vuole essere sempre. E gli abbiamo fatto passare questo albero dentro casa, alla signora. Poi penso che abbiamo sfiorato (eufemismo) mezze antenne del centro storico. E alla fine il bimbo è giunto a destinazione. Due ore per fare una buca adatta. Ma adesso è lì, piantato, che apre le gemme. Vicino all’orniello. Ecco chi m’ero scordato va, l’esile orniello.
Insomma io pianto. E pure domenica prossima mi sa che vado a Ardea che c’è una sorta di mostra-mercato. Vedrai che torno col bagagliaio pieno.
Sarà mica che a forza di sentirmi urlare in faccia “e piantala” per mezza vita poi l’ho presa sul serio ‘sta cosa? Che dire, tutto può essere. E quasi tutto, se lo pianti bene, poi cresce che é una meraviglia.

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