Racconti di sabbia – Rivogliamo un amore da Nokia 3330

La rubrica di racconti brevi di Angelo Deiana per L’Arenone. Pillole da mandar giù in pochi minuti, una tantum, per spezzare il tran tran della quotidianità.

Racconti di Sabbia #17: Rivogliamo un amore da Nokia 3330 [tempo di lettura: 3 minuti]

 

Premessa: questo non è un racconto. Però va be’. Procediamo

Che prima quando eravamo felici mica facevamo tutte queste foto…
Da quando i telefoni hanno riserve infinite di memoria, scattiamo a più non posso, accumuliamo decine di giga di foto e centinaia di cartelle. Non sapendo che la pagheremo cara, dopo. Facciamo selfie mentre ci baciamo, facciamo foto nel posto più bello del mondo che in quel momento è il posto più bello del mondo solo perché ci stiamo con lei, e facciamo foto prima di addormentarci, o appena svegli, o dopo aver fatto l’amore, e lo sappiamo solo noi che quella volta avevamo appena fatto l’amore prima di fare click. E poi ci sono le foto che capiamo a posteriori. Cioè quelle che quando le riguardiamo ci danno l’idea che felici lo eravamo davvero, anche se in quel momento, magari, non ci rendevamo nemmeno conto di quanto lo fossimo. Sostanzialmente perché stavamo vivendo e non pensando. E quelle sono le foto normali. Che normali non vuol dire nulla, ma si intende le foto della quotidianità, cioè mentre lei è sulla tazza del cesso, o mentre sta mettendo su la moka e le abbiamo fatto una foto così, tanto per scherzo, oppure perché ci sembrava proprio bella in quel momento, ancora assonnata e con l’alito della notte mentre metteva su la moka a prima mattina. E poi ci sono anche le foto con le facce storte, la testa spettinata, mezzi nudi, quelle che se poi le pubblichiamo mettiamo come hashtag #scattirubati.

Abbiamo telefoni pieni, dunque, di foto e ricordi, di selfie e baci, di pigiami e paesaggi mozzafiato che sono belli solo perché i paesaggi mozzafiato fanno da sfondo al suo sorriso di trequarti.
Ma prima quando eravamo felici mica facevamo tutte queste foto…
È forse per questo che quando ci si lasciava, prima, si soffriva di meno. Era più facile.

Non c’erano cento giga di foto da riguardare. Perché poi quando ci lasciamo, pure se decidiamo di cancellarle tutte dalla memoria del telefono per non rivederle più non è che facciamo “seleziona tutto” e poi elimina. Solo pochissimi valorosi riescono nell’impresa. E sono quelli che invidio di più. Perché invece io sono uno di quelli che se le riguarda tutte. E magari lo fa sdraiato sul letto, mentre dal pc esce una playlist struggente che addolcisce e amareggia tutto, anche se “amareggia” è una parola proprio strana.
E poi come va a finire? Che dopo che le hai riviste tutte nemmeno le cancelli. Decidi tutt’al più di toglierle dal telefono e di trasferirle su un hard disk esterno. Ma siccome hai ancora un briciolo di amor proprio, e capisci che troppo male non puoi farti, le metti tutte in una cartella con la chiave di sicurezza, dove inserirai una password complicatissima (volendoti autosabotare) mentre dirai a te stesso che se te la ricorderai è destino che potrai rivedere quelle foto, se non te la ricorderai vorrà dire che è destino che quelle foto non devi rivederle più… Ma mentre fai questa operazione complicatissima, da artificiere che sta per tagliare il filo sbagliato e saltare in aria, pensi che tanto hai un amico hacker che se un giorno volessi riaprire quella cartella ma non ricordi più la password il modo di salvarti, lui, lo trova sicuramente. È in quel momento che capisci di essere un inguaribile nostalgico.

E allora pensi anche che sì, prima quando eravamo felici mica facevamo tutte queste foto. E forse era meglio. Non consideri nemmeno il fatto che però adesso tutte queste foto di quando eravamo felici diventeranno buone per quando saremo vecchi – e saremo invecchiati insieme – e potremo riguardarle tutte, che collegheremo gli smartphone ai proiettori e le vedremo in formato gigante – anche se sgraneranno un po’ perché compravamo sempre telefoni che costavano non più di 150 euro – sulla parete di case mettendo e togliendo gli occhiali a seconda dei casi. A questa cosa non ci pensiamo, no, perché ci siamo lasciati e la prospettiva di un amore lungo, felice e da “per sempre” non rientra più nelle nostre prospettive.
È per questo che mentre trovi la password complicatissima con cui chiudere un altro capitolo della tua vita che è stata felice solo a posteriori perché prima mi sa che non te ne eri reso tanto conto, è per questo che ti fai una promessa. E te la fai dopo aver spento il pc e aperto un vecchio cassetto. Nel cassetto ci trovi un vecchio caricabatterie e un Nokia 3330. La promessa è questa: se mi innamorerò di nuovo, utilizzerò solo il 3330. E mi sforzerò di immortalare i momenti di felicità solo nella memoria interna del mio smartcervello. E giocherò a Snake, cazzo.

 

Ti sei perso il racconto precedente? Eccolo: Racconti di sabbia – Un treno per Cascais

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