Un quarto de l’Ottavo di venerdì

Approfondimento culturale prepasquale rubato a parenti vicini e
lontani

Non era solo banale il male compiuto dai nazisti; non era solo messo in atto da uomini qualunque, senza qualità, che spingevano le leve della macchina burocratica, su tutti, Eichmann. C’era anche chi dava gli ordini, chi ordiva i piani, chi dettava le regole, chi già aveva prefigurato gli scenari futuri, chi semplicemente già sapeva cosa sarebbe accaduto, ed è questo invece il caso di Heydrich.

È il 1931 quando questo rampante ragazzo, classe 1904, immagine dell’ariano perfetto, nonostante orecchie e naso richiamino tratti tipicamente ebraici, si arruola nelle SS. Non lo fa per una questione ideologica, ma solo perché deve sbarcare il lunario, anche se è difficile. Infatti, ancora il partito non è al potere, non ha la forza economica per retribuire chiunque. Ma c’è di più, Heydrich entra quasi da reprobo, segnato dalla sua cacciata dalla Marina, quindi, deve dimostrare di valere più degli altri. C’è solo un modo per scalare senza troppi problemi l’organigramma: il sotterfugio, l’intrigo, la lucidità di chi deve compiere una missione importante, in questo caso, salvare se stesso. Heydrich riesce nell’intento. Diventa l’uomo più pericoloso del Reich, strettissimo collaboratore di Himmler, Governatore della Boemia e della Moravia, Direttore della Gestapo; soprannominato La bestia bionda, Il boia di Praga, Il cervello di Himmler. Proprio su quest’ultimo nomignolo, Binet, costruisce il suo romanzo storico. Un’inchiesta, una ricerca, un’opera che richiama molto i lavori di Carrère, caratterizzati da quel piglio investigativo in cui la ricostruzione dei fatti si intreccia con l’aspetto più creativo-narrativo.

Binet ricostruisce la vita di Heydrich, ogni dettaglio si lega fatalmente alla sua morte, avvenuta il 4 giugno 1942, a soli 38 anni, all’apice della sua carriera, in seguito alle ferite riportate nell’attentato del 27 maggio. La bestia bionda viene assassinata da Jan Kubiš e Jozef Gabcik, due patrioti, due eroi pronti a morire per il loro paese, paracadutati a qualche chilometro da Praga dagli aerei della Raf. L’operazione Anthropoid mise fine alle angherie del Macellaio amante della musica, raffinato, ma anche pronto a uccidere pur di giungere ai suoi scopi. Con l’acronimo HHhH, nel regime si sintetizzava un pensiero comune, ossia, Il cervello di Himmler si chiama Heydrich. Lui è stato la vera mente di ogni atrocità? Può darsi. Prima d’essere Il Delfino di Hitler, l’esoterico Himmler ha avuto un passato da allevatore di polli; inoltre, non amava il sangue.

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Heydrich era lo stereotipo dell’ariano. Hitler lo avrebbe voluto come suo successore? Era romantico, amante della musica e dell’arte, ma anche senza scrupoli verso i suoi nemici, sia quelli all’interno del partito, sia verso quelli della patria. La soluzione finale non è solo un fatto tecnico, ma anche la messa in atto di un tassello fondamentale del nazismo: la pulizia razziale. Dopo gli ebrei sarebbe toccato ad altri ceppi, questo non è un mistero.

A Binet, il merito di aver scritto un romanzo storico che appassiona grazie all’uso di strumenti narrativi che consentono al lettore di immergersi tra le pagine di una storia poco argomentata, che necessita di ulteriori ricerche, che non smette mai di affascinare… questo male, infatti, non è diabolico, ma tristemente umano.

Martina Ciano

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