La mia piccola (grande) storia d’amore

Era bastato un solo sguardo in quella torrida estate del 2011. Ci eravamo appena annusati. Io camminavo per un verso. E tu te ne andavi per l’altro. I miei occhi nei tuoi. I tuoi nei miei. Groppo al cuore.

Si, lo avevamo capito entrambi di essere fatti l’uno per l’altra. Anche se io ero un semplice ragazzo di bottega e tu una vanitosa signorotta dalle eccessive pretese. Con tutti i tuoi accessori e le tue unghie smaltate.

Poi il destino, baro come da copione. Lontani. Troppo. Vite parallele che non si incrociano mai. A fari spenti nella notte. A tutto gas di giorno. Ma mai più vicini. Mai più incrociati.

Lo ammetto, ti ho pensato spesso nel passare lento degli anni. E voglio credere che anche tu hai fatto lo stesso. Perché quando scocca l’amore non esiste barriera. Gli ostacoli si sgretolano. I pistoni restano sempre caldi. E in cuor tuo sai che prima o poi succederà. Prima o poi il tuo sogno diverrà realtà.

E così l’altro giorno mi chiama un amico, Pino. Fuori la pioggia. In casa all’improvviso fiorivano margherite.

 

Sai, l’ho incontrata.

Veramente? E dove?

Viaggiava senza meta in un paesino di 2000 anime a pochi chilometri da Marsiglia.

Parto.

Ma non dire cavolate.

Vado. La voglio recuperare.

Ma se era ed è anche brutta. Che adesso c’ha pure qualche acciacco.

Non mi importa. Sarà mia.

 

E così mi organizzo. Biglietto aereo. L’amico Pino mi segue sconvolto. Partenza prima dell’alba. Volo ore sette. Colazione a Marsiglia. E poi tocca di capire come ci si arriva, in questo dannato paesino. Troppo cari, i taxi. Troppa perdita di tempo arrivare nel cuore della città per cercare un bus che non sappiamo nemmeno che numero ha. Però c’è un algerino. Dice che fa il Caronte abusivo. Porta le anime dove devono andare. Contrattiamo. Chiudiamo. Si parte.

Arrivo amore.

Ed eccoti, finalmente. Sei di spalle e non mi vedi. Hai addirittura indosso il tuo vecchio vestito, quello viola lucido. Coi brillantini. Non lo immagineresti mai che mi son fatto quasi mille chilometri per te.

Sei un po’ giù, certo. Va a capire come ti tratta quello. Tranquilla però, ti tirerò io a lucido. Ma prima devo affrontarlo. Eliminarlo. Prima deve comprendere che ora sei mia. E che così sarà per sempre. Deve avvenire il passaggio.

Lo prendo per le spalle. Lo porto di là, che non ci veda nessuno. Il bastardo capisce e per andarsene con la coda tra le gambe mi chiede addirittura dei soldi. Vigliacco. Pino mi tiene, che sennò lo ammazzo. Gli tiro a terra delle banconote. Le raccoglie e se ne torna a casa. Vile.

E in quel preciso momento ti giri, eccoti. Mi riconosci all’istante, ne ero certo. Tutti e due ammaccati, già. Ma la chimica è la stessa del 2011. Di quell’estate.

Tra tante ho scelto te. E tu mi hai aspettato, a modo tuo. Seppur lontana. Possiamo tornare a casa insieme, ora. Possiamo vivere la vita che abbiamo sempre voluto. Il nostro sogno è realtà.

Salgo sul sedile. Regolo lo specchietto retrovisore. Sistemo la cintura di sicurezza. Accendo la radio. Inforco gli occhiali. Pino è lì con noi. E tu sei finalmente tu. Finalmente mia.

Ti accendo, lo sento. E altro che da rottamare, hai il profumo e il ruggito di allora.

Andiamocene. È il momento. Voglio godermi l’attimo. Che poi già lo so che agli altri non piacerai. Mi prenderanno per il culo. Me le diranno di tutti i colori. Ma non importa. Perché io ti amo, mia dolce dolcissima… Nissan Cube.

E in più c’hai anche il tettino panoramico e la telecamera per parcheggiare. Mica cazzi.

* Il racconto é tratto da una storia vera

** Nessun francese é stato picchiato (forse)

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