25 febbraio, buon compleanno Mamma

No. Non l’ho mai tagliato. Il cordone ombelicale che da 43 anni mi lega a mia madre. Un legame stretto, quasi morboso. Rafforzato negli anni. E più passa il tempo e più mi sento figlia. In certe situazioni bambina. La bambina di tanti anni fa che ha bisogno di quelle certezze che solo una madre può dare. Quelle certezze di entrare in casa e ritrovare quel porto sicuro. Quel posto sicuro. Quel riferimento certo. Quella stella polare che ti riporta in un luogo a te caro. Quella certezza che solo quando sei con tua madre ti senti a casa davvero. Quelle parole che seppur risentite mille volte, ti fa piacere ascoltare, perché in fondo nei hai bisogno. Quelle raccomandazioni su come vestirti in certe giornate d’inverno, quando fa freddo. Quei consigli su cosa e quanto mangiare quando vai di fretta. Quel bisogno di condividere con lei una parte della tua giornata. Parlarle delle tue conquiste. Delle tue delusioni. Delle tue gioie. Dei progressi della nipotina. Che da un paio di giorni ha imparato a chiamare nonna. Quel bisogno di andare da lei anche solo per un saluto. Quel bisogno di telefonarle dopo cena, per salutarla prima di andare a dormire. Per darci la buonanotte. Per sentire “quella carezza della sera”.

Ti piace ascoltarla di tanto in tanto, mentre per la centesima volta ti racconta pezzi della sua vita. Di quando, durante la guerra, è caduta una bomba alla Crocetta che ha scaricato il suo palazzo, e lei, di poco più di un anno, solo due minuti prima era sul balcone. Oppure di quando, sempre da bambina, vinse il concorso come bimba di Viterbo più bella dell’anno. Conserva gelosamente la foto. E in quella foto si nota la grande somiglianza con la nipotina.

Lei dice che non è vero. Che la nipotina è molto più bella. Ma sotto sotto è orgogliosissima quando le dicono che Elsa le somiglia. Le piace parlare di vecchi film, attori. Di vecchie canzoni e programmi. Raccontare pezzi di vita di quando era bambina. Oppure dei primi anni in cui la sua famiglia aveva il negozio al Corso. 

Ricordo la sua emozione il giorno della mia laurea. La sua gioia nel vedere il mio primo articolo firmato. O la mia prima diretta del Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Indimenticabile il suo sguardo quando è nata mia figlia. O la sua gioia quando si è sposata mia sorella. E so già che si commuoverà mentre leggerà questi miei pensieri di oggi. 

Vorresti che tua madre fosse eterna. E solo per una sua influenza vai nel pallone. Figuriamoci per qualcosa di più serio. Ti preoccupi se porta le buste della spesa troppo pesanti, se si stanca troppo. Se non riposa. Vai da lei per sincerarti che stia bene. A volte esageri. Ti arrabbi quando non risponde al telefono. Diventi addirittura noiosa. Ne sei consapevole. Ma non ti importa. E soprattutto non puoi farci niente. Ti becchi le sue prediche perché la tratti come se fosse una ragazzina. Come se fosse lei la figlia e tu la madre. Vorresti proteggerla da tutto. Soprattutto dal passare del tempo. Dal trascorrere degli anni. Che vanno avanti. Per tutti. Anche per lei. Oggi è di nuovo il 25 febbraio. Nonostante i suoi acciacchi, è sempre lei la roccia della famiglia. Buon compleanno Mamma!

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