Un quarto de l’Ottavo

Approfondimento culturale rubato a parenti vicini e lontani

Consigli dalla Punk caverna, di Fabio Izzo

Voleva farci ridere e c’è riuscito. Fabio Izzo ci consegna un libro certamente ironico, ma che aiuta a riflettere, perché dietro ogni sana risata si nasconde anche un’amara costatazione della realtà. Il Punk è uno stile di vita, non solo un genere musicale; non è aria fritta e nemmeno un cliché. Chi è passato per alcune stagioni di fine novecento sa bene che non si è più ripetuto un momento così in cui nichilismo e spirito rivoluzionario hanno creato una dialettica positiva e dinamica.

Fabio Izzo ci porta proprio in questo periodo, in cui le uniche immagini nitide tra le ombre del Salento sono i componenti della band White Rubbish, ossia, Heyjoe, anche protagonista del romanzo, Spino, Ruscio e PriPri. Tutti hanno la loro dose di dolcezza e di cattiveria, di menefreghismo punk e di convinta lotta per una società anarchica e libertina. Insomma, questi rivoluzionari sono pronti a cambiare il mondo in una zona d’Italia dove la musica, la cultura e la vitalità vengono demolite. A questa lotta spirituale di classe abbiamo partecipato tutti e, ahinoi, chi più e chi meno si è leccato le ferite una volta compreso che l’antisistema è in un certo qual modo parte del sistema.

Anche i nostri eroi sono cani che si mordono la coda, sospesi in questo circolo vizioso, in cui, però, credono di essere padroni del loro destino. Soprattutto, Heyjoe, mollato dalla sua ragazza, la quale ha deciso di andare nella promettente Milano per diventare giornalista e per amare un rampante professionista. Che brutto affronto per un anarchico, da una parte tradito ma dall’altra ancora più impegnato nella sua lotta contro il perbenismo. Ed ecco lo scontro con un provincialismo che non cambia mai, che emigra con tutta la zavorra. Ecco anche lo scontro tra il Punk, che fa del Salento un quartiere londinese, e la tradizione della Taranta, due mondi così separati ma che parlano lo stesso linguaggio.

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Come detto prima, il linguaggio di Izzo è ironico, ma di quell’ironico tendente al disincanto, a quell’atteggiamento tipico punk-alternative-rompi-scatole che ogni persona ha provato nel momento in cui ha scelto di andare controcorrente. Nonostante tutto, c’è il ritorno a casa, alle origini, alla comfort zone che ci riconsegna alla quotidianità. Non so se sia un bene o un male o semplicemente una resa incondizionata, certamente, ha qualcosa di romantico che Izzo ha saputo mettere in luce. Alla fine, la band riuscirà a incidere un disco. Una sorta di album testamento, ricordo indelebile sul quale i nostri eroi penseranno e piangeranno vent’anni dopo. Insomma, un libro molto anarchico che vi farà tornare indietro di parecchi anni.

Martino Ciano

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