Smoke. Resoconti di fumose conversazioni in tabaccheria

L’ultimo scontro tra i due maggiori rappresentanti del governo è sulla Shoah. Sulla Shoah. Ricapitolando: AD 2019, due governano insieme un paese che può definirsi evoluto… litigano sulla Shoah. Mica su argomentazioni come PIL, ragioni della recessione, disoccupazione, ecc. ecc.

E ancora fascisti e antifascisti. Neanche tanto perché Caio Giulio Cesare Mussolini si candiderà alle europee completando la trilogia dei nipoti del Duce in politica, no. Senza motivo.

Dopo l’annuncio della nuova fidanzata Salvini presiede allegramente a quella cosa sulla famiglia insieme a preti, Casa Pound, benpensanti e manganellatori. Di Maio si preoccupa della deriva verso l’estrema destra del suo migliore amico. Lo rassicura Berlusconi: “Tranquillo, lo adottai che mi dava del mafioso mentre pensava di costruire un muro in Emilia Romagna”. Infatti quello della famiglia era solo un pretesto per rimanere a Verona in vista del Vinitaly. Preoccupazioni anche in casa Lega Nord. “Matte’, va bene la visibilità ma qui fai la fine di Di Maio. Più ti esponi, più diventi un bersaglio. Va a finire che ci addossano anche le colpe della crisi del ‘73”.

Non se ne esce. Eludendo le conversazioni calcistiche ci si incastra in conversazioni di politica. C’è anche la Brexit. Nelle prestigiose università di Oxford e Cambridge vengono inaugurati nuovi corsi di laurea. Il più ambito è “What is UE?” e consiste nella ricerca su Google della miglior definizione senza farsi tentare dal suggerimento automatico “UEFA”.

Visto il vuoto ideologico, morale e intellettuale, a Roma si accende il conflitto tra fasci e zecche. Sì, quello di prima. Proprio loro, quelli che a scuola facevano amicizia solo con i compagni con l’outfit più consono ai propri gusti.

Un “A me non me sta’ bene che no” riaccende la fiamma rossa molto più di mille chiacchiere e manifestazioni. E subito tutti dietro. Come se un quindicenne avesse colmato tutto il vuoto. E riecco il pugno alzato da una parte e il saluto romano dall’altra. Come se al quindicenne fregasse qualcosa calcolando che non può neanche contare su un autobus per andare a scuola. Potrebbe inserirsi nella più potente ed efficace delle rivoluzioni. Quella generazionale. “A regazzi’. Io c’ho 52 anni e prima era tutto diverso”. Uomo, fatti due domande e datti una risposta.

Guerra generazionale più che politica. E’ la teoria dell’evoluzione. Se non ci credi sei un terrapiattista.

Non me sta’ bene che no che i figli dei medici siano tutti medici, i figli dei dirigenti tutti dirigenti, i figli degli operai qualcuno operaio e qualcuno disoccupato. Se da una parte si mantiene tutto com’è dall’altra si rischia sempre di peggiorare. Basta un attimo ad essere emarginati da questa società e i figli degli emarginati saranno i futuri emarginati. Una minoranza. E se qualcuno dice che è importante non lasciare indietro nessuno dobbiamo pensare che ognuno può ritrovarsi ultimo. Il capro espiatorio delle future sciagure.

Ma tutto procede così, senza evoluzione culturale. Tipo famiglia Mussolini. Il resto è un Truman Show. Tutto finto. Costruito per mantenere lo status quo. E hai voglia a indossare gilet gialli, solo un modo migliore per farsi arrestare.

Fa clamore Greta, il quindicenne di Roma, Ramì… Fa clamore Stafano Paolo Tria. Figlio di un ministro di un governo xenofobo che, invece di ambire ad essere ministro di un governo xenofobo, sceglie di fare lo skipper su una nave umanitaria.

Fanno clamore i figli che vogliono essere diversi dai propri genitori. Eccola, la Rivoluzione.

Il buon Matteo ha detto che lo avrebbe riportato a casa per un orecchio. Intanto siamo curiosi di vedere se riuscirà a bandire il sequel di Frozen a casa sua. Da buon padre di famiglia torna dal lavoro incita i figli a studiare poi esce e si vede con l’amante. Ma questa è una famiglia diversa. Non si litiga per le cazzate. Quella è la vecchia politica. Mica si può fare paragoni con Berlusconi-Bossi, Prodi-Bertinotti, Don Camillo-Peppone…

Basta con le scortesie. Basta con la politica. Basta abbaiare come i cani. Come nel caso Cucchi. Che se oggi l’Arma è pronta a costituirsi parte civile (sì, solo oggi, l’Arma) contro i Carabinieri ribelli non è grazie all’impegno dei governanti o della magistratura o del popolo socialnetworkizzato. No. E’ grazie a una donna. Una donna sola. Ilaria Cucchi, incarnazione della dea Iustitia. Ma, alla fine, cosa impariamo da questo? Che servirebbe una dea per ogni caso? Che dobbiamo continuare ad insultare ogni civile legittima difesa?

“La nostra casa è in fiamme” e se fosse solo una questione climatica, cara Greta, almeno potremmo perire nella fiamma con la coscienza pulita.

In Libia stanno per risolvere quella che in Italia è sentita come la più grande delle preoccupazioni. Sembra che il governo al-Serraj schiererà gli immigrati detenuti contro gli attacchi del generale Haftar. Verso l’ennesima carneficina che rischia di distruggere intere città e allettanti argomentazioni. Ma ne troveremo altre, perché, come dice la signora molto probabilmente moglie del 52enne, “Mo ce so l’eropee, e lì te vojo!” E’ lì, signora che ci stai già con tutte le scarpe. Perchè mentre avanzano gli estremismi i giovani chiedono regole per la salvaguardia del clima. Perchè mentre ci battiamo in una guerra tra poveri i giovani delle periferie chiedono servizi…

Perchè i problemi sono altri. O i problemi sono gli altri?

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